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La trappola del Vangelo della prosperità

MILIONER
Shutterstock
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I risultati di un sondaggio condotto negli USA da “LifeWay Research”

Dio ci vuole bene, ci ama. Anzi, vuole colmarci dei suoi beni. Lo insegna la Bibbia e lo dice Gesù nel Vangelo: “Se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà” (Giovanni 16,23). Il problema è che in alcune denominazioni o chiese di Oltreoceano (ma non solo), questa generosità divina ha assunto una caratteristica particolare, materiale e non escatologica, che riduce Dio ad un mero erogatore di beni, come se fosse un Bancomat senza limiti.

“Un gruppo significativo di chiese sembra insegnare che le donazioni scatenino una risposta finanziaria da parte di Dio”, così ha dichiarato infatti il direttore esecutivo di LifeWay Research, a Nashville, nel Tennessee, Scott McConnell, in occasione della pubblicazione dei risultati di un sondaggio sul “Vangelo della prosperità” realizzato dal 22 al 30 agosto 2017 tra 1.010 americani adulti che frequentano almeno una volta al mese una chiesa protestante o non-denominazionale.

Anche se “diversi leader evangelici di alto profilo hanno condannato il Vangelo della Prosperità”, “più di qualche persona nei banchi l’ha abbracciato”, ha osservato McConnell.

Dio benedice chi dona alla chiesa

Il 38%, vale a dire più di un partecipante su tre, ha risposto di essere d’accordo con l’affermazione del sondaggio, ovvero che “la loro chiesa insegna che Dio li benedirà se si danno più soldi alla loro chiesa e alle sue opere di carità”. Mentre un 22% ha dichiarato di essere “abbastanza” d’accordo, il 16% ha proprio dichiarato di essere “fortemente” d’accordo.

Più propensi ad essere d’accordo con la frase (il 53%) sono i pentecostali o chi frequenta le Assemblies of God (un movimento evangelico). Più inclini ad essere d’accordo sono poi le persone praticanti con credenze evangeliche (il 41%) rispetto a quelle senza credenze evangeliche (il 35%).

Mentre quattro su dieci partecipanti al sondaggio (il 40%) hanno dichiarato di essere “fortemente” in disaccordo con il contenuto della frase e il 17% ha risposto di essere “abbastanza” in disaccordo, un 5% ha risposto invece di non essere sicuro.

Prosperare “finanziariamente”

Più di due partecipanti su tre, ossia il 69%, hanno poi detto di essere d’accordo con la dichiarazione che Dio vuole che loro prosperino “finanziariamente”. Mentre il 31% ha risposto di essere “abbastanza” d’accordo, il 38% è persino “fortemente” d’accordo.

Mentre il 10% ha detto di non essere sicuro, quasi uno su dieci, ossia il 9%, ha detto invece di essere in forte disaccordo con la frase, rispetto al 12% che ha risposto con “abbastanza in disaccordo”. Questo implica che solo poco più di uno su cinque, cioè il 21%, non è d’accordo con l’affermazione.

Il sondaggio evidenzia inoltre che i fedeli che frequentano la loro congregazione almeno una volta alla settimana sono più propensi a pensare che Dio vuole che prosperino finanziariamente (il 71%), una percentuale che scende al 56% tra chi partecipa al massimo due volte al mese al culto.

Per ricevere da Dio bisogna fare qualcosa per Lui

Infine, circa un protestante praticante su quattro, ossia il 26%, si è dichiarato d’accordo con la frase che per ricevere da Dio benedizioni materiali occorre fare qualcosa per Lui. Il 13% ha detto di essere “fortemente” d’accordo e un altro 13% di essere “abbastanza” d’accordo.

Il 70% invece non è d’accordo. Anzi il 54% è “fortemente” in disaccordo, rispetto al 16% “abbastanza”. Un 5% ha detto di non essere sicuro.

Membri della comunità afro-americana e non ispanici (il 44%) e ispanici (il 34%) sono del resto più inclini a rispondere positivamente rispetto ai bianchi e non ispanici (il 17%) ed altre etnicità (il 16%), così rivela il sondaggio.

Il monito della “Civiltà cattolica”

In un articolo reso pubblico a luglio sotto l’emblematico titolo Teologia della prosperità. Il pericolo di un “Vangelo diverso” sull’autorevole rivista La Civiltà Cattolica, il gesuita Antonio Spadaro e il pastore presbiteriano argentino Marcelo Figueroa hanno analizzato le radici e i rischi legati a questa corrente teologica, la quale attira un numero crescente di fedeli non solo negli USA ma anche in alcuni Paesi latinoamericani, tra cui Guatemala e in particolare il Brasile, e persino in Africa e in Asia, dove si è diffusa ad esempio nella Corea del Sud e persino in Cina.

Come esempio, i due autori, che già l’estate scorsa hanno firmato un articolo diffuso sulla rivista della Compagnia di Gesù, menzionano la Miracle Center Cathedral nella capitale ugandese Kampala, frutto della predicazione del pastore Robert Kayanja, e anche l’Igreja Universal do Reino de Deus, fondata nel 1977 dal pastore brasiliano Edir Macedo, proprietario del resto della seconda emittente televisiva del Paese sudamericano, RecordTV, e del gruppo mediatico Grupo Record.

Le origini del “Vangelo della prosperità”

Per Spadaro e Figueroa, le origini della corrente del “Vangelo della prosperità” e della sua promessa di benessere finanziario e materiale hic et nunc risalgono agli USA di fine ‘800 e specialmente al pensiero del pastore newyorkese Esek William Kenyon, il quale “sosteneva che attraverso il potere della fede si possono modificare le concrete realtà materiali”, non solo nel bene ma anche nel male, nel senso che povertà, malattia e infelicità sarebbero il risultato diretto di una mancanza di fede.

Fondamentale è stato anche il contributo del pastore e “profeta” Kenneth Hagin, che individuava in due versetti del Vangelo di Marco il nucleo portante di quello che poi è diventato il “Vangelo della prosperità”: “In verità vi dico: chi dicesse a questo monte: Lèvati e gèttati nel mare, senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avverrà, ciò gli avverrà. Per questo vi dico: Tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà” (Mc 11,23-24).

Altri elementi che caratterizzano la corrente sono il legame — anche se distorto — con l’idea del “sogno americano” o American Dream e inoltre l’uso della comunicazione di massa per diffondere il messaggio, un elemento che avevano intuito sia Kenyon che Hagin e che ha trovato il suo culmine nel fenomeno dei “telepredicatori”, come Oral Roberts, Pat Robertson e Joel Osteen, fondatore della più grande cosiddetta Megachurch o mega-chiesa degli USA, la Lakewood Church a Houston, Texas.

Un Vangelo distorto

Nel loro saggio, il gesuita e il pastore presbiteriano ricordano che il “Vangelo della prosperità” non solo è molto lontano dal messaggio e “sogno” predicato da figure profetiche come Martin Luther King [1] ma è stato anche criticato fortemente “dai settori evangelici sia tradizionali […] sia più recenti”, che accusano la corrente di annunciare “un vangelo diverso”.

Infatti, come spiegano Spadaro e Figueroa, la corrente teologica del “Vangelo della prosperità” è frutto di una “ermeneutica riduzionista”, la quale sminuisce ad esempio il ruolo di Dio Padre ad una sorta di “fattorino cosmico” e lo rende anche “prigioniero” della Sua propria parola.

Inoltre, sottolineano gli autori, da parte dei fedeli di queste chiese c’è “una totale mancanza di empatia e di solidarietà” verso chi soffre, sta male o è in difficoltà. “Non c’è compassione per le persone che non sono prospere — così osservano –, perché chiaramente esse non hanno seguìto le ‘regole’, e quindi vivono nel fallimento e non sono amate, dunque, da Dio.”

Il vero Vangelo è fattore di reale cambiamento

“In definitiva, qui si parla di un dio concepito a immagine e somiglianza delle persone e delle loro realtà, e non secondo il modello biblico”, continuano Spadaro e Figueroa. “Questo ‘vangelo’, che mette l’accento sulla fede come ‘merito’ per ascendere nella scala sociale, risulta ingiusto e radicalmente anti-evangelico” e inoltre ha un “effetto perverso sulla gente povera”, così avvertono.

“Non solo esaspera l’individualismo e abbatte il senso di solidarietà, ma spinge le persone ad avere un atteggiamento miracolistico, per cui solamente la fede può procurare la prosperità, e non l’impegno sociale e politico”, scrivono gli autori, che avvertono in questo contesto del rischio che i poveri rimasti affascinati da questo pseudo vangelo restino “imbrigliati in un vuoto politico-sociale che consente con facilità ad altre forze di plasmare il loro mondo, rendendoli innocui e senza difese”.

Papa Francesco ha varie volte messo in guardia dai pericoli della “tentazione della prosperità”, ricordano gli autori alla fine del loro saggio, come in occasione del suo incontro con i vescovi della Corea del Sud, nell’agosto 2014, quando avvertì i presuli del rischio di “una Chiesa benestante per i benestanti, una Chiesa del benessere”. Infatti, un Vangelo dove non c’è posto per i poveri e per i malati, che Vangelo è?

 

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1] Famose le sue parole I have a dream (“Io ho un sogno”), pronunciate il 28 agosto 1963 davanti al Lincoln Memorial di Washington al termine di una marcia di protesta per i diritti civili.

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