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Il Coro angelico dei Cherubini

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Shutterstock-James Steid

don Marcello Stanzione - pubblicato il 19/08/18

Misteriose creature presso Ezechiele, adolescenti d’una rara bellezza presso Santa Camilla Battista da Varano, i Cherubini – quale che sia la forma che rivestono – sembrano dover intervenire nei momenti più importanti della vita interiore dei loro protetti, il che spiega l’attitudine austera che vede in loro Mechthild Thaller:” I Cherubini sono le spade di Dio. Essi sono rivestiti di pura e scintillante luce; il loro volto è serio; esso offre una certa rassomiglianza con quello di San Michele. Sono cinti di fuoco; la loro destra tiene una spada di fuoco. La loro corona è fatta di raggi di sole”.

L’impressionante “personaggio celeste” – non un fanciullo, sicuramente – che, il 5 agosto 1918, operò la transverberazione di Padre Pio, era un Cherubino? Il santo cappuccino non lo precisa: “Sentivo i nostri ragazzi in confessione nella serata del 5, quando, di colpo, fui pieno d’un estremo terrore alla vista di un personaggio celeste che si presentò alla vista della mia intelligenza. Egli aveva in mano una specie di strumento, simile a una lunghissima lama di ferro dalla punta ben affilata, e pareva che del fuoco uscisse da quella punta. Vedere tutto ciò ed osservare quel personaggio lanciante con tutte le sue forze quella lancia nell’anima mia, fu una sola e stessa cosa. Con grande pena emisi un lamento, mi sentii morire. Dissi al ragazzo (che confessavo) di ritirarsi, poiché stavo male e non sentivo più la forza di continuare. Quel martirio durò, senza interruzione, fino al mattino del 7. Quello che soffrii durante quel periodo così doloroso, non saprei descriverlo. Non smettevo di vedere le mie viscere strappate e tratte fuori di me da quello strumento, e tutto era messo a ferro e fuoco. Da quel giorno, io sono stato ferito a morte. Sento nel più intimo dell’anima mia una piaga sempre aperta, che non smette di farmi languire”.

I Cherubini e la liturgia

La storia della salvezza è la storia dell’attività salvifica di Dio per l’umanità. Nel Vecchio Testamento questo mistero aveva una dimensione spazio-temporale, nella misura in cui l’Arca dell’Alleanza, Gerusalemme e persino l’intera Terra Promessa sono repliche e controparti della realtà celestiale. All’interno di queste dimensioni gli angeli sono figure importanti, sono messaggeri speciali e i ministri di Dio. Grande è la dignità attribuita ad essi: sono i “figli di Dio” (Gb 1,6; 2,1; 38,7; Sal 29,1; 89,7), i “santi” (Gb 5,1; 15,15; Sal 89,6. 8), sono membri della corte divina e persino sono definiti con un titolo generico della divinità “Elohim”. Gli angeli e seguono gli ordini divini. Forse ci si avvicinerebbe di più alla realtà della situazione dicendo che i nomi riflettono e sono essi stessi una conseguenza del ruolo e della funzione che essi assolvono nel rapporto di Dio con l’uomo.




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Poiché il punto focale dell’interesse sta nel contatto di Dio con l’uomo, non sorprende che solo pochissimi testi trattino della liturgia angelica davanti a Dio. Dove si fa menzione della preghiera agli angeli, ciò di solito è in relazione con la liturgia dell’uomo.
Liturgicamente, per lo stesso fatto che l’acme dell’intera liturgia dell’Antico Testamento era centrata sulla sacra propiziazione tra i Cherubini, è implicito che i Cherubini stiano in qualche relazione con la liturgia. È vero che nell’Arca dell’Alleanza erano semplici figure dorate, ma figure plasmate precisamente secondo il modello celeste mostrato a Mosè sulla montagna (cfr. Es 25,40; Eb 8,5). Per questa ragione essi sono importanti dal punto di vista teologico; specie se si considera quanto pochi fossero gli oggetti presenti nel Sancta Santorum.
Certamente essi non sono presenti per ricevere venerazione, ma piuttosto per renderla. Il biblista statunitenseWilliam Heidt associa questa presenza con la loro funzione di vigilanza sui sacri misteri del Giardino dell’Eden (cfr. Gn 3,24). E afferma: “Nel tabernacolo di Israele e nel tempio continuano a svolgere il loro ruolo di adorazione e di vigilanza nel Sancta Sanctorum”.
In un’epoca più tarda le figure del tempio scolpite lasceranno il posto alla missione spirituale di Ezechiele che vede i Cherubini come i custodi del carro della gloria divina (cfr. Ez 1,15-28; 9,3; 10,4). Infatti essi custodiscono Dio stesso (10,20). In queste visioni, tuttavia, non si tratta di adorazione e preghiera. Israele e Giuda si sono corrotti (cfr. Ez 8,3-17), si sono dimostrati indegni della presenza della gloria divina. Per questa ragione la gloria divina ha abbandonato il tempio (cfr. Ez 10,18-22; 9, 3) e Gerusalemme (Ez 11,22-25). Per la stessa ragione, nello stesso atto della dipartita, Dio ordinò mediante i Cherubini una severa purificazione del tempio e di Gerusalemme. Più tardi, dopo che il tempio fu ripristinato, la gloria di Dio ritornò sul tempio sulle ali dei Cherubini (cfr.. Ez 43,3) allo scopo di convivere ed essere onorato dagli eletti.
La relazione dei Cherubini con la liturgia non è ulteriormente specificata nel Vecchio Testamento. La funzione liturgica dei Cherubini in unione con l’uomo sarà portata a buon fine nell’Apocalisse dove i quattro esseri viventi, oltre a supervisionare le purificazioni in qualche maniera (cfr. Ap 15,7; 6,1. 3. 5. 6. 7), godono di una funzione guida nella liturgia celeste (cfr. Ap 4-5; 7,11; 19,4).

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