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Anna Marchesini: «mi interessa pure la morte che della vita è il finale. E non è detto»

ANNA MARCHESINI

YouTube I Renzo Manganotti

Paola Belletti - pubblicato il 30/07/18

Due anni fa una serata in suo onore. Ora il ricordo della figlia Virginia in una lunga intervista per Repubblica.

E’ morta il 30 luglio 2016 a causa dell’artrite reumatoide che l’aveva scelta in una delle sue forme più severe; ha fatto in tempo ad assistere alla discussione di laurea della figlia, Virginia che di lei parla solo in termini assoluti, esclusivi: quasi a voler proprio escludere (il padre?). Una mamma presente, intensa, capace di mettere in scena uno spettacolo nella vita di ogni giorno, solo per lei. E un’attrice superba, Anna Marchesini, e umilissima. Per necessità, per intelligenza vera e incompleta delle cose, della scrittura (la sua felicità, dice), dell’animo umano, almeno nella piccola parte che è riuscita ad aggredire. Sapeva che si trattava di un iceberg, anzi di un vulcano sommerso. Carico di lava, sottoterra, pronto ad esplodere di bellezza e orrori, pure.

Onesta con la vita così come le si è presentata. Ma se non le si fosse presentata in tempo, impaziente, lei stessa se la sarebbe andata a cercare e le avrebbe detto per prima “Piacere, io sono Anna. Cominciamo?”. Azzardo; solo la penso così a tal punto famelica di esistenza da andarsela a prendere nell’angolo dove si fosse andata a nascondere. Questo lo ha proprio detto lei, non so se in altre occasioni, ma benissimo in questa: nel salotto di Fazio, a Che tempo che fa. Era il 2013 e sì, effettivamente le cose le diceva benissimo e non capiva come la gente potesse stare seduta tranquilla con lei che intanto le cose le diceva così bene.

Il coraggio della comicità

La comicità – diceva Anna Marchesini – non è superficialità, la comicità è la forma più alta di espressione. Naturalmente qualcosa devi aver conosciuto, aver attraversato, per avere la visione del contrario, dell’ombra delle cose e fare l’acrobazia della risata che è una capriola nel vuoto,

così riporta il corriere quotidiano.




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Un genio, in equilibrio sulla corda tesa dell’essere a destreggiarsi per non cadere giù. Ma non nella morte, quella è interessante. A non rovinare nel narcisismo che è vuoto puro e non tintinna nemmeno, nella falsa modestia, nella superficialità forse, nella maniera.

Magra, col viso gonfio per i farmaci, truccata e pettinata “da Dio” (si può dire no?). Portava il suo viso offeso e bello ancora, con una dignità giusta, senza ostentare senza pietire, senza rinfacciare niente a nessuno.

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malattiamorteteatro
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