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Dare una casa alle donne incinta e senzatetto, una realtà in carne e mattoni

RAGAZZA, PANCIONE, STRADA
Shutterstock
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Di recente il ministro Fontana ha dichiarato: "Nel dubbio, un figlio è meglio farlo": perché la maternità, anche in condizioni difficili, va aiutata. Ecco una bella storia di accoglienza che viene dal Canada

Nonostante i titoli circolati nelle ultime ore, il ministro Fontana ha parlato in favore della natalità e non contro l’aborto. Non è una sottigliezza linguistica. Nella lunga intervista al quotidiano La Verità il ministro ha parlato di mamme che lavorano, famiglie numerose, adozioni, disabili e di tutte le ipotesi che si possono costruire per far sì che queste presenze permeanti della società siano sul serio un valore per lo Stato.
Avendo la deroga anche sulle droghe, ha fatto dichiarazioni chiare in merito alla lotta contro gli stupefacenti, questo sì.
Nessun attacco, dunque, a quella presunta «conquista» femminile chiamata aborto. Andando a spulciare tra le parole più interessanti di questa intervista, e che non hanno guadagnato la luce dei riflettori, c’è un passaggio in cui molte mamme si riconosceranno:

I dati confermano che se una donna diventa mamma mantenendo il proprio lavoro, non solo tende ad avere una seconda maternità ma contribuisce attivamente ad aumentare la produttività dell’azienda. (da La Verità)

LORENZO FONTANA
YouTube I La Repubblica

Eppure lo stereotipo prevalente continua ad essere da una parte l’aut aut cinico «ora che sei madre, ti licenzio», dall’altro l’altrettanto falsa pressione moralistica «per essere una brava mamma, devi stare a casa». Nella realtà esistono esempi di virtuosi e faticosi tentativi che sono un’alternativa a entrambi gli estremi appena citati.

Fa davvero la differenza proporre una politica di sostegno alla famiglia che parli in favore di qualcosa e non contro. Forse sarà anche un accattivante stile linguistico, ma il contenuto umano di cui si parla esiste. Esistono famiglie numerose, felicissime di esserlo e altrettanto affaticate a sbarcare il lunario.
Esistono famiglie che percorrono la strada dell’adozione nazionale, internazionale, di disabili e ne sono entusiaste, pure se vessate da una burocrazia che spinge per far alzare bandiera bianca.
Esistono famiglie che assistono disabili, senza che passi mai loro per la testa il pensiero di essere quelli che si fanno carico di «pesi inutili».

Dichiarare ad alta voce che queste presenze sono pilastri del welfare è prendere atto della scommessa positiva e impegnativa con cui si alzano ogni mattina tanti padri e madri italiani.

E nell’elenco delle persone che esistono in carne e ossa, non vanno taciute quelle donne che ricorrono all’aborto perché costrette dall’indigenza e da altri motivi economici. Sono molte e non vorrebbero affatto rinunciare ai loro figli. Uscendo dalla bolla mediatica che ci racconta un mondo femminile meno vero della realtà, la donna non è mai quella creatura che sopprime la vita che porta in grembo con facilità; non è neppure quella che lo fa a cuore pesante, ma mente leggera (del tipo «mi dispiace, eppure non è il momento e so che questo è il mio corpo e dunque una mia scelta).

facebook / Parrocchia san Michele Arcangelo e santa Rita

La realtà è più reale. Gli slogan non attecchiscono nella carne; funzionano bene su Twitter ma non nel qui e ora di una donna che vede le due barrette rosse sul test di gravidanza.

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