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Spiritualità

La storia del Rosario

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Massimo Introvigne - Centro Culturale "Gli Scritti" - pubblicato il 20/08/18

Nel 1977, tuttavia, Andreas Heinz[4]ha scoperto un manoscritto con un Rosario meditato precedente di oltre cento anni rispetto a quello di Domenico di Prussia – e apparentemente ignoto a quest’ultimo, nonostante la prossimità geografica –, recitato dalle suore cistercensi di San Tommaso sulla Kyll, a una quarantina di chilometri da Treviri, intorno al 1300. Ma non è neppure sicuro – osserva l’autrice americana – che il documento scoperto da Andreas Heinz sia davvero il primo Rosario – meditato – in assoluto. Oggi si vanno diffondendo presso gli storici teorie di un terzo tipo, secondo cui il passaggio dai salteri della Beata Vergine Maria al Rosario meditato è un processo dinamico e graduale, a coronamento del quale Domenico di Prussia mantiene un ruolo fondamentale per la diffusione popolare della devozione. La versione del Rosario di Domenico di Prussia era piuttosto diversa da quella che conosciamo oggi. Comprendeva cinquanta meditazioni, una per ogni Ave Maria.

Una lenta fortuna

Per i fedeli più semplici era ancora troppo difficile. Il domenicano Alano della Rupe (1428-1475), fondatore a Douai, in Francia, nel 1470 della prima confraternita del Salterio della Gloriosa Vergine Maria, obiettava che cinquanta Ave Maria erano troppo poche, ne chiedeva almeno centocinquanta, e non amava il nome “Rosario”, adottato, invece, – ma non inventato – dal certosino tedesco, colpevole di ricordare troppo la letteratura mondana che associava la rosa dell’amore profano. Alla fine tuttavia, osserva Anne Winston-Allen, i fedeli assicuravano il successo sia del nome “Rosario” sia di modelli non più complicati, ma più semplici rispetto a quello di DomenicoDove esattamente siano stati adottati per prima gli attuali quindici misteri, cui corrispondono centocinquanta Ave Maria – nonché, quasi fin da subito, quindici Padre Nostro –, è oggetto di dispute fra gli storici. Si pensava che il metodo attuale fosse stato proposto per la prima volta da una delle più antiche opere a stampa sul Rosario, il Salterio di Nostra Signora, pubblicato per la prima volta a Basilea nel 1475[5]e divenuto estremamente popolare nelle sei successive edizioni di Ulm[6]dove quindici incisioni – per altro non accompagnate da una spiegazione scritta – rappresentavano gli attuali misteri con il giudizio universale al posto della gloria del Paradiso o dell’incoronazione di Maria come quindicesimo mistero. Questa sostituzione avverrà lentamente nel corso del Cinquecento.

Tuttavia Stefano Orlandi nel 1965[7] e Gilles Gèrard Meersseman nel 1977 hanno pubblicato gli statuti di confraternite fondate a Firenze nel 1481 e a Venezia nel 1480 che menzionano i quindici misteri, indizio possibile di una pratica italiana più antica, anche se Giovanni d’Erfordia, fondatore della confraternita di Venezia, era a sua volta un domenicano tedesco.

A poco a poco i quindici misteri vengono adottati anche dalle confraternite maggiori: la più importante era stata fondata a Colonia dal domenicano Jakobi Sprenger (1436 o 1438-1495) l’8 settembre 1475, un giorno dopo la morte di Alano della Rupe, e contava fra i suoi primi membri l’imperatore Federico III. La storia delle confraternite del Rosario rappresenta un fenomeno sociale affascinante: in pochi anni arruolano centinaia di migliaia, forse milioni, di membri di tutte le classi sociali, e il loro carattere internazionale e autonomo suscita le lamentele di chi le considera un elemento capace di fare concorrenza al sistema delle parrocchie e delle diocesi: le controversie odierne in tema di movimenti, come si vede, non sono poi così nuove.

L’anticipo di una riforma

La storia raccontata da Anne Winston-Allen è, fino a questo punto, la storia di un successo di cui si avrebbe torto a sottovalutare, secondo la studiosa americana, la qualità spirituale, spesso tutt’altro che disprezzabile. Il lettore protestante, che ha familiarità soprattutto con le feroci polemiche di Lutero contro il Rosario meno di cinquant’anni dopo la fondazione della confraternita di Jakob Sprenger, solleverà facili obiezioni.

Certo, osserva Anne Winston-Allen alcune deviazioni facilmente attaccate da Lutero si erano effettivamente verificate in Germania, come la pratica, ammessa da alcune confraternite, secondo la quale i più ricchi potevano pagare terzi per recitare il Rosario al loro posto e lucrare comunque i relativi benefici e indulgenze. Ma sarebbe sbagliato considerare le deviazioni come uniformemente diffuse. D’altro canto il Rosario s’inserisce nelle case religiose all’interno della riforma detta “osservante” del Quattrocento, un fenomeno che tocca tutti i maggiori ordini religiosi, che si propone di reagire ad alcuni degli stessi abusi più tardi denunciati da Lutero e anticipa così la Riforma cattolica. Se il Rosario recitato a pagamento per conto terzi corrisponde a una “teologia delle opere” che stupisce per la sua rozzezza, il successo del Rosario non nasce da questi abusi ma dal desiderio dei laici di meditare in modo ordinato e sistematico sulla storia della salvezza.
Il poco che si chiedeva ai più – un quarto d’ora di preghiera meditata al giorno –, conclude la studiosa americana, rispetto al molto che le confraternite promettevano, attirava paradossalmente l’attenzione – in un modo, forse, ormai estraneo alla mentalità di Lutero – proprio sulla centralità della fede e sulla gratuità della grazia. Sono questi i motivi per cui il Rosario ha resistito alle critiche dei suoi detrattori e agli stessi abusi di certi suoi incauti promotori, conservando nella pietà cattolica quel ruolo che ha ancora ai nostri giorni.

Note al testo

[1] Anne Winston-Allen, Stories of the Rose. The Making of the Rosary in the Middle Ages, Penn State University Park (Pennsylvania) 1997. Salvo indicazione diversa tutte le informazioni nel testo sono tratte da questo volume.

[2] Cfr. Thomas Esser, Unserer lieben Frauen Rosenkranz [“Il Rosario della Madonna”], Schöningh, Paderbon, 1889.

[3] Cfr. Don Franz Michel Wuillam, Die Geschichte und Gebetsschule des Rosenkranzes [“La storia e la scuola di preghiera del Rosario”], Herden, Vienna 1948 (trad. it. Storia del Rosario, trad. it. e prefazione di Rodolfo Paoli, con tre tavole fuori testo, Orbis Catholicum, Roma, 1951).

[4] Cfr. Andreas Heinz, Die Zisterzienser und die Anfänge des Rosenkranzes [“I cistercensi e le origini del Rosario”], in Analecta Cisterciensia, vol. 33, pp. 262-309, 1997.

[5]Dis ist Unsert lyeben frowen Rosenkrantz und wie er von ersten offkummen [“Questo è il Rosario di Nostra Signora e com’ è sorto la prima volta”], Flach, Basilea, 1475.

[6] A partire da Vnser lieben Frauen Psalter [“Il salterio di Nostra Signora”], Dinckmut, Ulma, 1492.

[7] Cfr. Stefano Orlandi (a cura di), Libro del Rosario della Gloriosa Vergine Maria, Centro Internazionale Domenicano Rosariano, Roma, 1965.

QUI L’ORIGINALE

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