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Quante volte ci siamo illlusi che qualcosa e non Qualcuno potesse regalarci la felicità?

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Pixabay

Piovono Miracoli 2.0 - pubblicato il 17/08/18

"Questo desiderio di felicità ce l’ha messo Lui nel cuore, e solo Lui può colmarlo, ma allora perché non lo fa e basta, invece di lasciarci questa libertà a causa della quale la maggior parte delle volte andiamo a sbattere contro un muro, e ci facciamo anche male?"

di Anna Mazzitelli

È un bel po’ che penso di scrivere qualcosa riguardo il libero arbitrio, riguardo la libertà che noi uomini abbiamo, libertà alla quale Dio tiene tanto, da decidere di non rivelarsi in maniera troppo evidente, per non bruciarla.

Naturalmente non sono in grado di scrivere niente di illuminante, ma siccome ne parlavo qualche giorno fa con mia sorella, come spesso faccio provo a scrivere, anche per mettere ordine alle idee, perché capita di avere un’intuizione che resta lì, accoccolata in uno spazietto del cervello, ma poi quando cerchi di condividerla non riesci a farti capire, perché non l’hai coltivata abbastanza.

Dio ci ha creati liberi. E fin qui ci siamo.

In cosa consiste la nostra libertà?

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Beh, se Dio ci ha creati perché ci ama, molto probabilmente desidera che anche noi amiamo Lui, se ci ha creati per renderci felici, ci ha dato questa benedetta libertà affinché possiamo essere felici veramente, fino in fondo, felici come Lui.

E proprio attraverso questa libertà ci lascia scegliere come fare per raggiungere la felicità.

E qui cominciano i problemi, perché a volte si sbaglia mira, si guarda altrove, ci si illude che qualcosa – e non Qualcuno – ci potrà regalare questa felicità, la cui ricerca travalica spazio e tempo ed è il denominatore comune a tutti gli uomini da Adamo in avanti.




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E che noi vogliamo essere profondamente felici è un dato di fatto. Quest’anno, durante il primo incontro di catechismo con bambini di 9 anni, ho chiesto: “Come volete che sia la vostra vita, cosa desiderate di più?” e un bambino che fino a quel momento non aveva fatto che divincolarsi e dare fastidio ha risposto: “Io voglio una vita bellissima, cioè felicissima!”.

Non “voglio fare il calciatore”, non “voglio un sacco di soldi”, non “voglio guidare la Ferrari”…

Voglio una vita felicissima.

Questo desiderio di felicità ce l’ha messo Lui nel cuore, e solo Lui può colmarlo, ma allora perché non lo fa e basta, invece di lasciarci questa libertà a causa della quale la maggior parte delle volte andiamo a sbattere contro un muro, e ci facciamo anche male?

Non lo so.

Però credo che se Lui ci lascia liberi di dirgli di no, permettendoci di costruire delle torri di Babele che ci fanno credere di poter fare da soli, se ci permette di sbagliare mira, di prendere strade sbagliate che ci faranno solo girare attorno alla nostra solitudine, illudendoci di riempirla con qualcosa, e ci lasceranno invece sempre più soli, se è talmente discreto da non manifestarsi troppo evidentemente, perché allora saremmo costretti ad amarlo, e non saremmo quindi liberi…

…allora deve lasciarci anche liberi di dirgli di sì.

Perché la libertà di dirgli di no è chiara: il mondo offre continue distrazioni, occasioni, tentazioni, inganna con il male travestito da bene, con porte larghe e strade in discesa (mentre Gesù stesso definisce stretta la porta che conduce a Lui)…

Penso che il nostro libero arbitrio consista anche nella libertà di dirgli di sì, ma per poter esercitare questa libertà ci deve essere per tutti, ripeto, per tutti, almeno un momento della vita nel quale sia chiaro come il sole, sia “cristallino” (cit.) che Lui ci ama e ci vuole felici, e che solo in Lui la nostra gioia sarà piena (Gv 15,9-11).

Un momento nel quale non ci può essere confusione, un momento nel quale veniamo chiamati in modo piuttosto esplicito (almeno quelli un po’ duri, come me, richiedono pazienza e chiamate reiterate nel tempo, possibilmente a cadenza breve).

Un momento tipo la scena del crocifisso di San Damiano che chiede al giovane Francesco di riparare la sua casa.

Va bene, Francesco non comprende proprio correttamente il messaggio, ma credo che il Signore debba accertarsi che la sua richiesta ci porti troppo fuori strada. Insomma Francesco ripara le mura della chiesa e solo dopo capisce cosa intendesse veramente il Signore, però la sua interpretazione non poteva essere troppo distante da quello che il Signore voleva veramente. Voglio dire, credo che il Signore non gli avrebbe detto qualcosa che poteva essere interpretato come “Torna in guerra e ammazza più che puoi”, il messaggio doveva essere abbastanza chiaro.

Quello che intendo è che non tutti sentiamo crocifissi di legno che parlano (e per fortuna!), ma credo che a ognuno di noi, a un certo punto della vita, il Signore debba manifestare più o meno chiaramente il suo desiderio di renderci felici, debba farci un po’ spiare nei cieli e dare una sbirciatina al paradiso, perché solo intuendo un poco cosa ci aspetta possiamo decidere in piena libertà se aderire al suo disegno, o voltargli le spalle.

L’unico problema, forse, è se in quel momento siamo distratti, se stiamo mandando faccine e pollici alzati su un gruppo whatsapp, se siamo impegnati a farci un’overdose di serie tv, se ci abbuffiamo di cioccolata fondente come se non esistesse un domani…

Davvero, credo che il Signore ci abbia fatti liberi, liberi di dire di no, ma anche liberi di dire di sì. Quindi forse dobbiamo avere la pazienza di aspettare il momento in cui Lui deciderà di mostrarsi a noi, oppure ripensare ai momenti della nostra vita in cui si è manifestato, in cui ci ha chiamati, in cui abbastanza palesemente ci ha fatto assaggiare il cibo di vita eterna che ha preparato per noi, perché non può essere vero che non l’ha mai fatto, almeno una volta, con ciascuno.




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Non saremmo liberi di dirgli di sì.

Una piccola nota per mia sorella, la quale a valle della nostra conversazione mi ha chiesto cosa abbia detto il Signore a me, in quale modo così evidente si sia manifestato. Ci ho pensato, alla risposta da darle, e credo che il Signore mi abbia detto più o meno questo:

“Se continui a ribellarti alla tua sofferenza, non te ne libererai mai, e soffrirai e basta. Se invece la accogli, non te ne libererai lo stesso, ma questa sofferenza diventerà feconda. Per te stessa, prima di tutto, e per la tua famiglia. E poi, forse, se saprai farti strumento nelle Mie mani, anche per altri. Prova. Non ti toglierò la tua sofferenza ma ti farò scoprire che essa è abitata da Me, e tu sarai lieta”.

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