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“Signore, salvami!”: il grido profondo che nasce dalla nostra debolezza

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don Luigi Maria Epicoco - pubblicato il 07/08/18

Il Bene vince anche sulla nostra incredulità

[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, mentre egli avrebbe congedato la folla.
Congedata la folla, salì sul monte, solo, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava ancora solo lassù.
La barca intanto distava gia qualche miglio da terra ed era agitata dalle onde, a causa del vento contrario.
Verso la fine della notte egli venne verso di loro camminando sul mare.
I discepoli, a vederlo camminare sul mare, furono turbati e dissero: «E’ un fantasma» e si misero a gridare dalla paura.
Ma subito Gesù parlò loro: «Coraggio, sono io, non abbiate paura».
Pietro gli disse: «Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque».
Ed egli disse: «Vieni!». Pietro, scendendo dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù.
Ma per la violenza del vento, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!».
E subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
Appena saliti sulla barca, il vento cessò.
Quelli che erano sulla barca gli si prostrarono davanti, esclamando: «Tu sei veramente il Figlio di Dio!».
Compiuta la traversata, approdarono a Genèsaret.
E la gente del luogo, riconosciuto Gesù, diffuse la notizia in tutta la regione; gli portarono tutti i malati,
e lo pregavano di poter toccare almeno l’orlo del suo mantello. E quanti lo toccavano guarivano. (Matteo 14,22-36)

Credo che anche noi avremmo avuto la stessa reazione dei discepoli nel Vangelo di oggi, vedendo ad un tratto Gesù camminare sulle acque: “Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: “È un fantasma!” e gridarono dalla paura”. Eppure erano nel bel mezzo di una tempesta e la venuta di Gesù avrebbe dovuto rassicurarli. Come mai invece si spaventano? Mi piacerebbe usare questa immagine e questi stati d’animo per ricordare un po’ a tutti noi il fatto che siamo più allenati ad avere a che fare con le tempeste che con la potenza di Dio.Il male ci stanca, il bene invece ci spaventa. E non è difficile accorgerci che questa cosa è vera. Infatti non di rado quando ci capitano delle cose belle o dei periodi sereni, subito nasce dentro di noi il dubbio che non sia del tutto vero quello che ci sta accadendo e che da un momento all’altro scopriremo la batosta nascosta dietro quell’apparente bene. Appunto trattiamo il bene come un “fantasma”: invece di rassicurarci ci spaventa. Eppure quel bene, che il Vangelo di oggi ci dice essere Gesù stesso, ci rassicura: “Coraggio, sono io, non abbiate paura!”. Ma non è facile credergli. Pietro rischia di affogare perché non si fida fino in fondo. Infatti proprio nel momento in cui comincia anch’egli a camminare sulle acque, perde fiducia in Gesù è dà fiducia alla tempesta. Quando non ci si fida di Dio ci si fida di ciò che ci capita. Si comincia a trarre conclusioni a partire proprio dagli eventi della nostra vita. E se uno pensa di valere in base a ciò che gli è successo, è logico che affoga. Noi siamo sempre molto di più delle tempeste che abbiamo vissuto e che viviamo. E quando sembrano avere la meglio è li che scopriamo la preghiera come il grido più profondo che nasce dalla nostra debolezza: “Signore salvami”. Ma è il bene a vincere, anche sulla nostra sfiducia o incredulità: “Appena saliti sulla barca, il vento cessò”. Quindi coraggio! (Mt 14,22-36)

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