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Sting, il “Dies iræ” per Michelangelo e la fede

STING,POPE FRANCIS
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Il cantante britannico Sting e sua moglie, Trudie Styler, hanno assistito all’udienza generale di mercoledì, tenuta in sala Paolo VI. Cresciuto nella fede cattolica, il musicista non pratica più ma resta profondamente legato alla fede.

Il celebre musicista britannico Sting e sua moglie, la produttrice cinematografica Trudie Styler, hanno assistito mercoledì 8 agosto all’udienza generale del Papa. Fedele alla consuetudine, il Santo Padre ha benedetto le persone presenti, fra cui il leggendario leader dei Police e sua moglie.

STING U PAPIEŻA
AFP/EAST NEWS

In un video pubblicato dall’agenzia Rome Reports, si può distinguere il Papa che dice a Sting: «Che Dio la benedica. Grazie molte per il suo lavoro!». In effetti, nel corso dell’udienza generale l’artista britannico ha presentato al Papa lo spettacolo “Il giudizio universale: Michelangelo e i segreti della Cappella Sistina”, per il quale ha composto le musiche. «Quando ho visto la Cappella Sistina, sono stato colpito dal genio di Michelangelo», ha dichiarato l’artista all’Osservatore Romano. «Comporre la colonna sonora di una tale visione è un’esperienza mistica». A margine, lo spettacolo è stato concepito con la consulenza scientifica dei Musei Vaticani.

Il Successore di Pietro ha pure chiesto a Sting & Signora di pregare per lui. «Noi preghiamo sempre per lei, le vogliamo bene», le ha risposto allora la moglie del cantante.

Universalmente noto per canzoni come Englishman in New York, Shape of my heart, Russians e ancora Message in a Bottle, il cantante si era confidato la settimana scorsa al National Catholic Register, un quotidiano cattolico americano, sul suo rapporto con la fede cattolica. Lì ha raccontato della “vertigine cosmica” che ha sempre sentito, e tuttora avverte, di fronte al «concetto di eternità». Tale “enigma filosofico”, come pure la musica e la liturgia, hanno «nutrito il suo cuore di artista». Oggi egli non rigetta la sua fede. «Sono contento di essere stato cattolico», afferma. Ma aggiunge:

Il mio cammino spirituale è la musica; è quella che mi riporta e mi lega a qualcosa di più grande di me. È il mio studio, ciò che mi rende felice.

Sting si ricorda del tempo in cui serviva messa in rito antico. «Amavo il retto tono, il canto gregoriano, la messa cantata. Penso che che ci siano sempre in me alcune sonorità di quella musica, quando compongo», spiega il musicista – fresco della composizione di un Dies Iræ per il suo spettacolo. L’artista resta molto legato al latino liturgico, ma non pensa «che si debba tornare alla messa in latino». Vede la cosa come «qualcosa che si può scegliere, se la si ama. È molto bella: quella lingua ha una musica molto importante per me».

«Magari rimanderò i sacramenti alla fine dei miei giorni», confessa il cantante. «Ma non sono pronto – come sant’Agostino!», aggiunge ridendo.

[Traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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