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A che cosa serve una preghiera di riparazione? E’ davvero efficace?

ST ANTHONY
© Zepedrocoelho | CC
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Se ne è sentito parlare di recente a proposito del gay pride di Rimini quando la diocesi ha promosso una processione per riparare i peccati commessi durante quell’evento

Spesso si sente parlare di preghiera di intercessione e riparazione, molte volte a sproposito, ma che cosa è? Che valore ha? Davvero è possibile pregare al posto di un altro? Non è un po’ come se mio fratello fosse ammalato e io pretendessi di aiutarlo a guarire prendendo io la medicina al posto suo?

Sembrerebbe l’eredità di una concezione pagana di Dio, come se il nostro Padre celeste fosse un idolo adirato e offeso da placare o come se io fossi in grado di aggiungere qualcosa al valore infinito della Redenzione operata dal sacrificio di Cristo. E ancora: come si può pensare che la preghiera abbia il potere di modificare la realtà? Ad esempio di far regredire un tumore o di evitare un qualche disastro naturale?

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Roman Catholic Archdiocese of Boston | Flickr CC by ND 2.0

La questione dell’utilità della preghiera è vecchia quanto il cristianesimo, fin dall’inizio infatti quando i primi cristiani si sono incontrati con la sapienza greca (e penso ai più intellettuali, come Giustino o Clemente A.) si sono trovati a discutere con dei filosofi che li deridevano appunto per la concezione ingenuamente antropomorfica di un Dio che cambia idea a seconda di come viene pregato o che plasma e riplasma le leggi della natura in conseguenza delle preghiere.

Indubbiamente sembra poco intelligente e indegno di una visione “alta” di Dio pensare che Egli, nella sua infinita maestà, possa piegarsi ai nostri capricci.

Ora, anche a prescindere dal fatto che Gesù raccomanda esplicitamente la preghiera di richiesta ed io non vorrei mai presumere di essere più intelligente di lui o avere una visione di Dio più alta della sua, mi sembra che sia stato Origene a dare la risposta più profonda alla questione.

Egli osserva infatti che il vero antropomorfismo è quello di chi pensa che Dio sia limitato dalle categorie del tempo e dello spazio e debba quindi PRIMA ascoltare le nostre preghiere per POI decidere di intervenire. In realtà le cose non avvengono così. Dio vive nell’eternità, eternità che Boezio (un paio di secoli dopo Origene) così definisce: “simul et tota vita possessio” ovvero possesso simultaneo di tutta la vita.

Detto in altri termini, Dio non recepisce il tempo come una successione, come facciamo noi, ma tutto simultaneamente, il che fa sì che in un solo istante egli vede la necessità dei suoi figli, ascolta la loro preghiera e provvede alle loro necessità. In questa prospettiva si capisce che la nostra preghiera sono i mattoni dell’esistenza futura.

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