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Perché pregare prima di mettersi a tavola?

PRAY

G-stockstudio / Shutterstock

Morgane Macé - pubblicato il 16/08/18

Proveniente dalla tradizione giudaica e monastica, la preghiera prima dei pasti è un momento privilegiato di orazione domestica, che si svolge all’inizio e alla fine del pasto. Essa permette di ringraziare Dio per i benefici che ci offre.

L’etimologia latina della parola benedicite” significa “benedite” e “dite del bene”: tanto basta a esprimere il senso di questo rituale. In effetti, nella tradizione cristiana recitare il benedicite consiste nel domandare la benedizione di Dio mediante una preghiera, e nel rendergli grazie prima di sedersi a tavola.

Benedire Dio e rendere grazie

Dire il benedicite è una maniera di ringraziare quelli che hanno preparato il pasto e che hanno permesso di riunirsi attorno alla mensa per condividerlo. È un segno di gratitudine: «Con quel gesto si mostra di essere coscienti che non tutto ci è dovuto», spiega padre Éric Millot, vicario della diocesi di Dijon.

Anzitutto apriamo il pasto domandando la benedizione di Dio mediante una preghiera o un canto. Poi, terminato quest’ultimo, si fa un’“azione di grazie”, ovvero un ringraziamento al Signore.

Può essere un canto, una preghiera utilizzata nelle liturgie o ancora la lettura di un passaggio della Parola di Dio.

Poiché il cibo che ci nutre è frutto della creazione, è opportuno ringraziare Dio, che permette ai suoi figli di ricevere il loro pane quotidiano. Aggiunge padre Éric Millot:

Non si può dimenticare che è nel quadro della benedizione giudaica dei pasti che Gesù istituì l’Eucaristia, e in un certo senso ha trasmesso quella tradizione ai cristiani perché non dimentichiamo che ogni nutrimento è dono di Dio.

Un tempo di preghiera e di condivisione in famiglia

Lungo il corso delle epoche, il benedicite fu più o meno praticato. «Gli antichi non avrebbero mangiato senza fare il segno della croce», chiosa il vicario della diocesi di Dijon:

Oggi in seno alle famiglie cristiane c’è una riscoperta del benedicite alla quale sono particolarmente associati i bambini. Ad esempio esistono dei dadi per tirare a sorte una preghiera e di solito i bambini sono molto orgogliosi di recitare la preghiera. C’è in questo un aspetto ludico, e per la vita della famiglia è molto importante pregare insieme prima di mangiare ciò che il Signore ha santificato.

Rispetto ai pasti settimanali consumati in fretta e furia e/o da soli, per forza di cose, ritrovarsi in famiglia è un momento di condivisione essenziale. Prendersi il tempo di pregare insieme prima del pasto apporta allo stesso una dimensione spirituale. È pure un modo di educare i bambini mostrando loro che non gettarsi sul cibo dice un certo saper vivere.

Se il benedicite è un vero tempo di preghiera – precisa padre Éric Millot – non è però formalizzato da regole stringenti e si può lasciare libero corso all’immaginazione, nel chiedere la benedizione di Dio. Ciascuno è libero di ringraziare Dio come meglio crede, alle volte anche con dello humour, come è il caso di certi canti scout.

Compassione e carità

Il benedicite cristiano testimonia pure uno spirito di apertura. Durante questa preghiera bisogna avere un pensiero per i più poveri, e nel corso della stessa se ne può fare menzione. Ricorda padre Éric Millot:

In 1Cor 2, proprio dopo il passaggio sull’eucaristia, san Paolo esprime un sentimento di vergogna all’idea che alcuni banchettino mentre altri hanno fame.

Fare il benedicite permette quindi di avere coscienza della grazia che ci è data, di poter mangiare.

Come ben descrive Jean-Joseph Gaume nell’opera Le Bénédicité au XIXème siècle [Il Benedicite nel XIX secolo, N.d.T.], in altre epoche durante alcuni festeggiamenti religiosi i pasti venivano presi proprio dopo la messa, nel nartece delle chiese, cioè davanti all’ingresso. Nel corso di quei pasti, l’usanza voleva che ciascuno portasse qualcosa e condividesse il proprio cibo con i più poveri. «Il pasto cristiano è diverso dal “pranzo al sacco”, è un momento di convivialità, in cui nessuno è lasciato da parte: questo si presta bene alla preghiera».

[Traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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