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Non si ferma la lotta di papa Francesco contro i pedofili

POPE FRANCIS
Antoine Mekary | ALETEIA | I.Media
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Le dimissioni da cardinale dell'arcivescovo emerito di Washington, Theodore McCarrick, preludono ad una lunga estate calda nella repressione del fenomeno

“Non ci sono privilegi su questo tema dei minori. In Argentina dei privilegiati diciamo: questo è un figlio di papà. Ecco, su questo tema non ci saranno figli di papà. È un problema molto grave. Su questo si deve andare avanti con tolleranza zero”, aveva promesso Papa Francesco nel 2014 tornando da Gerusalemme, affermando che “un sacerdote che compie un abuso, tradisce il corpo del Signore. Il prete deve portare il bambino o la bambina alla santità. E questo si fida di lui. Invece di portarlo alla santità, lui lo abusa. È gravissimo. È come fare una messa nera! Invece di portarlo alla santità lo porti a un problema che avrà per tutta la vita”. Ebbene il Papa ha mantenuto la parola e per la prima volta (dal 1927) ha tolto la berretta a un cardinale accusato di un abuso su un adolescente che sarebbe avvenuto 45 anni fa a New York.

“Nella serata di ieri è pervenuta al Santo Padre la lettera con la quale il cardinale Theodore McCarrick, arcivescovo emerito di Washington, ha presentato la rinuncia da membro del Collegio Cardinalizio. Papa Francesco ne ha accettato le dimissioni da cardinale ed ha disposto la sua sospensione dall’esercizio di qualsiasi ministero pubblico, insieme all’obbligo di rimanere in una casa che gli verrà indicata, per una vita di preghiera e di penitenza, fino a quando le accuse che gli vengono rivolte siano chiarite dal regolare processo canonico”, rende noto infatti un comunicato della Sala Stampa della Santa Sede.

Sono quattro i cardinali accusati di pedofilia

Il cardinale McCarrick – già in pensione da anni – era stato sospeso dalle sue funzioni episcopali in attesa che la sua posizione si chiarisca. Ora la decisione di toglierlo – su sua richiesta – dal Collegio cardinalizio testimonia la veridicità delle accuse, arrivate in effetti anche da altri seminaristi dell’epoca, e il fatto che Francesco mantiene fede al suo impegno di “tolleranza zero” riguardo agli abusi. “Non ci saranno figli e figliastri”, aveva detto ai giornalisti, e così è stato.

Con McCarrick – ricorda il sito specializzato Vaticaninsider – sono diventati quattro i porporati nominati durante il lungo pontificato di Giovanni Paolo II coinvolti in abusi (in tutto 231, creati nel corso di 9 concistori). Il primo è stato l’arcivescovo di Vienna Hans Hermann Groer: nominato a sorpresa quale successore del cardinale Franz König nel 1986, elevato alla porpora nel 1988, costretto a lasciare la guida della diocesi nel 1995 in seguito ad accuse di aver abusato, molti anni prima, alcuni seminaristi minorenni.

Il secondo è stato il cardinale Keith O’Brien, arcivescovo di Saint Andrews ed Edimburgo (Scozia), elevato alla porpora nel 2003, ritiratosi nel 2013 alla soglia del 75 anni senza partecipare al conclave perché accusato di aver abusato reiteratamente, negli Ottanta e Novanta, di due seminaristi e un prete (maggiorenni) Il porporato scozzese ammise le sue responsabilità dicendo:  “Ci sono stati momenti in cui la mia condotta sessuale è stata sotto gli standard a me richiesti in quanto sacerdote, arcivescovo e cardinale”.

Il terzo è il cardinale George Pell, prefetto della Segreteria per l’Economia, che si sta difendendo in Tribunale, in Australia, dall’accusa di aver abusato di minori. E ora si aggiunge McCarrick.

Il caso Billot, un gesuita anticoncordatario

In realtà, a quanto si evince dal comunicato di oggi, il provvedimento preso nei confronti dell’ex arcivescovo di Washington è più duro e definitivo. Mentre a O’Brien e Groer venne consentito di restare cardinali pur perdendone tutte le prerogative, a Mc Carrick è toccato di condividere, seppure per ragioni ben diverse, la sorte del porporato francese Louis Billot, che fu convocato in Vaticano il 13 settembre 1927 e ricevuto in udienza dal Papa.

Nella Curia Romana era ben noto il carattere irascibile di Pio XI e la sua tendenza a trattare anche i cardinali con molta severità e si aspettavano un acceso confronto nello studio papale. Al contrario l’udienza fu stranamente breve e silenziosa. Pochi minuti dopo il suo ingresso, Billot uscì dalla sala senza zucchetto, anello e croce pettorale: aveva rinunciato alla dignità cardinalizia, indignato dalla dura presa di posizione del pontefice e della Segreteria di Stato contro l’Action française. Le sue dimissioni furono accettate il 21 successivo dal Papa.

Il Popolo d’Italia scrisse che il cardinale che aveva posto in San Pietro la tiara sul capo del neo-eletto pontefice Pio XI il 12 febbraio 1922 (era stato proprio Louis Billot a farlo) rimetteva ora nelle mani dello stesso Pontefice la porpora e il cappello, tornando allo stato di semplice religioso. E ciò piuttosto che ritrattare la sua manifesta simpatia per l’Action Française di Charles Maurras, condannata nel 1926 dall’allora regnante Pio XI. Morì come semplice sacerdote gesuita il 18 dicembre 1931 all’età di 85 anni nei pressi di Roma.

Come si ricorderà il cardinale oggi “scardinalato” era stato sospeso dal ministero a motivo di un processo canonico su un presunto abuso su un minore avvenuto quasi cinquant’anni fa a New York : nel corso della vicenda è stata reso ufficialmente pubblico che il porporato, da vescovo, aveva molestato sessualmente alcuni seminaristi maggiorenni e alcuni sacerdoti. Un atteggiamento divenuto abbastanza noto nell’entourage e tra il clero delle diocesi che McCarrick ha guidato (ci furono risarcimenti), ma che non ne ha frenato l’ascesa alla guida della Chiesa della capitale federale e al cardinalato.

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