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«Lei, signor Montanelli, violentò una bambina di 12 anni?» chiese Elvira Banotti

MONTANELLI,BANOTTI
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Un confronto televisivo intenso in cui la femminista più tosta incastrò il giornalista più scaltro sulla sua condotta giovanile in Africa

Per un uomo come Montanelli, definitosi «condannato al giornalismo», è una momentanea fuga nel mondo della menzogna: la ragione che analizza con lucidità i dati del reale sa di essersi nascosta dietro il comodo paravento di una bugia. Se il «in Abissinia funziona così» viene applicato al caso delle nozze, perché in mille altri contesti il colonialista ha poi frantumato la tradizione locale per imporre i suoi dettami?

La posizione del missionario

Qui una voragine separa il colonialista dal missionario. E basta a dimostrarlo proprio quella posizione sessuale che noi chiamiamo del «missionario». Una donna va guardata in faccia. Un essere umano non è un oggetto, ma parte di una relazione.

UOMO, DONNA, RAZZE
Shutterstock

Questo è lo sguardo sacrale di bene che i cattolici hanno portato ai confini del mondo, anche in Africa. Ed è una misura umana che, dal sesso, si allarga a ogni briciolo di convivenza civile. Il tornaconto, il piacere, l’uso e consumo, l’abuso e la violenza possono essere le fondamenta di un paese. Ma che tipo di città nuova si costruisce mettendo al centro una visione che ama il destino buono di ciascuno come pilastro del bene comune?

Questo vale in ogni circostanza della vita. Montanelli sono io, molte volte. Posso scegliere di non guardare in faccia chi ho di fronte e farne l’oggetto del mio arbitrio utilitarista; il punto di arrivo sarà un di meno anche per me, cioè un momentanea soddisfazione e una prolungata profonda insoddisfazione. Tutto cambia quando l’amore è «guardare in faccia» l’altra persona: non possono aggirare la domanda “Chi sei?”.

Non posso far finta che dietro quegli occhi ci sia un’anima, con tutta la grande dignità che ne consegue e i desideri di pienezza a cui aspira. Ma è in gioco pure la mia dignità. Se lei è un «animalino docile» pure io – che sto con lei – sono «animale», predatore. È un autoritratto involontario quello che scappò di bocca all’esimio Indro; e, per dovere di cronaca, in fondo alla sua coscienza lui lo sapeva bene.

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