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Le visite a sorpresa di Papa Francesco non sono capricci, ma apostolato

POPE FRANCIS
Antoine Mekary | ALETEIA | I.Media
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Telefonate, improvvisate di persona, iniziative non convenzionali sono parte della cifra stilistica di Papa Francesco che vuole stare come un pastore in mezzo al gregge

Papa Francesco è arrivato a sorpresa, a bordo della sua Ford Focus blu in via Alessandria, nel quartiere Salario a Roma, venerdì scorso per andare a trovare  un’anziana signora, sua conoscente, impossibilitata a muoversi di casa perché malata che più volte aveva chiesto di incontrarlo.

La visita è durata circa un’ora, e una volta sceso in strada Francesco si è trovato un piccolo gruppo di residenti, che lo ha accolto e salutato con l’affetto di sempre. Ha stretto la mano a tutti, regalato abbracci e sorrisi. In particolare il Papa si è fermato a giocare con un bambino, mentre una giovane donna, alla sua vista, non è riuscita a trattenere le lacrime di commozione.

Un altro signore gli ha donato un piccolo crocefisso. Avvisato della presenza del Santo Padre, un uomo malato, che vive nello stesso edificio dell’anziana signora, lo ha raggiunto per ricevere conforto e chiedere preghiera, cosa che il Papa ha assicurato. Risalito a bordo dell’auto, Francesco ha continuato a salutare i presenti, benedicendoli (Ansa)

Al Papa piace fare queste improvvisate, non per il gusto di scombinare la tranquillità di questo o quel quartiere, ma per quella volontà di farsi sempre prossimo a chi ha bisogno come può.

Lo ha fatto anche di recente con un suo stretto collaboratore: il neo-cardinale polacco Konrad Krajewski

Francesco è arrivato a sorpresa. «Sono venuto per i poveri, non per te», ha detto sorridendo a don Corrado, che chiede di essere chiamato ancora così, nonostante la berretta rossa (Aleteia)

A volte è una telefonata

Bergoglio ha cominciato con le telefonate fin da subito dopo l’elezione a Pontefice, offrendo consolazione e conforto a chi ne avesse bisogno o anche solo per un saluto, magari dopo essere stato cercato con una lettera. Oppure per mantenere quella normalità della sua vita precedente, uno dei motivi del resto che lo hanno dissuaso dall’occupare gli appartamenti papali e utilizzare i più modesti alloggi della Domus Santa Marta.

“Abbiamo riso e scherzato per circa otto minuti. – dice Stefano Cabizza che nel 2013 aveva 19 anni –  Mi ha chiamato verso le 17 dopo non avermi trovato in casa una prima volta. Mi ha detto di dargli del tu, dicendomi: ‘Credi che gli Apostoli dessero del lei a Gesù? O lo chiamassero sua eccellenza? Erano amici come lo siamo adesso io e te, ed io agli amici sono abituato a dare del tu’”. E “mi ha chiesto di pregare molto per santo Stefano e anche per lui. Mi ha impartito la benedizione e ho sentito crescere una grande forza. Certo è stato il giorno più bello della mia vita” (Aleteia)

Nelle sue chiamate non c’è solo il saluto e il ringraziamento. In queste occasioni (e in chissà quante altre non rese pubbliche) c’è anche un pezzo del suo ministero di sacerdote. E’ la storia di Anna, incinta di un uomo che sa già non vorrà riconoscere il bambino, allora Francesco come un parroco risponde alla lettera che ha ricevuto e chiama la donna che in animo di abortire:

 «Pronto Anna, sono papa Francesco. Ho letto la tua lettera. Noi cristiani non dobbiamo farci togliere la speranza, un bambino è un dono di Dio, un segno della Provvidenza». «Le sue parole mi hanno riempito il cuore di gioia – è il racconto di Anna – Mi ha detto che ero stata molto coraggiosa e forte per il mio bambino».

C’è anche l’annuncio, specie quando può dare una buona notizia ad una intera comunità, come quando Francesco ha chiamato Don Piergiorgio Rizzini, parroco di San Giorgio in Braida che racconta la promessa (poi mantenuta) di parlare ancora di quei preti “scomodi” che tanto sono vicini allo stile di Bergoglio:

«Sentendo le prime parole… “sono Papa Francesco”… – dice Don Piergiorgio alla web tv del quotidiano veronese – ho avuto indubbiamente un attimo di smarrimento, ma anche di sorpresa e emozione. Poi è iniziata la conversazione. Io gli avevo mandato una lettera nella quale lo ringraziavo per la sua attenzione verso i parroci Don Mazzolari e Don Milani. Per noi – prosegue il parroco di San Giorgio – preti degli anni sessanta, sono stati punti di riferimento importanti. E pensiamo che possono essere dei punti di riferimenti anche per i preti futuri. Il Papa ha poi introdotto il discorso su alcuni atteggiamenti di rigidità presenti nella Chiesa»

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