Aleteia logoAleteia logoAleteia
martedì 07 Febbraio |
Beato Pio IX
Aleteia logo
For Her
separateurCreated with Sketch.

Mi sono scoperto padre, figlio e uomo grazie a mia moglie

UOMO, DONNA, GRAVIDANZA

Shutterstock

Matrimonio cristiano - pubblicato il 02/08/18

Di fronte all'evento che è la nascita di un figlio la virilità di un uomo viene spiazzata, messa a nudo e vissuta in pienezza - racconta Moreno

di Giulia Bovassi

«Se mi chiedessero che cosa fai nella vita io direi il padre, poi il marito, poi il figlio e infine l’uomo.» Tendenzialmente la figura paterna è ideologizzata come disinteressata e inetta, ma il secolare eroe per eccellenza serba dentro sé molte voci senza le quali non si vedrebbe la bellezza complessiva della donna e della famiglia. Moreno, un giovane neo-papà e devoto marito, espone la sua esperienza personale per dirci quanto può essere valorizzante vedere con occhi diversi, precisamente quelli maschili.


NEGRAMARO

Leggi anche:
Giuliano Sangiorgi: “Io, sì proprio io, divento padre!”

Moreno, prima di conoscere la tua sposa, quante visioni puoi dire di aver avuto della donna nella tua vita?

Posso dire di averne avuta solo una di esatta: quella alla quale mi ha condotto mia moglie. Tutti attraversiamo periodi nei quali cerchiamo di ammortizzare la solitudine con presenze immediate e questo, la maggior parte delle volte, corrisponde a deboli storielle occasionali imbevute dell’aroma di una relazione stabile e duratura, che per assurdo rimane sempre sullo sfondo e poco nitida. Questa sensazione sbiadita di volere qualcuno senza termine mi portava molto spesso a dire di no a ipotesi affettive.

So che è inusuale da sentire, ma oggi le cose sono diverse: l’immagine stereotipata che al maschio piaccia l’avventura banale senza responsabilità, insieme a una sessualità femminile sdoganata da ogni stigma, hanno tolto freni inibitori alla donna e li hanno passati all’uomo. È dura da decifrare ma il pensiero bugiardo, tendenzioso, che a noi piacciano le svendite ci porta a declinare gli inviti proprio perché commercializzati.

shutterstock_629097572
Shutterstock

I rapporti che hanno preceduto mia moglie mi facevano sentire vuoto, più che arricchito privato di qualcosa: ci usavamo a vicenda, tutto era insipido e il fatto che per entrambi vi fosse un contatto privatizzato a noi come due persone separate dava a me maschio, un concetto di donna estraneo alla dignità che invece, pudore e tenerezza, appresi con mia moglie, hanno conferito a lei e a tutte le donne. E ciò partendo dall’indisponibilità di sfruttarci-usarci a vicenda per il piacere e cosciente del fatto che la corporeità è espressione dell’interiorità della persona. La donna non è il suo corpo e l’uomo non è il suo corpo, entrambi sono anche i loro corpi!

Da cosa era data l’attrattiva?

Un generico “star bene” senza complicazioni e una sessualità egoistica, fatta per me stesso. Quella che con mia moglie è divenuta pura intimità sponsale reciproca, prima era un aggregato di attimi assemblati da sensazioni a pelle, che scottano le passioni, ma diffidano da periodi di convivenza troppo lunghi.


DONNA, UOMO, SESSO

Leggi anche:
Fulton Sheen: il sesso è voluto da Dio

Cercavo di compiacere e compiacermi per rendere quelle esperienze corrispondenti al mio ideale di donna e di coppia.. o almeno a quello che credevo lo fosse! Il passaggio radicale è stato sentire nei confronti di mia moglie un sentimento di timore, non nel senso di rischio per la mia incolumità, piuttosto il timore di danneggiarla o farla soffrire.

Con lei la grandezza della donna si dispiegò nella visione della mia fragilità: non ci volle molto tempo per capirlo e questo diede frutto come profonda comunione che mise al bando la solitudine mai abbandonata. Vedere l’altro o l’altra come un passatempo (anche al di là della tua intenzionalità, ma in seguito alle modalità con le quali viene impostata la relazione) a lungo andare nausea per la sterilità di quel rapporto infecondo.

Hai detto di essere prima di tutto un padre… croce o delizia per un uomo?

Prima che ti accada, così come la cultura moderna vuole, sei portato verso la croce associandola rapidamente a tutte le privazioni che comporta. Per me non è stato così, ho sempre sentito un forte richiamo alla paternità: sottovalutavo l’idea, probabilmente perché come uomo giovane e dinamico vedevo altro nella mia realizzazione personale, ma il desiderio latente di essere padre è quello che mi ha fatto cercare mia moglie.

dad_child_shutterstock_657832069
Por Geinz Angelina/Shutterstock

L’immagine che mi vedeva disteso sul divano a stringere mio figlio che dorme su di me è stato il faro per abbandonare una visione distorta degli affetti, quindi senza esitazione sostengo che un uomo non capisce la sua natura e quella della donna finché non abbraccia l’identità del padre senza riserve, come un ruolo non opzionale e imprescindibile.

La gravidanza come ha inciso in questo?

A mio avviso tutto ciò che capita con la gestazione lo si può riassumere in una parola sola: istinto! Quando vivi la sessualità senza il terrore di un accidente (figlio) cambia completamente il fine e capisci perché tu uomo sei fatto così come sei e la donna è fatta così com’è; il piacere è secondario, non determina l’istinto che invece è dato da un richiamo naturale. La donna incinta, la madre, doppiamente vive: ha un potere straordinario che non è un qualcosa né tuo né suo, ma un’altra persona palesemente lì. Le donne hanno questo potere unico di avere una doppia anima negli occhi!

Non c’è rotondità amplificata o menomazione alcuna del loro corpo in grado di renderle meno femminili agli occhi di un uomo, io trovo quei nove mesi la spiegazione migliore della bellezza. Sbagliamo a credere che il bello sia un artefatto per il quale la donna deve lottare costantemente o soffrire, ed è il messaggio che una donna in gravidanza manda a noi uomini: il fascino nasce di riflesso dalla conformità al programma naturale, a ciò che il loro corpo è in grado di compiere. Il momento in cui appare la pancetta dei primi mesi in te uomo vive solo l’idea, non vedi nulla, non senti nulla ma percepisci che hai qualcuno da proteggere.


ROBERTO MOLINARI

Leggi anche:
Roberto, 18 anni, regge da solo la famiglia. “La mia felicità è questa”

Qui è l’istinto di difesa, protezione, salvaguardia. È il primo momento in cui l’idea di padre diviene chiara e precisa: nessuno infatti te l’ha mai detto, il primo che si chiama così sei tu e senti di dover agire. L’attesa della nascita fa maturare l’istinto di responsabilizzarti poiché da quel momento ogni azione è rigettata all’esterno, tutto è decentrato da me al piccolo. Per un uomo la crescita del pancione è un secondo step dall’idea astratta-intangibile del padre alla rotondità che si interpone fra te e lei, e non siete più coppia: un semplice abbraccio diventa a tre. Durante la gravidanza la donna è 2/3 di te .. è l’unico caso in cui uno più uno fa tre!

PREGNANT
Iryna Tiumentseva - Shutterstock

Oggi, ahimè, sovente si parla dell’utero e del parto nei termini di giogo biologico o schiavitù, sei d’accordo?

La prima cosa che ho detto ai familiari dopo il parto è stata “ho rivalutato totalmente la donna!” Un uomo davanti alla grandezza della nascita trova frammentata e spiazzata la sua virilità all’interno di un paradosso: egli è lì, inerme, sta bene, eppure non può essere di alcun aiuto, al di fuori di qualche massaggio alla schiena, costretto a lasciare che la donna sia padrona del momento in modo particolare nella fase finale dove non esiste niente di più forte e intenso di una madre che lotta perché suo figlio venga al mondo.

La cosa sbalorditiva è che nessuno le ha insegnato davvero cosa fare, non lo ha mai sperimentato e non si è allenata all’imprevedibile, lei segue l’istinto e fa quello che sente di dover fare perché è predisposta a farlo. La forza di una partoriente lascerà qualsiasi maschio attonito perché noi non saremmo mai capaci di tutto questo, siamo diversi e biologicamente inferiori (se così si può dire!). Come esperienza il parto è la fonte di un rispetto collaterale che si dirama dall’uomo alla sua dimensione di figlio oltre che di padre: ritorni inevitabilmente al pensiero di tua madre, donna che per te ha accettato la sfida della nascita e provi gratitudine, ammirazione.




Leggi anche:
Cosa pensano le vere femministe dell’utero in affitto

Chi decide di non vedere questa bellezza rinnega la natura della donna, per la quale la gravidanza è un concetto primitivo, senza escluderne le difficoltà: mia moglie per poter allattare ha rinunciato a terapie farmacologiche, ha messo da parte la sua salute accettando di farsi carico della sofferenza fisica e psicologica per il bene di suo figlio e io padre ero con lei, è stato oggetto di prova che mi ha permesso di dimostrare a me stesso e a loro due, alla mia famiglia, il mio essere uomo nei fatti. Ecco perché il figlio non è un affare privato della donna perché noi maschi siamo messi a nudo dinanzi alla portata di questo evento.

Potresti dire che tuo figlio a seguito della nascita è diventato ontologicamente qualcuno che prima non era?

Quando guardo mio figlio vedo che non è né me né mia moglie, ma una persona diversa, unica, che non abbiamo mai posseduto, ma accolto. Il nostro primo incontro fuori dalla pancia materna è avvenuto quando l’ho chiamato per nome cercando di tranquillizzarlo e lui, sommerso dalle lacrime, si è calmato, mi ha riconosciuto come suo padre girandosi laddove aveva sentito il suono della mia voce che per nove mesi aveva comunicato con lui. Mi ha insegnato che l’aborto è illogico per chiunque sappia cosa s’intende con gravidanza. Non esiste un diritto a discapito di questa meraviglia e tutto quello che posso dire è che per me la data di nascita è sicuramente il parto, ma il compleanno dovrebbe essere al concepimento non alla nascita, perché tu sei nato lì!

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE

Tags:
figlipadreuomo
Sostieni Aleteia

Se state leggendo questo articolo, è grazie alla vostra generosità e a quella di molte altre persone come voi che rendono possibile il progetto evangelizzatore di Aleteia. Ecco qualche dato:

  • 20 milioni di utenti in tutto il mondo leggono Aleteia.org ogni mese.
  • Aleteia viene pubblicato quotidianamente in sette lingue: italiano, inglese, francese, spagnolo, portoghese, polacco e sloveno.
  • Ogni mese, i nostri lettori visionano più di 50 milioni di pagine.
  • Quasi 4 milioni di persone seguono le pagine di Aleteia sui social media.
  • Ogni mese pubblichiamo 2.450 articoli e circa 40 video.
  • Tutto questo lavoro è svolto da 60 persone che lavorano full-time e da altri circa 400 collaboratori (autori, giornalisti, traduttori, fotografi...).

Come potete immaginare, dietro questi numeri c'è un grande sforzo. Abbiamo bisogno del vostro sostegno per poter continuare a offrire questo servizio di evangelizzazione a tutti, ovunque vivano e indipendentemente da quello che possono permettersi di pagare.

Sostenete Aleteia anche solo con un dollaro – ci vuole un minuto. Grazie!

IT_3.gif
Preghiera del giorno
Oggi festeggiamo anche...





Affida le tue intenzioni di preghiera alla nostra rete di monasteri


Top 10
Vedi di più
Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni