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Questo vizio molto comune ma dannoso è diventato un’epidemia. Per fortuna ci sono molti modi per combatterlo

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Tutto, dall’inciviltà nei social media alla doppia vita, ha radici marce immerse in questo peccato

I social media massimizzano la vanità

Il cardinale John Henry Newman ha visto il suo mondo come particolarmente incline alla vanità per via dei “nuovi media” dell’epoca:

“La notorietà non avrebbe mai potuto esistere come oggi in qualsiasi periodo del passato; ora che le ultime notizie di ogni parte del mondo, notizie sia private che pubbliche, vengono presentate giorno dopo giorno a ogni individuo della comunità, con processi così uniformi, così poco vari, così spontanei da sembrare quasi una legge naturale”.

Newman diceva che la “fama da giornale” promuove una seconda mancanza di vanità: cercare la lode per quello che non è realmente degno di lode.

Puoi essere famoso come grande statista o grande criminale, diceva. Puoi essere noto per filantropia o adulterio.

Nell’epoca dei social media, possiamo aggiungere questo alla lista: puoi essere ammirato perché hai salvato un cane o perché hai scattato una bella foto di un cane; puoi essere ammirato perché tuo figlio ha ricevuto la Prima Comunione o perché era stupendo in quel vestito da festa; puoi essere ammirato perché hai costruito un grande ristorante o perché hai postato la foto di un grande ristorante.

La vanità nutre anche l’inciviltà politica

Un altro modo di essere colpevoli di vanità è cercare la lode delle persone il cui giudizio non è giusto, dice l’Aquinate.

Lo facciamo tutto il tempo. Ci crogioliamo nell’eco di chi è d’accordo con noi sui social media, e poi ci viene data una pacca sulla spalla per aver condiviso commenti sugli oppositori politici e veniamo lodati come anime coraggiose per aver detto cose poco moderate sulle “nostre” questioni.

Questo ha l’effetto di creare una distanza ancor maggiore tra il valore delle nostre convinzioni e il volume delle lodi che riceviamo per loro – e ci conferma nel nostro disprezzo nei confronti di tutti coloro che non sono d’accordo.

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