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Quante volte ci siamo illlusi che qualcosa e non Qualcuno potesse regalarci la felicità?

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“Questo desiderio di felicità ce l’ha messo Lui nel cuore, e solo Lui può colmarlo, ma allora perché non lo fa e basta, invece di lasciarci questa libertà a causa della quale la maggior parte delle volte andiamo a sbattere contro un muro, e ci facciamo anche male?”

di Anna Mazzitelli

È un bel po’ che penso di scrivere qualcosa riguardo il libero arbitrio, riguardo la libertà che noi uomini abbiamo, libertà alla quale Dio tiene tanto, da decidere di non rivelarsi in maniera troppo evidente, per non bruciarla.

Naturalmente non sono in grado di scrivere niente di illuminante, ma siccome ne parlavo qualche giorno fa con mia sorella, come spesso faccio provo a scrivere, anche per mettere ordine alle idee, perché capita di avere un’intuizione che resta lì, accoccolata in uno spazietto del cervello, ma poi quando cerchi di condividerla non riesci a farti capire, perché non l’hai coltivata abbastanza.

Dio ci ha creati liberi. E fin qui ci siamo.

In cosa consiste la nostra libertà?

Beh, se Dio ci ha creati perché ci ama, molto probabilmente desidera che anche noi amiamo Lui, se ci ha creati per renderci felici, ci ha dato questa benedetta libertà affinché possiamo essere felici veramente, fino in fondo, felici come Lui.

E proprio attraverso questa libertà ci lascia scegliere come fare per raggiungere la felicità.

E qui cominciano i problemi, perché a volte si sbaglia mira, si guarda altrove, ci si illude che qualcosa – e non Qualcuno – ci potrà regalare questa felicità, la cui ricerca travalica spazio e tempo ed è il denominatore comune a tutti gli uomini da Adamo in avanti.

E che noi vogliamo essere profondamente felici è un dato di fatto. Quest’anno, durante il primo incontro di catechismo con bambini di 9 anni, ho chiesto: “Come volete che sia la vostra vita, cosa desiderate di più?” e un bambino che fino a quel momento non aveva fatto che divincolarsi e dare fastidio ha risposto: “Io voglio una vita bellissima, cioè felicissima!”.

Non “voglio fare il calciatore”, non “voglio un sacco di soldi”, non “voglio guidare la Ferrari”…

Voglio una vita felicissima.

Questo desiderio di felicità ce l’ha messo Lui nel cuore, e solo Lui può colmarlo, ma allora perché non lo fa e basta, invece di lasciarci questa libertà a causa della quale la maggior parte delle volte andiamo a sbattere contro un muro, e ci facciamo anche male?

Non lo so.

Però credo che se Lui ci lascia liberi di dirgli di no, permettendoci di costruire delle torri di Babele che ci fanno credere di poter fare da soli, se ci permette di sbagliare mira, di prendere strade sbagliate che ci faranno solo girare attorno alla nostra solitudine, illudendoci di riempirla con qualcosa, e ci lasceranno invece sempre più soli, se è talmente discreto da non manifestarsi troppo evidentemente, perché allora saremmo costretti ad amarlo, e non saremmo quindi liberi…

…allora deve lasciarci anche liberi di dirgli di sì.

Perché la libertà di dirgli di no è chiara: il mondo offre continue distrazioni, occasioni, tentazioni, inganna con il male travestito da bene, con porte larghe e strade in discesa (mentre Gesù stesso definisce stretta la porta che conduce a Lui)…

Penso che il nostro libero arbitrio consista anche nella libertà di dirgli di sì, ma per poter esercitare questa libertà ci deve essere per tutti, ripeto, per tutti, almeno un momento della vita nel quale sia chiaro come il sole, sia “cristallino” (cit.) che Lui ci ama e ci vuole felici, e che solo in Lui la nostra gioia sarà piena (Gv 15,9-11).

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