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Le molteplici responsabilità del crollo del ponte di Genova

KATASTROFA W GENUI

AFP/EAST NEWS

Lucandrea Massaro - pubblicato il 15/08/18

Il balletto dei rimpalli tra amministrazioni e forze politiche sulla responsabilità circa il crollo del viadotto di Genova, il “Ponte Morandi”, è iniziato che i corpi delle vittime erano ancora caldi e questo è – oggettivamente – un dato sconfortante. In momenti come questi alle forze politiche è chiesto di fare un passo indietro, di stringersi assieme e fare fronte comune nei momenti di dramma. Così non è stato, e la polemica ha divampato sui social e non solo. Visto che quindi il tema della responsabilità è stato tirato in ballo, è bene cercare di fare chiarezza su questa questione mentre la conta dei morti è salita a 37: perché un ponte è crollato nel 2018?




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Il ponte Morandi, un simbolo di Genova e tra le principali vie del traffico attraverso la Liguria, era stato costruito negli anni Sessanta ma aveva richiesto fin da subito imponenti e frequenti lavori di manutenzione. L’eventualità di un suo crollo era circolata in diverse occasioni nel dibattito al riguardo. Ma allora cosa ha impedito di fare qualcosa al riguardo?

L’architetto Renzo Piano, intervistato da Repubblica, dice: «non è certo colpa della casualità né della topografia della fragile Genova».

«Io non so cos’è accaduto, non voglio sembrare arrogante, non ho elementi e non faccio certo polemiche. Posso dire però che non credo al fatalismo che considera incontrollabile l’anarchia della natura, dei fulmini e della pioggia. I ponti non crollano per fatalità. Nessuno dunque venga a dirci che è stata la fatalità»

Il Ministero sapeva

C’è quindi in gioco un tema di controlli e di manutenzioni ordinarie e straordinarie su una opera che ha da tempo fatto evidenziare alcune criticità. Un qualcosa che l’ex Senatore Maurizio Rossi di Scelta Civica, imprenditore ligure e quindi attento al suo territorio, chiedeva ripetutamente all’allora Ministro competente – Graziano Delrio (PD) –  in materia risposte circa i possibili cedimenti.

https://www.youtube.com/watch?v=o6qs8xIeF1M

Contattato dall’Agi, l’ex Senatore dice che  “Non ho mai ricevuto risposta a quella interrogazione”.

“Come senatore del gruppo misto mi sono sempre occupato delle infrastrutture della mia regione, la Liguria, che conosco molto bene. Il tema del ponte è sempre stato all’attenzione di tutti i genovesi: il traffico enorme, i centinaia di tir spesso fermi in coda, destavano preoccupazione. La mia interrogazione partiva dalla paura che il ponte venisse bloccato, come ho scritto, mai avrei pensato che potesse collassare, è una cosa impensabile”.

“La situazione viaria della città di Genova e del ponente ligure è da anni critica a causa della carenza di infrastrutture ferroviarie (è noto il binario unico in zona Andora) e autostradale”, esordiva il senatore Rossi nel documento.

L’interrogazione proseguiva con una notazione precisa

“Recentemente il ponte è stato oggetto di un preoccupante cedimento dei giunti che hanno reso necessaria un’opera straordinaria di manutenzione senza la quale è concreto il rischio di una sua chiusura. Se non si predispone immediatamente una nuova strategia stradale di più ampio respiro del capoluogo ligure, i mancati lavori di realizzazione della Gronda (opera infrastrutturale relativa alla costruzione d’una nuova autostrada dal capoluogo ligure verso nord, ndr), sommati alla possibile futura chiusura totale o parziale del Ponte Morandi, determinerebbero inevitabilmente il collasso dell’intero sistema viario genovese”.

Perché la “Gronda” non è stata realizzata?

La gronda è un progetto approvato nel 2001 ma i cui lavori non sono mai partiti, a causa dei cambi di tracciati e per la lentezza delle decisioni politiche ma soprattutto per l’opposizione dei comitati “No Gronda” fortemente sostenuti dal Movimento 5 Stelle, proprio il partito a cui appartiene l’attuale ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli:

Un progetto – dice l’AGI–  fortemente osteggiato dai comitati “No Gronda” del Movimento 5 stelle, e solo pochi giorni fa, in continuità con questa opposizione, il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli aveva inserito quest’opera tra quelle destinate ad essere ridiscusse, o cancellate (Il Post), dopo che a settembre 2017 il decreto del ministro Delrio, che lo ha preceduto alle Infrastrutture, aveva approvato il progetto dichiarandolo di pubblica utilità (Autostrade.it).

In questo quadro dunque risulta difficile dire chi sia il responsabile, se non che il senso del ridicolo è stato superato da un pezzo. Fa impressione comunque il distacco con cui Autostrade allontana da sé qualsiasi responsabilità:

“Non mi risulta che il ponte era pericoloso e che andava chiuso. Autostrade per l’Italia ha fatto e continua a fare investimenti”. Così l’amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Giovanni Castellucci, intervistato dal Gr1 (Dire).

Come possa un ponte crollare se è stata fatta manutenzione o se non abbia difetti strutturali non è chiaro. Torniamo dunque alle parole di Renzo Piano: i ponti non crollano per fatalità e la lista delle responsabilità, come abbiamo visto, è lunga e trasversale…

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