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Mi sono scoperto padre, figlio e uomo grazie a mia moglie

UOMO, DONNA, GRAVIDANZA
Shutterstock
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Di fronte all'evento che è la nascita di un figlio la virilità di un uomo viene spiazzata, messa a nudo e vissuta in pienezza - racconta Moreno

di Giulia Bovassi

«Se mi chiedessero che cosa fai nella vita io direi il padre, poi il marito, poi il figlio e infine l’uomo.» Tendenzialmente la figura paterna è ideologizzata come disinteressata e inetta, ma il secolare eroe per eccellenza serba dentro sé molte voci senza le quali non si vedrebbe la bellezza complessiva della donna e della famiglia. Moreno, un giovane neo-papà e devoto marito, espone la sua esperienza personale per dirci quanto può essere valorizzante vedere con occhi diversi, precisamente quelli maschili.

Moreno, prima di conoscere la tua sposa, quante visioni puoi dire di aver avuto della donna nella tua vita?

Posso dire di averne avuta solo una di esatta: quella alla quale mi ha condotto mia moglie. Tutti attraversiamo periodi nei quali cerchiamo di ammortizzare la solitudine con presenze immediate e questo, la maggior parte delle volte, corrisponde a deboli storielle occasionali imbevute dell’aroma di una relazione stabile e duratura, che per assurdo rimane sempre sullo sfondo e poco nitida. Questa sensazione sbiadita di volere qualcuno senza termine mi portava molto spesso a dire di no a ipotesi affettive.

So che è inusuale da sentire, ma oggi le cose sono diverse: l’immagine stereotipata che al maschio piaccia l’avventura banale senza responsabilità, insieme a una sessualità femminile sdoganata da ogni stigma, hanno tolto freni inibitori alla donna e li hanno passati all’uomo. È dura da decifrare ma il pensiero bugiardo, tendenzioso, che a noi piacciano le svendite ci porta a declinare gli inviti proprio perché commercializzati.

Shutterstock

I rapporti che hanno preceduto mia moglie mi facevano sentire vuoto, più che arricchito privato di qualcosa: ci usavamo a vicenda, tutto era insipido e il fatto che per entrambi vi fosse un contatto privatizzato a noi come due persone separate dava a me maschio, un concetto di donna estraneo alla dignità che invece, pudore e tenerezza, appresi con mia moglie, hanno conferito a lei e a tutte le donne. E ciò partendo dall’indisponibilità di sfruttarci-usarci a vicenda per il piacere e cosciente del fatto che la corporeità è espressione dell’interiorità della persona. La donna non è il suo corpo e l’uomo non è il suo corpo, entrambi sono anche i loro corpi!

Da cosa era data l’attrattiva?

Un generico “star bene” senza complicazioni e una sessualità egoistica, fatta per me stesso. Quella che con mia moglie è divenuta pura intimità sponsale reciproca, prima era un aggregato di attimi assemblati da sensazioni a pelle, che scottano le passioni, ma diffidano da periodi di convivenza troppo lunghi.

Cercavo di compiacere e compiacermi per rendere quelle esperienze corrispondenti al mio ideale di donna e di coppia.. o almeno a quello che credevo lo fosse! Il passaggio radicale è stato sentire nei confronti di mia moglie un sentimento di timore, non nel senso di rischio per la mia incolumità, piuttosto il timore di danneggiarla o farla soffrire.

Con lei la grandezza della donna si dispiegò nella visione della mia fragilità: non ci volle molto tempo per capirlo e questo diede frutto come profonda comunione che mise al bando la solitudine mai abbandonata. Vedere l’altro o l’altra come un passatempo (anche al di là della tua intenzionalità, ma in seguito alle modalità con le quali viene impostata la relazione) a lungo andare nausea per la sterilità di quel rapporto infecondo.

Hai detto di essere prima di tutto un padre… croce o delizia per un uomo?

Prima che ti accada, così come la cultura moderna vuole, sei portato verso la croce associandola rapidamente a tutte le privazioni che comporta. Per me non è stato così, ho sempre sentito un forte richiamo alla paternità: sottovalutavo l’idea, probabilmente perché come uomo giovane e dinamico vedevo altro nella mia realizzazione personale, ma il desiderio latente di essere padre è quello che mi ha fatto cercare mia moglie.

Por Geinz Angelina/Shutterstock

L’immagine che mi vedeva disteso sul divano a stringere mio figlio che dorme su di me è stato il faro per abbandonare una visione distorta degli affetti, quindi senza esitazione sostengo che un uomo non capisce la sua natura e quella della donna finché non abbraccia l’identità del padre senza riserve, come un ruolo non opzionale e imprescindibile.

La gravidanza come ha inciso in questo?

A mio avviso tutto ciò che capita con la gestazione lo si può riassumere in una parola sola: istinto! Quando vivi la sessualità senza il terrore di un accidente (figlio) cambia completamente il fine e capisci perché tu uomo sei fatto così come sei e la donna è fatta così com’è; il piacere è secondario, non determina l’istinto che invece è dato da un richiamo naturale. La donna incinta, la madre, doppiamente vive: ha un potere straordinario che non è un qualcosa né tuo né suo, ma un’altra persona palesemente lì. Le donne hanno questo potere unico di avere una doppia anima negli occhi!

Non c’è rotondità amplificata o menomazione alcuna del loro corpo in grado di renderle meno femminili agli occhi di un uomo, io trovo quei nove mesi la spiegazione migliore della bellezza.

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