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La carica dei centenari

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Le sfide poste dall’aumento dell’aspettativa della vita

Anche se dal 2014 al 2015 è stato registrato in Europa un piccolo calo — in media da 80,9 a 80,6 anni (per le donne da 83,6 a 83,3 anni, mentre tra gli uomini da 78,1 a 77,9 anni) –, nel periodo 2010-2015 l’aspettativa di vita alla nascita è salita nei tre Paesi europei con la maggior ratio di ultracentenari: da 81,8 a 82,4 anni in Francia, da 82,2 a 82,7 anni in Italia e da 80,6 a 81,1 anni in Grecia.

Per quanto riguarda l’aspettativa di vita a 65 anni (cioè il numero medio di anni che restano da vivere ad una persona avendo raggiunto i 65 anni), questa differenziava nel 2015 da 14 anni in Bulgaria a 19,4 anni in Francia per gli uomini, e da 17,6 anni in Bulgaria a 23,5 anni in Francia per le donne, così evidenziano i dati Eurostat.

Le sfide

Come osserva El País in un articolo pubblicato domenica 12 agosto, la maggiore aspettativa di vita, “condivisa da sempre più persone”, è celebrata dalla comunità scientifica come “un traguardo nella battaglia dell’umanità contro la morte”. Essa solleva però anche molte questioni, continua il quotidiano, come ad esempio le disuguaglianze e la solitudine, “due mali specialmente associati a questa età”.

Ha fatto scalpore infatti la notizia che proprio in Giappone un numero crescente di anziani commette reati minori, nella speranza di essere arrestati e di trascorrere un periodo dietro le sbarre. Dal 1980 al 2015, spiega il sito Blastingnews, il numero di anziani che vivevano da soli è aumentato in Giappone più di sei volte, fino a raggiungere quasi sei milioni. Nel corso degli ultimi due decenni, il tasso di criminalità tra gli anziani è quasi quadruplicato nel Paese del Sol Levante e oggi una donna su cinque finita dietro le sbarre ha i “capelli bianchi”, continua il sito.

E’ noto l’impatto dell’aumento dell’aspettativa di vita sugli enti previdenziali, che devono erogare pensioni ad un numero di persone in continua crescita (e sempre più longeve) rispetto a coloro che pagano contributi. Per dare un’idea: negli anni ‘50 del XX secolo c’erano 205 milioni di persone over 60enni nel mondo. Nell’anno 2050 invece saranno 2,1 miliardi, così ricorda e avverte El País.

Mentre innalzare l’età pensionabile ha una “logica demografica”, così sostiene l’esperto spagnolo Antonio Abellán, in alcuni luoghi, ad esempio nel Paese Basco e in Finlandia, è stata introdotta una nuova forma di sussidio di base o “reddito minimo universale”. Mentre il nuovo governo italiano sta pensando ad una simile iniziativa, chiamata “reddito di cittadinanza”, nel frattempo la Finlandia ha già deciso di non rinnovare il progetto avviato nel 2017.

Inoltre, anche se numerosi ultrasessantacinquenni vorrebbero continuare a lavorare anche dopo il pensionamento — il 57% secondo un sondaggio realizzato dal gruppo olandese Aegon, attivo nel settore delle assicurazioni vita e delle pensioni –, molti vengono espulsi dal mercato del lavoro ancora prima di arrivare all’età della pensione. Come scrive El País, la disoccupazione è infatti in aumento tra gli over 50enni e trovare un nuovo impiego risulta più difficile per questa categoria.

Contro la cultura dello scarto

Quindi, se per molti anziani la “vecchiaia” si presenta come una sorta di “terra incognita”, una cosa sembra certa, così suggerisce il quotidiano spagnolo, che cita una nota frase del libro Leviatano (1651) del filosofo inglese Thomas Hobbes: se c’è qualcosa di peggiore che una vita “solitaria, misera, sgradevole, brutale e breve” è proprio vivere una vita solitaria, misera, sgradevole, brutale e… lunga.

Gli anziani, sempre più longevi, rischiano quindi di finire come prodotto di scarto di una società “programmata sull’efficienza”, così avvertì papa Francesco durante l’udienza generale di mercoledì 4 marzo 2015.

“Una cultura del profitto insiste nel far apparire i vecchi come un peso, una ‘zavorra’. Non solo non producono, pensa questa cultura, ma sono un onere” e quindi “vanno scartati”, disse il Pontefice. “In una civiltà in cui non c’è posto per gli anziani o sono scartati perché creano problemi, questa società porta con sé il virus della morte”, continuò il Pontefice, che aggiunse: “Se noi non impariamo a trattare bene gli anziani, così tratteranno a noi.”

*

1] Essendo nata secondo le fonti giapponesi il 4 agosto dell’anno 1900, Nabi Tajima apparteneva quindi ancora al XIX secolo, iniziato infatti il 1° gennaio 1801 e conclusosi il 31 dicembre 1900.

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