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Nudi o spogliati di tutto? Benetton: la nuova campagna già vecchia di Oliviero Toscani

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United Colors of Benetton
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Nove ragazzini nudi che si abbracciano ma sembrano stipati, messi vicini a forza; un testo che inneggia ad uno strano nuovo mondo alla "Imagine" di Lennon, senza guerre né religione. Davvero la causa del no al razzismo esige anche questo?

Sembra una vecchio ritornello di una canzone rivoluzionaria ormai superata, il solito schema di frasi ripetute da decenni: patetiche come una festa a tema hippies, come una tribute band che fa i Doors o peggio, come dei sessantenni con la camicia a fiori, i pantaloni a zampa e i capelli lunghi, ma radi.

Eppure, mi riesce difficile non vedere in questi passi la prosecuzione di una marcia che vuole arrivare in un dato punto, in una desolata pianura dove tutte le identità sono livellate fino al suolo. Dove anche il desiderio di rivendicarle è stato così stigmatizzato che gli stessi depredati finiscono di spogliarsi da sé, si autoaccusano e cercano di svellere le superstiti radici di identità che ancora buttassero fittoni dalle loro carni, poche e molli. Un’anoressia creativa che si riflette in soggetti anoressici con una sessualità appena abbozzata e pochissima tensione. Nessun muscolo teso, poca pelle bianca, ebano o gialla pronta a stingersi in un unico grigio fango.

I colori dei ragazzi sembrano scelti con freddezza da un catalogo, non hanno niente della vivace screziatura che nasce dalla infinita fantasia di Dio, il padre di tutti. Come succede coi colori materici: li mescoli tutti assieme ed esce una tinta brutta e grigiastra. Quelli che si aprono a ventaglio dal prisma, invece, di là dal cristallo sono uniti in una bella luce bianca e piena che non annulla ma compie. Così sembra fare sempre il mondo secondo lo spirito che gli è proprio: copia malissimo le cose del Creatore.

Comunque si vede che anche Toscani deve continuare a sbarcare il lunario. Altrimenti perché accetterebbe di partecipare a macchinosi talent show dove si doppia malissimo e dove dice tutto e il contrario di tutto (Master of Photography)? O di realizzare queste campagne che hanno lo stesso graffio di una tigre sfinita da anni passati a trascinarsi in una gabbia?

Forse non ha guadagnato quanto avrebbe meritato con altre opere, quelle sì davvero cariche di novità? Tipo questa:

Ieri mia madre mi ha detto: “Ho avuto un solo uomo, tuo padre”. All’improvviso si sono sgretolati anni e anni di liberazione sessuale, di convincimenti libertari, di mentalità radicale. Tutto quel che avevo creduto una conquista civile si è ridimensionato di fronte a quella semplice affermazione: “Ho avuto un solo uomo, tuo padre”. Sono stato messo di fronte alla debolezza di ciò che credevo essere la modernità, con la forza di chi afferma un principio antico, senza la consapevolezza di essere, lei sì, la vera rivoluzionaria. Mi sono domandato: sono più avanti io che ho vissuto e teorizzato il rifiuto del matrimonio, l’amore libero e i rapporti aperti o lei che per una vita intera è rimasta fedele ad un solo uomo?

Senza essere Gesù Cristo mi sono sentito il figlio di Dio e mia madre mi è apparsa come la Madonna: in modo naturale, come se fosse la più ovvia delle cose, lei ha impostato tutta la sua vita su concetti che oggi ci appaiono sorpassati, ridicoli: la felicità, l’onestà, il rispetto, l’amore. Mentre penso che non c’è mai stata in lei ombra di rivendicazioni nei confronti del potere maschile mi rendo conto che non esiste nessuno più autonomo di lei. Nessun senso di inferiorità l’ha mai sfiorata, perché le fondamenta della sua indipendenza erano state scavate nei terreni profondi della dirittura morale, della lealtà, della giustizia, dell’onore e non sulla superficie di ciò che si è abituati a considerare politicamente corretto. Il rispetto e la timidezza con cui guardava mio padre e l’educazione che mi ha dato a rispettarlo non avevano niente a che vedere con le rivendicazioni dei piatti da lavare.
Mia madre non si è mai sentita inferiore perché ci serviva in tavola un piatto cucinato per il piacere di accontentarci e di farci piacere; o perché lavava e stirava per farci uscire “sempre in ordine”. Sono consapevole che sto esaltando il silenzio e quella che le femministe hanno drasticamente definito sottomissione. Ma non posso fare a meno di interrogarmi sui veri e falsi traguardi dell’emancipazione, su ciò che appartiene ai convincimenti profondi e su ciò che non è altro che sterile battibecco. Nella ricerca dei valori che dovrebbero educarci a un’etica meno degradata di quella improntata al principio del così fan tutti, mia madre è un esempio di anticonformismo e di liberazione: lei è davvero affrancata dagli stereotipi e dai bisogni indotti della società massificata. Per conquistare obiettivi importanti e sicuramente oggi irrinunciabili siamo stati costretti ad abdicare alla nostra integrità. Noi abbiamo perso la “verginità”, non lei.

(“Non sono obiettivo”, O. Toscani, Feltrinelli 2001)

 

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