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Gli angeli per il teologo Guardini: una sfida per il pensiero e per la fede

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Romano Guardini nacque a Verona nel 1885. La sua famiglia si trasferì in Germania quando aveva appena un anno di età. Compie gli studi di chimica a Tubinga e quelli di Economia Politica a Monaco e Berlino. Inizia gli studi teologici a Friburgo nel 1906 e viene ordinato sacerdote nel 1910. Comincia le sue docenze dapprima nell’Università di Bonn nel 1922 e un anno più tardi occupa la cattedra di Filosofia Cattolica della religione e visione cattolica del mondo (Katholische Weltanschauung) dell’Università di Berlino.

Soppressa la cattedra durante il governo nazionalsocialista nel 1939 occupa la cattedra ad personam della Weltanschauung (visione del mondo) nell’Università di Tubinga nel 1945. Nel 1948 accetta la cattedra ad personam dell’Università di Monaco di Baviera fino a diventare professore emerito nel 1962. Trascorre a Monaco gli ultimi anni della sua vita dove muore nel 1968. La “figura” dell’angelo rappresenta in Guardini una sfida per il pensiero e per la fede personale. L’angelo è una presenza costante nelle sue opere, non solo nei brevi trattati di carattere biblico e teologico dedicati specificamente a questo argomento. Infatti, l’angelo appare con particolare rilevanza in tutti i suoi scritti di filosofia, di religione e di ermeneutica letteraria. In seguito analizziamo l’interpretazione di Guardini dell’angelologia di Dante, Dostoevskij, Holderlin e Rilke.

Gli studi di Guardini su Dante Alighieri (1265-1321), soprattutto sulla Divina Commedia, si estendono dal 1930 al 1960. Nel 1937 scrive il primo volume di Studio di Dante dedicato agli angeli, L’angelo nella Divina Commedia di Dante, per rispondere alla questione del significato degli angeli nel poema, l’aspetto sotto il quale appaiono, il carattere che manifestano e la natura delle loro azioni. Guardini non accetta la degenerazione della figura dell’angelo nell’arte degli ultimi cinque o sei secoli. La visione moderna ha ridotto gli angeli a una figura sentimentale puramente terrena e a un’entità mitologica lontana. Guardini scrive:

“A questo proposito si può constatare che solo a partire dalla fine del Medio Evo e soprattutto nell’epoca moderna l’angelo vive nella coscienza sociale come una figura un po’ sentimentale, un essere per metà femminile. Senza dubbio, tanto dell’Antico quanto nel Nuovo Testamento, così come nella coscienza cristiana primitiva e gli inizi del Medioevo, l’angelo è un essere straordinario e temibile”.

Secondo Guardini, risulta difficile concepire il mondo degli angeli come un mondo reale di persone reali nella cultura moderna che ha prodotto individualismi e che si è impoverita spiritualmente. Gli angeli della Divina Commedia entrano allo scopo di interpretare l’eternità. Sono spiriti puri che esprimono la totalità del loro essere in ognuna delle loro azioni. Nel primo istante della loro vita, dal loro essere creati da Dio dovettero prendere una decisione davanti a Dio e il teologo Guardini scrive: “L’essenza della vita angelica consisterà pertanto nel fatto che gli angeli si decisero per Dio con tutto il loro essere”. L’amore di Dio offrì alla creatura angelica la possibilità della comunione divina, la quale si realizza in modo diverso e decidere fra la salvezza e la dannazione. Per lui l’esistenza degli angeli “consiste nella partecipazione alla vita divina mediante la visione, l’amore, la lode e il servizio”. Pieni di Dio e orientati totalmente verso di Lui, per Guardini gli angeli del poema di Dante “sono angeli totalmente cristiani. Sono gli araldi celesti, gli eserciti del Dio vivo, le prime creature del Signore del mondo che si decisero alla santità”.

Inoltre, come indica il loro nome, gli angeli sono messaggeri, cioè “gli angeli vivono in Dio, però allo stesso tempo sono i messaggeri dei quali Egli si serve per operare nel mondo”. Insieme all’uomo c’è un essere che lo esorta e lo aiuta a essere un io, a rimanere responsabile. “Alle volte il compito più profondo dell’angelo custode è quello di aiutare l’uomo ad essere se stesso in modo giusto, fra la presunzione e l’abdicazione della propria realtà ed è una sventura che l’epoca moderna l’abbia dimenticato”. Da qui l’unico obiettivo della relazione degli angeli con gli uomini in Dante è la realizzazione del regno di Dio in ogni uomo: “Prendono sul serio il destino di Dante con una premura che all’inizio si avverte appena, ma che più tardi diventa sempre più chiara. (…) La loro attenzione si orienta completamente alla realizzazione del regno di Dio, e Dante occupa in stesso un posto importante”.

Un’unica volta appare l’angelo nell’Inferno della visione di Dante. Si tratta di un essere portatore del potere divino e “che possiede qualcosa di inaccessibile e inesorabile. Innanzitutto, quando gli occhi di Dante sono coperti, la sua apparizione si descrive con immagini di suoni naturali e paurosi; dopo, quando può vedere nuovamente, con immagini visive. L’angelo è terribile, possiede un potere divino e nello stesso tempo un’indifferenza piena di disprezzo. Libera facilmente Dante e Virgilio da una situazione che per loro era un cammino senza via d’uscita, (…) scompare di nuovo senza degnarsi di dire una parola ai due viandanti”.

Nel Purgatorio Dante descrive il ministero angelico in relazione con l’uomo: agli angeli viene affidato il compito di guidare le anime nel loro cammino di purificazione. Si tratta di un cammino di espiazione dei peccati dove gli angeli aiutano l’uomo ad essere giusto. Anche così la speranza offre luce e serenità in questo cammino e Guardini scrive: “Pertanto un ineffabile sorriso risplende sulla faccia dolorosa del Purgatorio. Qui la santità si realizza continuamente e in movimento perenne passa dall’intenzione all’essere e si manifesta nella salita visibile dei pendii della montagna fino alla cima. Gli angeli sono i ministri di queste vicissitudini e nulla di più bello può essere pensato che questo ausilio pieno di rispetto, di compassione e allo stesso tempo di rigore di verità incorruttibile, che le creature celesti danno agli uomini, loro fratelli penitenti”.

Nel Paradiso di Dante, per Guardini, appaiono le milizie celesti e non figure singole, con l’unica eccezione di San Gabriele: “Adesso gli angeli non appaiono più come figure singole. A partire da adesso, ad eccezione dell’arcangelo San Gabriele che è al servizio di Maria, appariranno sempre eserciti celesti. Li incontriamo per la prima volta nel paradiso terrestre. Il giardino dell’Eden si mostra di una bellezza sacra, personificato da Matelda, espressione dell’armonia tra la volontà dell’uomo, completamente libera e buona, e la creazione di Dio”. Questi angeli nel Paradiso di Dante, fanno parte di nuovi cori formando gerarchie e avvolgono la realtà divina: “Nella gerarchia si mostra la varietà e l’unità di modi con cui gli angeli, attraverso il loro canto, partecipano alla pienezza del valore di Dio”.

Guardini scrive Figure religiose nelle opere di Dostoevskij. Studi sulla fede nel 1933. Sette sono i capitoli che dedica agli aspetti religiosi dell’opera di Dostoevskij (1821- 1881). I personaggi di questo pensatore e il mondo dei suoi valori sono di natura religiosa. Attraverso il linguaggio e le esperienze religiose di Aljosa, Ivan e Stavroghin, Guardini realizza un’analisi dell’elemento angelologico e demonologico in Dostoevskij. La grandezza di Aljosa Karamazov non è solo una qualità umana per Guardini. Esprime qualche cosa di sovrumano, cioè la natura angelica. “È certamente di una particolare essenza angelica, nella quale la verità è l’atto di esistere. Questo essere angelico nella quale vive la verità santa: quella dei Cherubini”. Attraverso personaggio di Stavroghin, Dostoevskij mette in risalto la presenza del demonio nella vita dell’uomo. Stavroghin afferma categoricamente di credere nel demonio “come persona e come allegoria”.

Con Ivan Karamazov, Dostoevskij ci presenta sulla sua visione del diavolo e la sua condizione di angelo caduto. Per Guardini tutti gli angeli furono messi alla prova, cioè dovevano riconoscere oppure rifiutare la sovranità divina. Fu la prima scelta fra il bene e il male e per la prima volta si fece la volontà di Dio. Però allo stesso tempo si cominciò l’opposizione alla volontà di Dio, poiché esseri che possedevano il maggior grado di conoscenza, volontà, responsabilità e libertà si ribellarono al dominio divino e vollero essere dominatori della propria grazia. Scelsero il male e si convertirono in esseri satanici: “Profonda è quest’espressione della condizione dello spirito caduto che si è allontanato da Dio e così senza mai
poterlo raggiungere precipita nel nulla”.

Come conseguenza, questi esseri che hanno rinunciato a Dio odiano l’uomo perché Dio ama l’uomo che tramite Gesù Cristo è arrivato a essere figlio di Dio. Cercano di allontanarlo dalla volontà divina, come tentarono di separare la volontà di Gesù da quella di Suo Padre. Secondo Guardini questa presenza degli angeli ribelli nella vita di Gesù indica che “non la si può ignorare, così come non si può ignorare quella dei buoni”. Nel 1939 Guardini scrisse un commentario alla composizione poetica di Hölderlin (1770-1843), cristiano protestante, più tardi apostata, panteista e monista, e segnala che la dimensione del religioso è il luogo dove si rivela l’essenza dell’uomo e l’essenza di Dio, alludendo a Hölderlin che aveva perso la fede, anche se non la struttura di quella religiosa cristiana. Nella poesia di Hölderlin, dichiara Guardini, gli angeli sono messi nel mondo dell’immanenza e percorrono il cammino della mitologia. Sono angeli luminosi, grandi, terribili, però mancano di una relazione con Dio e con la grazia. In altre parole, in Hölderlin, “gli angeli appaiono nuovamente di una grandezza inquietante e sempre in relazione alla storia del paese, della città, della terra natale, come “angeli della patria”. Le sue poesie sono piene di un mondo di esseri divini e questo mondo “è strutturato in due poli: uno superiore, posto nell’aria, la divinità della altura dominatrice, della luce, della chiara legge; e uno inferiore situato sulla terra, la divinità della profonda fecondità, dell’oscurità, della lava incandescente, del caos pieno di tutte le possibilità, del perenne arrivare a essere e apparire”.

Guardini realizza anche un’analisi, una critica cristiana al messaggio contenuto nelle Elegie di Rainer Maria Rilke (1875-1926), negli aspetti della vita umana considerati degni di un nobile pianto. L’Elegia appartiene alla serie di poemi che ha come messaggio principale la dottrina della morte e dell’ amore, ma per Rilke sono possibili la morte e l’amore solo se la persona scompare. Insieme alla grandezza artistica e linguistica della principale opera di Rilke, Guardini segnala la secolarizzazione del messaggio della sua opera: l’idea cristiana è stata ridotta all’immanenza antropologica-cosmologica. Rilke considera che il mondo si trova in una continua trasformazione dal suo essere visibile e provvisorio in un essere invisibile e definitivo, e vede l’angelo come quella creatura nella quale si è già realizzata la trasformazione del visibile in invisibile. Proprio Rilke scriveva a Witold von Hulevicz che l’angelo è come “l’essere che garantisce il riconoscimento di un grado superiore della realtà nell’invisibile”. Nella poesia di Rilke l’angelo ha un significato particolare: “si mostra indifferente all’uomo, si colloca al posto di Dio”. La Elegia parla dell’angelo, però non si tratta dell’angelo come messaggero della rivelazione, ma viene concepito nel processo che attraversa l’età moderna e che vede gli esseri spirituali nell’ambito degli dei. Per questo, l’angelo di Rilke, “è uno dei testimoni di quel processo che attraversa tutta l’età moderna, processo in cui il mondo si emancipa dalla rivelazione, però assumendone i contributi dentro i propri limiti”.

Per Guardini, questa visione mitologica degli angeli è lontana dal pensiero cristiano che afferma che la creazione del mondo visibile è stata derivata da una realtà invisibile, cioè dagli angeli. Questi “costituiscono un mondo di persone, di essenze, di atti, di relazioni, però come spiriti puri”. È questo carattere personale degli angeli che Guardini ricalca nel commentare la terza preghiera del Padre Nostro: “Dal contesto della rivelazione notiamo che prima della creazione del mondo visibile c’è stata una creazione del mondo puramente spirituale, cioè degli angeli. Quelli che furono creati, non sono solo poteri o relazioni, ma esseri, persone dotate di intelligenza, libertà e responsabilità”. Riassumendo, gli angeli di cui ci parla la Bibbia sono esseri completamente diversi dalle figure angeliche che troviamo nella letteratura moderna, principalmente in Hölderlin e Rilke. Guardini sottolinea che gli angeli e i demoni nella Sacra Scrittura sono persone, esseri reali e personali. Da parte loro, l’angelologia in Hölderlin e Rilke è totalmente mitologizzata; senza nessuna relazione con il Dio della Rivelazione, gli angeli sono i signori divinizzati ed esemplari per la storia e per la patria e manifestazioni concrete della realtà. Secondo Guardini si tratta di figure angeliche “però semplicemente come esseri di questo mondo: per Hölderlin come forze della storia, per Rilke come quelli che garantiscono la totalità di un mondo che accoglie in grande unità il visibile e l’invisibile…”.

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