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Padre Samir: Migranti e islam, cosa deve fare l’Europa

MUSLIM,PRAYER,PROSTRATE
Shutterstock
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L’urgenza di una separazione fra politica e religione nell’islam. I casi di Egitto e Siria. La guerra in Iraq (e in Siria) è anzitutto una guerra intra-islamica. I Paesi europei devono spingere i Paesi islamici ad attuare l'uguaglianza tra tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro religione, e l'uguaglianza assoluta tra uomini e donne.

Il Cairo (AsiaNews) – Ai migranti che giungono in Europa non bisogna dare solo un pane e il tetto, ma anche offrire il meglio della nostra cultura, testimoniare l’ideale cristiano della fratellanza. E a partire dalla scuola, educare al rispetto fra europei e migranti, ragazzi e ragazze, cristiani e non cristiani. È uno dei suggerimenti che p. Samir Khalil Samir offre in quest’intervista che mette a fuoco i problemi e le possibili soluzioni per una convivenza fra cristiani e musulmani, nel Paesi arabi e in Europa.

 

1. L’islam è una religione di pace?

Sì e no! Nel Corano, come nel comportamento di Maometto, troviamo sia un atteggiamento pacifico che un atteggiamento violento. Quando non aveva ancora potere, Maometto entrò alla Mecca in modo pacifico. Nella seconda fase della sua vita, a Medina, ha fatto la guerra e organizzato razzie. Questo corrispondeva alle usanze comuni in Arabia.

Da notare che la parola “razzia” (che ritroviamo in varie lingue occidentali), viene dalla parola araba “ghazwa”, che significa proprio “attacco guerriero”. La prima biografia musulmana di Maometto, scritta da Abū ‘Abdallāh Muḥammad ibn ʻUmar al-Wāqidī (747-823),  s’intitola Kitāb al-maghāzī, cioè “libro delle razzie”.

Dopo la sua morte, i musulmani hanno seguito il suo metodo e hanno conquistato con successo altri Paesi, anche se erano in minoranza numerica.

Poiché l’Islam è un progetto globale, sia religioso che sociale e politico, nelle nuove società conquistate, essenzialmente popolate da cristiani, i musulmani sono stati ansiosi di imporre i loro standard islamici, influenzati in modo pesante dalle tradizioni beduine.

 

2. I critici dicono che l’islam non è solo religione, ma anche ideologia politica. Ci può essere un islam apolitico?

L’Islam è un progetto sociale globale. All’inizio esso è stato un progetto religioso, lanciato da Muhammad, il quale ha spinto i suoi contemporanei ad abbandonare il culto delle varie divinità per riconoscere un unico Dio, Allāh. È chiaro che a quel tempo l’esistenza di Ebrei e Cristiani nella penisola arabica ha avuto un ruolo significativo in diverse regioni, facilitando questa evoluzione.

Ma l’Islam è anche un progetto sociale e politico: sociale, per conformarsi ai costumi beduini, con tutte le sue tradizioni e norme; politico, per unire la comunità grazie a un nuovo progetto unico, l’esistenza di un unico Dio onnipotente! Di conseguenza, il progetto islamico comprende sia le dimensioni religiose, sia quelle politiche. E questo è il grande e vero problema fino ad oggi!

Al presente, esistono alcuni Stati a maggioranza musulmana che fanno la distinzione tra religione e politica.  La Siria, per esempio, è un Paese musulmano al 90%, che ha però una costituzione laica, la quale fu redatta su richiesta del presidente Hafez al-Assad, nel 1973. L’autore è un cristiano ortodosso, Michel Aflaq, che aveva fondato nel 1947, con Salah al-Bittar, il partito Baath. Il presidente è sempre un musulmano, ma l’islam non è la religione di Stato. Ogni cittadino segue la sua religione, ma le norme della Costituzione valgono per tutti e si applicano a tutti: musulmani, cristiani, ebrei, atei… L’ideologia di fondo è caratterizzata dal panarabismo socialista, che pretende di essere secolare, e cerca di distinguere tra religione e politica.

Potremmo anche citare la Tunisia sotto Bourguiba, che, anche se musulmana, nel 1956 ha introdotto una certa laicità e soprattutto un’uguaglianza assoluta tra uomini e donne.

In entrambi i casi, l’influenza della presenza francese in questi due Paesi ha avuto un ruolo cruciale.

 

3. Politica e Chiesa in Europa come devono affrontare il mondo musulmano? Come può funzionare il dialogo?

Nei rapporti con tutti gli Stati, compresi i Paesi musulmani, si dovrebbero sempre applicare due principi fondamentali: l’uguaglianza tra tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro religione; l’uguaglianza assoluta tra uomini e donne. Questo è il fondamento della dignità umana.

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