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Il riformatore dei Cappuccini tanto tormentato dalla Chiesa

Wikipedia
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A Fra Matteo Serafini vengono attribuiti miracoli e profezie. Eppure non è mai diventato santo

Di tutti i fondatori dei maggiori ordini religiosi è l’unico che non sia mai diventato santo. Matteo Serafini, nato attorno al 1495 nel villaggio romagnolo di Bascio e da tutti conosciuto come Matteo da Bascio, pur avendo dato vita all’Ordine dei frati Cappuccini – col quale volle ristabilire lo spirito originario del francescanesimo – fu un personaggio controverso e non sempre amato all’interno della Chiesa. E con Venezia ebbe un rapporto particolare tanto che, oltre a esservi sepolto, perfino le pietre ne serbano memoria.

Cappuccio lungo e appuntito

La sua osservazione della regola di assoluta povertà (unita alla vita eremitica e alla predicazione libera) ne fecero fin da subito un personaggio molto popolare: grazie all’intercessione della duchessa Caterina Cybo di Camerino, nipote di Gregorio VII, riuscì a ottenere l’approvazione dell’Ordine (il 3 luglio 1528, con la bolla “Religionis zelus”) e il privilegio di vestire un lungo saio ruvido come quello di Francesco d’Assisi, ma con un cappuccio più lungo e appuntito al quale i Cappuccini devono il loro nome (Il Gazzettino, 28 maggio).

L’Ordine spaccato

Erano anni difficili per l’Ordine francescano, già spaccato fra Conventuali e Spirituali, che in quel secolo si frastagliò in ulteriori diramazioni: Riformati, Scalzi, Recolletti.

Molti frati seguirono Matteo da Bascio, e nuovi religiosi ingrossarono ben presto le fila del nuovo Ordine: nel primo capitolo generale, celebrato nell’aprile del 1529 ad Albacina, presso Fabriano, fu eletto primo superiore generale per acclamazione ma ben presto si dimise per tornare alle sue predicazioni.

Lo scontro con l’Inquisizione

I Francescani tradizionalisti accusarono Matteo da Bascio di voler rievocare il terribile scontro nei secoli XII e XIII tra Conventuali e Spirituali: i primi (dal quale discende l’ordine che il frate riteneva “degenerato”) erano nati in contrapposizione ai secondi che avevano un’idea di povertà estrema.

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