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Le forze che muovono la storia sono le stesse che rendono l’uomo felice

Meeting Rimini 2018
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«Chi è l’uomo che vuole la vita e desidera vedere giorni felici?». La domanda campeggia nel Prologo della Regola di san Benedetto, e segna proprio l’inizio di tutto quell’impressionante cammino di umanizzazione e civilizzazione del mondo che è stato capace di costruire l’Europa, di fronte alla decadenza della grande tradizione greco-romana e alla violenza barbarica.

L’ha ricordata di recente Papa Francesco nel suo “Discorso sull’Europa” di fine Ottobre 2017. Un singolo uomo riscopriva, nella sua esperienza personale, che il punto decisivo di tutta la storia, dello spazio e del tempo, stava nell’attesa della felicità. Un’attesa che rinasceva, instancabile, dall’incontro con una Presenza umana nuova, strana, irriducibile alla somma delle mere capacità dell’uomo. Uno sguardo diverso che, guardandoci, ci fa vedere tutto in modo diverso, positivo, libero.

Non è forse la domanda che sentiamo urgere in ogni nostra mossa? quella che determina i progetti e i tentativi della vita, a livello personale e sociale, culturale e politico, economico e scientifico? Non è quell’attesa che sostiene le nostre costruzioni, e che riemerge anche al fondo di tutte le nostre delusioni?

Anche oggi, nella situazione planetaria di incertezza e di violenza che segna il nostro mondo, queste domande disarmanti costituiscono la nostra vera, grande risorsa. Esse si ridestano soprattutto imbattendoci in avvenimenti significativi per l’esistenza: l’incontro con persone e fatti storici particolari, che ci testimoniano di che pasta è fatta la realtà. Non qualcosa di minaccioso da cui difendersi o qualcosa di deciso a priori da noi, e imposto agli altri, ma uno spazio in cui scopriamo tutta la sfida di ciò che è “altro” da noi, e un tempo in cui possono nascere e svilupparsi rapporti diversi tra le persone, e tra le persone e le cose. Non per far fuori qualcuno o qualcosa, ma per godere di ciò che scopriamo in comune tra noi. Qualcosa di gratuito che attraversa i nostri progetti, e dona loro quella libertà e quell’umiltà – verrebbe da dire, quella “povertà” – che permette un guadagno condiviso.

Come una volta ha notato don Giussani, «La soluzione dei problemi che la vita pone ogni giorno non avviene direttamente affrontando i problemi, ma approfondendo la natura del soggetto che li affronta». Questo è il punto infuocato che resta sempre aperto: che cosa rende davvero concreto, incidente e utile il nostro impegno per risolvere le questioni che affrontiamo tutti i giorni, dalla sfera individuale a quella mondiale? Che cosa cerchiamo veramente per noi e per le persone cui siamo legati?

A queste domande possono rispondere soltanto dei testimoni, perché è quando uno vede accadere qualcosa veramente all’altezza del suo desiderio di felicità che si chiarisce il giudizio su ciò che gli sta di fronte e si accende la sua vera responsabilità, vale a dire ciò a cui è chiamato. E il Meeting, approfondendo il metodo con cui è nato e si è sviluppato in quasi quarant’anni, proporrà soprattutto l’incontro con testimoni del mondo economico, politico, sociale, scientifico, artistico e storico, approfondendo gli ambiti della quotidianità di tutti, dalla salute al lavoro, dalla mobilità all’innovazione. Mettendo a tema vicende umane che, a volte in sordina e apparentemente con poco rilievo, pongono semi di novità destinati a fiorire, a creare nuovi orizzonti di conoscenza.

E, ancora una volta, dialogando con esperienze e culture diverse, intercettando le domande dell’uomo di oggi, a partire soprattutto da quelle delle giovani generazioni. Seguendo l’ipotesi affascinante che forse sono proprio le forze che possono renderci felici quelle stesse che possono muovere la storia, con tutto il tempo e la pazienza che occorrerà.

QUI L’ORIGINALE

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