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Papa Francesco: per amare bisogna essere liberi dagli idoli

POPE FRANCIS
Antoine Mekary | ALETEIA | I.Media
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E’ incentrata sull’idolatria, un tema di grande portata e attualità, la catechesi di Papa Francesco all’udienza generale, appuntamento ripreso oggi dopo la pausa estiva. “Il mondo – afferma il Pontefice - offre il ‘supermarket’ degli idoli, che possono essere oggetti, immagini, idee, ruoli”.

Divinizzare ciò che non è Dio è una “costante tentazione della fede” e non riguarda “soltanto i falsi culti del paganesimo”. Lo sviluppo di un’idolatria – spiega Papa Francesco durante l’udienza generale – è innanzitutto legato ad una “visione che tende a diventare una fissazione, un’ossessione”:

L’idolo è in realtà una proiezione di sé stessi negli oggetti o nei progetti. Di questa dinamica si serve, ad esempio, la pubblicità: non vedo l’oggetto in sé ma percepisco quell’automobile, quello smartphone, quel ruolo – o altre cose – come un mezzo per realizzarmi e rispondere ai miei bisogni essenziali. E lo cerco, parlo di quello, penso a quello; l’idea di possedere quell’oggetto o realizzare quel progetto, raggiungere quella posizione, sembra una via meravigliosa per la felicità, una torre per raggiungere il cielo (cfr Gen 11,1-9), e tutto diventa funzionale a quella meta.

Gli idoli rubano la vita

La seconda fase dello sviluppo di un’idolatria è distruttiva: gli idoli esigono un culto e ad essi – aggiunge il Papa – ci si prostra e si sacrifica tutto:

In antichità si facevano sacrifici umani agli idoli, ma anche oggi: per la carriera si sacrificano i figli, trascurandoli o semplicemente non generandoli; la bellezza chiede sacrifici umani. Quante ore davanti allo specchio. Qualche persona, qualche donna spende per truccarsi … E questa è anche un’idolatria. Ma non è cattivo truccarsi! Ma normalmente, non per diventare una dea. La fama chiede l’immolazione di sé stessi, della propria innocenza e autenticità.

Gli idoli – sottoliena poi Francesco – “chiedono sangue”:

Il denaro ruba la vita e il piacere porta alla solitudine. Le strutture economiche sacrificano vite umane per utili maggiori. Pensiamo a tanta gente senza lavoro. Perché? Perché gli imprenditori di quell’impresa, di quella ditta, hanno deciso di lasciare, di congedare gente, per guadagnare più soldi. L’idolo dei soldi. Si vive nell’ipocrisia, facendo e dicendo quel che gli altri si aspettano, perché il dio della propria affermazione lo impone. E si rovinano vite, si distruggono famiglie e si abbandonano giovani in mano a modelli distruttivi, pur di aumentare il profitto. Anche la droga è un idolo. Quanti giovani rovinano la salute, persino la vita, adorando quest’idolo della droga.

Gli idoli riducono le persone in schiavitù

Il terzo stadio dello sviluppo di un’idolatria è quello più tragico:

Gli idoli schiavizzano. Promettono felicità, ma non la danno; e ci si ritrova a vivere per quella cosa o per quella visione, presi in un vortice auto-distruttivo, in attesa di un risultato che non arriva mai. Gli idoli promettono vita, ma in realtà la tolgono. Il Dio vero non chiede la vita ma la dona. Il Dio vero non offre una proiezione del nostro successo, ma insegna ad amare. Il Dio vero non chiede figli, ma dona suo Figlio per noi. Gli idoli proiettano ipotesi future e fanno disprezzare il presente; il Dio vero insegna a vivere nella realtà di ogni giorno.

Si ama davvero quando si è liberi dagli idoli

“Riconoscere le proprie idolatrie – conclude il Papa – è un inizio di grazia, e mette sulla strada dell’amore”. Infatti, l’amore è incompatibile con l’idolatria:

Per andare dietro agli idoli, a un idolo, possiamo persino rinnegare il padre, la madre, i figli, la moglie, lo sposo, la famiglia … Le cose più care. L’attaccamento a un oggetto o a un’idea rende ciechi all’amore. Portate questo nel cuore: gli idoli ci rubano l’amore, gli idoli ci rendono ciechi all’amore e per amare davvero bisogna esseri liberi da ogni idolo. Qual è il mio idolo? Toglilo e buttalo dalla finestra.

Rivolgendosi ai pellegrini di lingua italiana, Papa Francesco ha infine ricordato che oggi ricorre la memoria liturgica di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, “zelante pastore che ha conquistato i cuori della gente con mitezza e tenerezza”: “Il suo esempio vi aiuti a vivere con gioia la vostra fede nelle semplici azioni di ogni giorno”.

 

QUI L’ORIGINALE

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