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Quante volte ci siamo illlusi che qualcosa e non Qualcuno potesse regalarci la felicità?

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“Questo desiderio di felicità ce l’ha messo Lui nel cuore, e solo Lui può colmarlo, ma allora perché non lo fa e basta, invece di lasciarci questa libertà a causa della quale la maggior parte delle volte andiamo a sbattere contro un muro, e ci facciamo anche male?”

Un momento nel quale non ci può essere confusione, un momento nel quale veniamo chiamati in modo piuttosto esplicito (almeno quelli un po’ duri, come me, richiedono pazienza e chiamate reiterate nel tempo, possibilmente a cadenza breve).

Un momento tipo la scena del crocifisso di San Damiano che chiede al giovane Francesco di riparare la sua casa.

Va bene, Francesco non comprende proprio correttamente il messaggio, ma credo che il Signore debba accertarsi che la sua richiesta ci porti troppo fuori strada. Insomma Francesco ripara le mura della chiesa e solo dopo capisce cosa intendesse veramente il Signore, però la sua interpretazione non poteva essere troppo distante da quello che il Signore voleva veramente. Voglio dire, credo che il Signore non gli avrebbe detto qualcosa che poteva essere interpretato come “Torna in guerra e ammazza più che puoi”, il messaggio doveva essere abbastanza chiaro.

Quello che intendo è che non tutti sentiamo crocifissi di legno che parlano (e per fortuna!), ma credo che a ognuno di noi, a un certo punto della vita, il Signore debba manifestare più o meno chiaramente il suo desiderio di renderci felici, debba farci un po’ spiare nei cieli e dare una sbirciatina al paradiso, perché solo intuendo un poco cosa ci aspetta possiamo decidere in piena libertà se aderire al suo disegno, o voltargli le spalle.

L’unico problema, forse, è se in quel momento siamo distratti, se stiamo mandando faccine e pollici alzati su un gruppo whatsapp, se siamo impegnati a farci un’overdose di serie tv, se ci abbuffiamo di cioccolata fondente come se non esistesse un domani…

Davvero, credo che il Signore ci abbia fatti liberi, liberi di dire di no, ma anche liberi di dire di sì. Quindi forse dobbiamo avere la pazienza di aspettare il momento in cui Lui deciderà di mostrarsi a noi, oppure ripensare ai momenti della nostra vita in cui si è manifestato, in cui ci ha chiamati, in cui abbastanza palesemente ci ha fatto assaggiare il cibo di vita eterna che ha preparato per noi, perché non può essere vero che non l’ha mai fatto, almeno una volta, con ciascuno.

Non saremmo liberi di dirgli di sì.

Una piccola nota per mia sorella, la quale a valle della nostra conversazione mi ha chiesto cosa abbia detto il Signore a me, in quale modo così evidente si sia manifestato. Ci ho pensato, alla risposta da darle, e credo che il Signore mi abbia detto più o meno questo:

“Se continui a ribellarti alla tua sofferenza, non te ne libererai mai, e soffrirai e basta.
Se invece la accogli, non te ne libererai lo stesso, ma questa sofferenza diventerà feconda.
Per te stessa, prima di tutto, e per la tua famiglia.
E poi, forse, se saprai farti strumento nelle Mie mani, anche per altri.
Prova.
Non ti toglierò la tua sofferenza ma ti farò scoprire che essa è abitata da Me, e tu sarai lieta”.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE

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