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Spiritualità

I Principati: gli angeli custodi dei popoli che ispirano i governanti

PRINCIPATI ANGELI

don Marcello Stanzione - pubblicato il 13/08/18

I Principati sono gli angeli custodi dei popoli, delle nazioni, delle città, delle diocesi, come delle parrocchie. Scrive Sant’Agostino: “Non bisogna pensare che solo gli eletti abbiano un angelo protettore. “Anche se [Dio] ha permesso che tutti i popoli facessero la loro strada, non li ha tuttavia lasciati senza la sua testimonianza” (At 14,16). Egli è il Creatore e il Padre di tutti. Tutti si trovano al sicuro nell’infinito spazio della sua provvidenza, anche se secondo diversi gradi. E che altro sono gli angeli tutelari se non i suoi incaricati, gli organi esecutivi dei progetti divini, i rappresentanti degli interessi dei popoli a loro affidati come lascia capire il passo in Daniele 10,20?

Il ruolo dei Principati è di parare, in seno alle comunità che essi hanno in carica, l’influenza costante del demonio, e di ispirare ai loro responsabili le decisioni conformi alla legge di Dio. Essi indirizzano i loro protetti verso il bene. Il nome di questo coro, come quelli dei due precedenti, ricorre sia nel senso di angeli buoni che demoni. Parlando degli angeli caduti, l’apostolo San Giuda individua i Principati come il più rappresentativo dei cori angelici in cui si verificò la diserzione: “Gli angeli che non conservarono il loro principato ma lasciarono la propria dimora, egli li tiene in catene eterne, nelle tenebre, per il giudizio del gran giorno”.

Il termine “principato” nel passo precedente potrebbe essere inteso come quella posizione superiore di potere e di onore che era condivisa da tutti gli angeli prima della loro caduta; inoltre l’associazione costante di principati con angeli caduti, sembra offrire terreno sufficiente alla credenza che questo passo si riferisca a loro in una maniera particolare se non esclusiva.

I Principati sono il primo e più importante coro della terza e ultima gerarchia di angeli. I loro doveri sono quelli descritti da Dionigi: “Il nome di Principati celesti indica la loro condizione privilegiata simile a quella di Dio e la loro autorità in un ordine che è santo e più appropriato ai poteri del principe, ed essi sono completamente rivolti al Principe dei principi, e guidano gli altri in maniera principesca. Essi sono fatti, fin dove possono le creature, a somiglianza della Fonte del Principato e rivelano il suo ordine trascendente per mezzo del giusto ordine dei poteri principeschi”.

San Tommaso d’Aquino, basandosi sul passo di Daniele che presenta Michele come l’angelo custode del popolo di Israele, aveva concluso che Michele doveva essere un Principato, cosa che non quadra affatto con quello che si sa di lui e del suo posto eminente. Questa ambiguità si spiega se si ricorda che Israele ha una vocazione che non è normale, da ciò la necessità di avere per protettore non qualsiasi angelo del settimo coro, ma il capo delle milizie celesti, il principe dei Serafini.

L’angelo protettore del Portogallo

La devozione ai Principati non è stata mai generalizzata, e il Portogallo costituisce un’eccezione notevole.

Nel 1578, il re Sebastiano IV, giovane entusiasta ancora preso dalle belle chimere della cavalleria, dà inizio a quella che crede una crociata trionfale contro l’Islam. La spedizione appena cominciata finisce con un disastro quando l’esercito marocchino, il 4 agosto, taglia a pezzi le truppe portoghesi. I rari sopravvissuti tentano di reimbarcarsi, prima di constatare, presi da orrore e da disperazione, che il loro giovane re è sparito in battaglia. Quello che è avvenuto allo sfortunato Sebastiano IV nessuno lo saprà mai, l’ipotesi più plausibile è che abbia trovato la morte al momento dell’ultimo contrattacco dei suoi soldati.

Il re scomparso non aveva figli; la corona tocca a uno dei suoi cugini, un cardinale ottuagenario che sparisce a sua volta nel 1581. La Spagna si lancia sul Portogallo senza sovrano e lo annette non preoccupandosi affatto dell’opinione pubblica lusitana, unanimemente contraria a questo colpo di forza. La situazione del piccolo regno occupato dal potente vicino sembra disperata. È in questo contesto di disgrazia e di tragedia nazionale che la Chiesa portoghese, desiderosa di salvaguardare l’anima del suo popolo, chiede a Roma l’autorizzazione di celebrare solennemente la festa del Principato, Angelo custode del Portogallo. Splendida manifestazione di resistenza all’occupazione spagnola d affermazione serena che il Paese non rimarrà provincia iberica. Sisto V acconsente. La festa del Principato è così magnificamente celebrata ogni anno. Nel 1640, dopo diversi tentativi falliti, il Portogallo si sbarazza della presenza spagnola e porta al trono la casa di Braganza.

1916: la Prima guerra mondiale fa strage. Nella prateria della Cova da Iria, vicino al villaggio di Fatima, tre fanciulli custodiscono il gregge delle loro famiglie. Un angelo appare loro. Egli precede la Vergine. Così si presenta a Lucia, Giacinta e Francesco: “Io sono l’Angelo custode del Portogallo. Sono l’Angelo della pace”.

Alcuni mesi più tardi, l’angelo riapparve ai fanciulli per invitarli a raddoppiare preghiera e sacrifici: “Con tutto quello che potrete, offrite a Dio un sacrificio, in atto di riparazione per i peccati coi quali egli è offeso, e di supplica per la conversione dei peccatori. Attirerete così la pace sulla vostra patria. Io sono il suo Angelo custode, l’Angelo del Portogallo”.

L’angelo ritornò una terza volta per dare misticamente la comunione ai fanciulli, poi iniziarono le apparizioni della Vergine Maria, il 13 maggio 1917.

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