Ricevi Aleteia tutti i giorni
Solo le storie che vale la pena leggere: leggi la newsletter di Aleteia
Iscriviti!
Aleteia

Il vero femminismo? C’è già stato nel Medioevo

Condividi

“Ius primae noctis”? “Donne senz’anima”? Tutte balle. Ecco un’analisi pepata e documentatissima di Giovanna Jacob, che dimostra che fu proprio l’‘oscuro’ Medio Evo cristiano a permettere alla donna di esprimere tutti i suoi talenti; e fu invece il ‘luminoso’ Umanesimo (e soci seguenti) a provare a rinchiuderla nella gabbia in cui stava prima.

Per cosa si battevano le femministe di inizio Novecento? Per diritti fondamentali che nel Medioevo erano riconsciuti: istruzione, lavoro, voto

Le prime femministe, apparse fra la fine del diciannovesimo e l’inizio del ventesimo secolo, si battevano per il riconoscimento di tre diritti fondamentali alle donne: il diritto all’istruzione superiore, il diritto di accedere a tutte le professioni e infine il diritto di voto. Ebbene le donne del Medioevo non avevano avuto bisogno di fare delle battaglie femministe per accedere al mondo del lavoro: “le iscrizioni della taglia (oggi diremmo le imposte di registro), ovunque ci siano state conservate, come nel caso della Parigi di fine XIII secolo, ci mostrano una folla di donne esercitanti i più vari mestieri: maestra di scuola, medico, farmacista, gessaiuola, tingitrice, copista, miniaturista, rilegatrice di libri e così via” (op. cit.). Notare: c’erano anche delle miniaturiste, ovvero delle artiste (un libro di miniature porta ad esempio questa iscrizione: “Omnis pictura et floratura istius libri depicta ac florata est per me Margaretam Scheiffartz” – “Ogni immagine e decorazione di questo libro è stata dipinta e disegnata da me, Margherita Scheiffartz”).

E adesso tenetevi forte: nel Medioevo non solo esistevano delle forme di democrazia diretta a livello locale, ma votavano sia gli uomini che le donne. Dall’insieme delle raccolte consuetudinarie, degli statuti delle città, ma anche dall’enorme massa degli atti notarili, dei documenti giudiziari, o ancora dalle inchieste ordinate da san Luigi “balza fuori un quadro che per noi presenta più d’un tratto sorprendente, dato che, per esempio, vediamo le donne votare alla pari degli uomini nelle assemblee cittadine o in quelle dei comuni rurali” (op. cit.). Non sorprende affatto che nel Medioevo esistessero alcune forme di democrazia diretta. Si attribuisce a Carlo Magno, imperatore cattolico, il motto: “Vox populi, vox Dei”. In una delle numerose lettere che inviava ai papi e ai re nel periodo drammatico della cattività avignonese, santa Caterina da Siena scrisse: “Il potere non è assoluto, è prestato da Dio. O dal popolo”. Questa donna del popolo era ascoltata dai più grandi potenti del suo tempo. Sarebbe possibile una cosa simile oggi? Un secolo dopo, durante la guerra dei cent’anni, una semplice ragazza di umili origini riuscì a convincere i regnanti di Francia a metterla a capo di un esercito di uomini. Si chiamava Giovanna d’Arco.

QUI IL LINK ALL’ORIGINALE

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni