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Là dove risuonano i passi di Cristo attraverso la storia

MSGR. JOSÉ TOLENTINO MENDONÇA
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Intervista a José Tolentino de Mendonça, archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa

di Paulo Rocha

Nello splendido monastero cinquecentesco dos Jerónimos, a Lisbona, il pomeriggio del 28 luglio, José Tolentino de Mendonça — che il I° settembre assumerà il nuovo incarico di Archivista e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa — riceve l’ordinazione episcopale come arcivescovo titolare di Suava. La concelebrazione eucaristica è presieduta dal cardinale patriarca Manuel Clemente. Conconsacranti sono il cardinale António Augusto dos Santos Marto, ordinario di Leiria-Fátima, e il vescovo emerito di Funchal, Teodoro de Faría. Il 28 luglio è una data che ritorna nella biografia di de Mendonça: in questo stesso giorno del 1990, infatti, era stato ordinato sacerdote per la diocesi di Funchal (Madeira). Di seguito pubblichiamo quasi per intero l’intervista dell’agenzia «Ecclesia», che andrà in onda anche su Antena 1.

Don José Tolentino parla dell’Archivio Segreto Vaticano e della Biblioteca Apostolica Vaticana, dell’importanza che possono avere nel pontificato di Papa Francesco e delle convergenze che intende promuovere in un incarico dove s’inizia imparando e trovando poi un filo conduttore che renda giustizia alla loro straordinaria ricchezza.

Da settembre lei curerà e coordinerà tutte le iniziative attorno alla Biblioteca vaticana, la più antica del mondo. Mi piacerebbe iniziare questa conversazione dalla frase di un docente dell’Università cattolica portoghese, Mendo Castro Henriques: «La più antica biblioteca del mondo viene affidata a una persona con una rara capacità di pensare il futuro». È questa la posta in gioco?

Una biblioteca che è un grande deposito della memoria della Chiesa, dei Papi, del cristianesimo e dell’umanità — in Vaticana ci sono documenti che testimoniano le culture dell’occidente e dell’oriente, tesori dell’identità dei popoli che si sono conservati attraverso i secoli — è un patrimonio che rappresenta la memoria degli uomini ma, al tempo stesso, lì c’è una forza di futuro, o come diciamo noi, la forza delle radici. Le radici non sono il passato dell’albero, sono la garanzia della sua vitalità. Per questo l’Archivio e la Biblioteca sono una garanzia della vitalità e del futuro della Chiesa stessa.

Consisterà in questo la sfida di dare vitalità a qualcosa che molto spesso è considerato chiuso a sette mandate?

Non è affatto così! Lo scorso anno ci sono state decine di prestiti a livello mondiale di opere e tesori dell’Archivio e della Biblioteca. C’è una politica di prestiti e di presenza che apre le loro porte al mondo intero. Ci sono più di duemila ricercatori accreditati che realizzano le proprie ricerche al più alto livello. Di segreto c’è ben poco! Segreto vuol dire privato, è un archivio che appartiene alla Chiesa, ma penso che sia necessario rimuovere il lato romanzesco di un archivio che nasconde segreti inaccessibili. Ha i segreti che generalmente custodisce qualsiasi archivio.

Quello che inizia a settembre è un servizio che presta alla Chiesa nella cultura?

Una biblioteca è un luogo di cultura, di pensiero, di dialoghi, d’incontri, è una frontiera della scienza, dove si conserva la memoria ma anche dove pulsa il desiderio di futuro. Una biblioteca è la possibilità di far cose, di stabilire nuovi nessi e di dare una nuova vita ai testi. I testi non hanno solo una vita. Hanno il momento in cui sono stati scritti, ma hanno in sé molte possibilità nascoste.

Tutte le volte che vengono letti hanno una vita nuova.

Tutte le volte che vengono letti, mostrati, di nuovo contestualizzati sono possibilità nuove che si aprono.

Per questo Mendo Castro Enriques ha detto che lei è una persona che ha la capacità di proiettare il futuro, ed è così che guarda la biblioteca.

Avrò sempre questa preoccupazione. Penso che spetti al bibliotecario vegliare sull’integrità di questo tesoro, e fare di tutto perché passi nelle migliori condizioni possibili alle generazioni future, e al tempo farlo colloquiare con il presente, dando una nuova opportunità a quei testi, permettendo nuovi incontri che siano un semenzaio di dialoghi, della costruzione della pace; in fondo è questo che sta dietro la finalità della cultura.

Non penso che abbia progetti definiti da realizzare, ma avrà progetti sognati?

Ho già progetti definiti. Il progetto è imparare. Quando si giunge in un luogo, in un luogo che non si conosce, ciò che si deve fare è imparare dalle persone che sono già lì, ascoltare, conoscere, percepire ciò che si fa, valorizzare. Ed è con questo spirito che andrò in questo luogo e in questa missione. Poi, poco a poco, con le persone che già sono lì, cercherò di trovare un filo conduttore che renda giustizia a quella ricchezza straordinaria che è una biblioteca. È il consolidamento del sapere di epoche, di generazioni, il sogno, le speranze. È tutto qui trascritto in queste opere. Nella sua visita alla Vaticana, Paolo VI disse una frase molto bella: «La biblioteca è il luogo dove sentiamo risuonare i passi di Cristo nella storia dell’umanità». Quella fedeltà alla storia dell’umanità, che Dio ama e che l’Archivio e la Biblioteca testimoniano.

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