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“Beata te che non lavori!”, recita il nuovo ritornello moralista

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Dalla libertà di lavorare all'obbligo morale di farlo: nuovi impietosi moralismi si infrangono contro il muro del solito, instancabile amore di Dio. Che non è un moralista

Lettere a una moglie 2 di Giuseppe Signorin

Dal diritto di lavorare fuori casa al dovere di farlo il passo è stato breve, amore mio. Ho letto l’ennesimo post su Facebook di una giovane mamma, forse casalinga, rattristata dal fatto che le sue amiche la trattino come una “privilegiata” perché sta a casa ad accudire i figli e quindi non lavora. Tipica trappola psicologica che fa sentire in colpa chi ha figli e decide di rimanere a casa, come se prendersi cura di casa e figli non potesse essere un lavoro. «Beata te che non lavori…». Certo, non è solo un lavoro, è molto di più, ma non penso sia questo che intendono le zitelle – magari sposate, magari plurimamme, sicuramente emancipatissime, ma comunque zitelle dentro – che se ne escono con espressioni del tipo «beata te che non lavori…».

Lo dicono pure alle nostre amiche monache, «beate voi che siete monache…», vorrei vederle a fare la vita che fanno le nostre amiche monache… Monache a parte, non sto insinuando che sia sbagliato lavorare fuori casa, ma la libertà, anche psicologica, dev’essere a doppio senso. Decenni di lotte per combattere un sistema e diventare come i peggio moralisti, che ti fanno sentire male se non fai quello che qualcun altro gli ha messo in testa. Succede per il lavoro, ma non solo. Se una volta, si narra, ti “facevano la morale” perché ci si doveva sposare presto, fare tanti figli, non convivere, non avere rapporti prematrimoniali… oggi è tutto ribaltato.

Ho sentito spesso discorsi moralistici sul fatto che ci si deve sposare solo dopo aver provato più di un “compagno” (tipico gergo comunista ihih), dopo aver passato un po’ di anni nella stessa casa, che non bisogna fare più di un tot di figli se no si è irresponsabili e bla bla bla. La lotta al moralismo è sfociata in un moralismo ancora peggiore. I nuovi moralisti sono attorno a noi, ma si sentono meglio, parafrasando un’ormai vecchia canzone di Frankie Hi-NRG MC, o come si scrive. Puntano il ditino e si sentono tolleranti e liberi. Più acidi dei vecchi moralisti.

Ma grazie a Dio, Dio ci ama sempre. Dio ci ama senza moralismo. Anche quando vuole che cambiamo. Vuole che cambiamo perché ci ama, non per moralismo, non per puntare il ditino. Dio ci ama tutti. Ama anche le zitelle dentro di cui sopra, non come me che faccio una fatica sovrumana a separare le zitelle dentro dallo “zitellismo dentro”. Ama i nuovi moralisti. Ama addirittura tuo marito, che è peggio di loro e solo raramente ha la grazia di sentirsi tale. Dio ama tutti e ci ama sempre, amore mio. Anche quando sembra non esserci via di uscita, come in questi tempi bui. Come in questa notte oscura del mondo, per parafrasare san Giovanni della Croce oltre a Frankie Hi-NRG MC, o come si scrive. Juan de Yepes Álvarez, il doctor mysticus, il tuo santo patrono 2018, che abbiamo cercato di omaggiare nella nostra ultima canzone, “Mi ami anche di notte”, in cui hai sfoggiato dopo anni la tua loop station, creando una base molto cool. Che Dio ci doni il Suo amore. Yo. Ti amo.

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