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Strumenti di tortura e Inquisizione: i falsi in cui avete sempre creduto

VERGINE NORIMBERGA TORTURA
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di Gabriele Campagnano

Gli strumenti di tortura medievale, specie quelli attribuiti all’Inquisizione – senza neanche specificare di quale Inquisizione si tratti – suscitano da sempre un interesse profondo, a volte morboso, da parte del grande pubblico.Molti di voi hanno visitato i musei della tortura e ci hanno chiesto quale sia la veridicità o verosimiglianza storica degli strumenti di tortura esposti. La risposta è abbastanza semplice: si tratta di obbrobri senza alcun valore storico che appestano diverse città italiane e, incredibile dictu, riescono a ottenere patrocini regionali, del FAI e addirittura di ONG piuttosto famose. Un’affermazione tranciante, ma pienamente giustificata alla luce di quanto leggerete qui sotto.Il primo dato che accende sincera meraviglia è l’assoluta mancanza di testimonianze archeologiche o documentali sui mezzi di tortura che vediamo esposti nei numerosissimi “musei della tortura”. Quasi tutti hanno didascalie che ne spiegano l’uso da parte dell’Inquisizione Romana o di altri tribunali inquisitori.Ci si aspetterebbe, quindi, di trovare almeno una menzione della Vergine di Norimberga o della Forcella dell’Eretico nel Philippi a Limborch Historia inquisitionis: cui subjungitur liber sententiarum inquisitionis tholosanae ab anno Christi MCCCVII ad annum MCCCXXIII, scritto da Philippus van Limborch nel 1692, un teologo protestante fortemente critico della Chiesa. Oppure di scoprire, tra le pagine di A history of the Inquisition of the Middle Ages, redatto dallo storico statunitense Henry Charles Lea e pubblicato a partire dal 1887, una breve trattazione della Pear of Anguish. E invece niente. Nei venti testi presenti nella bibliografia in calce all’articolo, così come in altre decine da noi visionati, non c’è traccia di questi strumenti. Si rende quindi necessaria un’analisi dei singoli strumenti.LA PERA VAGINALE

Gli hanno dedicato paragrafi in riviste, libri e articoli. Fa bella mostra di sé nei (penosi) “musei della tortura”. La citano migliaia di siti e pagine web come uno degli strumenti di tortura dell’Inquisizione. Peccato che non sia mai stata utilizzata. In realtà, la pera vaginale (o “poire d’angoisse” o “pear of anguish”) non è mai esistita fino alla costruzione delle prime repliche nel XIX secolo.

Nei verbali dell’Inquisizione dal Cinquecento in poi non se ne trova traccia (e chiunque li abbia avuto sottomano sa perfettamente quanto siano precisi). Stesso dicasi per le altre fonti dell’epoca, compresi i diari di carnefici del potere civile come Franz Schmidt, le enciclopedie mediche, ecc.

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