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Non si ferma la lotta di papa Francesco contro i pedofili

POPE FRANCIS

Antoine Mekary | ALETEIA | I.Media

Agi - pubblicato il 31/07/18

Le dure parole del cardinale O’Malley​

“Queste accuse – scrive il cardinale Saan Patrick O’Malley, presidente della Commissione anti-abusi, che da religioso cappuccino aveva collaborato con la diocesi di Washigton per la pastorale dei migranti – sono comprensibilmente fonte di grande delusione e rabbia per molti. Questi casi, che coinvolgono un cardinale, devono essere considerati alla luce degli ultimi due decenni di esperienza fatta dalla Chiesa con i casi di abuso sessuale del clero. È mia convinzione che a questo punto sono necessarie tre azioni. Primo, una valutazione rapida e corretta delle accuse; secondo, una verifica dell’adeguatezza dei nostri standard e delle nostre politiche nella Chiesa ad ogni livello, specialmente nel caso dei vescovi; e terzo, comunicare in modo più chiaro ai fedeli cattolici e a tutte le vittime il processo per portare avanti denunce nei confronti di vescovi o cardinali. Non prendere queste iniziative minaccerà e metterà in pericolo la già indebolita autorità morale della Chiesa e può distruggere la fiducia richiesta alla Chiesa per guidare i cattolici ed avere un ruolo significativo nella più ampia società. In questo momento non c’è imperativo più grande per la Chiesa che saper rispondere responsabilmente in queste materie, che – conclude O’Malley – porterò con urgenza e preoccupazione nel mio prossimo incontro con la Santa Sede”. Non ce ne è stato bisogno. Papa Francesco ha usato la ramazza, come doveva.


O'MALLEY POPE

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“Molte autorità della Chiesa avevano ricevuto diversi avvisi sul comportamento del cardinale. Le diocesi locali erano state informate, il nunzio papale a Washington sapeva e persino a Benedetto XVI era stato detto”, ricorda invece l’editoriale dedicato da America, la rivista dei gesuiti statunitensi, al caso dell’ arcivescovo emerito di Washington.

“È vero – si legge nell’editoriale – che nessuno dei precedenti rapporti di abuso riguardano presunti comportamenti criminali con minori, ma si trattava di fatti abbastanza noti e il cardinale McCarrick avrebbe dovuto essere chiamato a rendere conto del terribile abuso del suo ministero e della sua autorità. La Chiesa e i suoi leader dovrebbero vergognarsi della loro incapacità». La rivista dei gesuiti fa anche una sorta di autocritica – merce davvero rara di questi tempi – affermando: ‘Né i media, compresi noi, nei media cattolici (il cardinale McCarrick è stato amico di lunga data di questa rivista e ha tenuto l’omelia durante la nostra celebrazione del centenario nel 2009), può essere assolto dalla responsabilità per aver mancato di prendere sul serio queste voci e altre voci e rapporti, come era richiesto. Indicare la responsabilità solo della gerarchia è di per sé ipocrita”.

L’estate caldissima del Vaticano

“La Chiesa – afferma l’editoriale – non può fingere che si tratti di un incidente isolato. Sono molto i probabili rapporti simili che coinvolgono altri vescovi e leader della Chiesa che hanno abusato della loro autorità o hanno commesso reati sessuali che sono stati ignorati negli ultimi decenni. Mentre le società di tutto il mondo fanno i conti con il dispiegarsi del movimento #MeToo e le vittime di abusi sessuali e molestie trovano le loro voci, la Chiesa non deve fingere che questo sia soltanto un episodio deplorevole che presto sarà finito”.

L’estate 2018 appare dunque “caldissima” sul fronte della lotta alla pedofilia nella Chiesa. Abbiamo avuto nelle scorse settimane la rimozione del vescovo di Adelaide in Australia e la condanna penale, al Tribunale Vaticano, del diplomatico della Santa Sede, monsignor Carlo Alberto Capella, che ha ammesso gravi delitti compiuti su Internet, ma soprattutto Papa Francesco ha accettato lo scorso giugno le dimissioni di tre dei 35 vescovi del Cile che avevano messo a disposizione il loro incarico a seguito dello scandalo pedofilia, che ha fatto emergere responsabilità della Gerarchia locale che non ha preso i necessari provvedimenti per tutelare i minori e aiutare le vittime ad avere giustizia.

Tra loro c’è anche il vescovo di Osorno, monsignor Carlos Barros, le cui dimissioni sono arrivate dopo anni di pressione dell’opinione pubblica essendo egli figlio spirituale di padre Fernando Karadima, il sacerdote condannato per numerosi stupri.

Francesco, che era stato ingannato da vescovi e curiali sulla situazione del Cile, dopo aver mandato l’arcivescovo di Malta ed ex pg Vaticano Charles E. Scicluna a verificare la realtà orrenda che veniva celata anche dai cardinali Errazuriz Ossa e Ezzati, ha anche incontrato in Vaticano le vittime cilene degli abusi e su questi incontri ha poi scritto un documento di altissimo valore morale per “ringraziare la perseveranza e il coraggio di tutte loro. Questo ultimo tempo, è tempo di ascolto e discernimento per arrivare alle radici che hanno permesso che tali atrocità si producessero e si perpetuassero, e così trovare soluzioni allo scandalo degli abusi non con strategie meramente contenitive – imprescindibili però insufficienti – ma con tutti i mezzi necessari per poter assumere il problema nella sua complessità”. “Durante gli incontri con le vittime – rivela il Papa – ho constatato come la mancanza di riconoscimento e di ascolto delle loro storie, come pure il riconoscimento e l’accettazione degli errori e delle omissioni in tutto il processo, ci impedisce di andare avanti”.

QUI L’ORIGINALE

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Tags:
lotta alla pedofiliapapa francescopedofilia nella chiesa
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