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Pornografia: la sparizione dell'altro disintegra anche me

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Paola Belletti - pubblicato il 27/07/18

Come prevenire il rischio di dipendenza da materiale pornografico e come “disintossicarsi”?

Non sono un clinico, per cui il mio raggio e campo di azione è sul piano educativo. La prima cosa che vorrei dire è che non vi è situazione, per quanto qualche volta possa apparire tragica da cui non si possa uscire. I vizi, così come li abbiamo contratti, possiamo anche sradicarli, forse con fatica, dolore ma è una strada percorribile. Da questo punto di vista, la libertà umana è irriducibile. In secondo luogo è importante richiamare la prudenza. Se non vi è alcun dubbio che la visione di materiale pornografico non sia immediatamente assimilabile ad un fenomeno di pornodipendenza, ciò non significa che non vi sia continuità tra le due e che a scherzare col fuoco ci si potrebbe fare del gran male. In un bel film di qualche anno fa, L’avvocato del diavolo, il diavolo dichiarava: «Vanità, decisamente il mio peccato preferito». In terzo luogo vorrei ricordare che prima di un problema, l’uso di materiale pornografico è il sintomo di un problema, di una fatica esistenziale per cui è importante comprendere quale sia il brodo di cottura, la condizione esistenziale che rende più vulnerabili all’aggressione pornografica. Qui credo ci sia molto da lavorare sul piano educativo e preventivo. A titolo esemplificativo si pensi all’importanza di educare i nostri figli a vedersela con i problemi, le difficoltà senza sostituirci loro, ma accompagnandoli in un percorso di stima – da cui possano imparare l’autostima – in cui si sentano incoraggiati a lottare, senza che ne escano continuamente frustrati; a non fuggire le fatiche; a imparare lo spirito di sacrificio; a vivere la realtà invece che evadere nella virtualità dove tutto sembra, apparentemente, immediatamente possibile e disponibile; a realizzare il loro essere maschi o femmine originario nell’uomo o nella donna adulti, altrimenti anche la pornografia può diventare una fuga da un sé incompiuto e non soddisfacente; a fare esperienze concrete di dono gratuito di sé; alla castità come valore decisivo per lo sviluppo affettivo…




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Credo alla fine che noi genitori dobbiamo tornare a fare i genitori, le mamme e i papà, costruendo in casa tessuti affettivi veri, impastati di amore fedele, totale, generoso e fecondo: non è vero che «i figli debbano fare le loro esperienze», frase spesso usata per disimplicarci dalle loro esistenze; dobbiamo educarli a far esperienza affiancandoli, raccontare loro che non è vero che una cosa valga l’altra; appassionarli alla realtà concreta facendo loro vedere il senso e la bellezza di tale realtà, anche laddove vi sia di mezzo del sacrificio, del dolore… Ma per tutto questo dobbiamo esserci! Infine esistono percorsi, sul territorio italiano, come quelli offerti dai Sessodipendenti Anonimi o di natura specificamente clinica, nei quali si può trovare un supporto specifico importante, laddove l’uso di materiale pornografico acquistasse i tratti della dipendenza. In ogni caso credo sia doveroso dire che in ultima analisi non possiamo che interpellare la libertà umana, che non è solo libertà per e di, ma anche libertà da. Per diventare liberi, talora potrebbe essere necessario liberarsi anche da tutto quanto sembra intoccabile per gli uomini d’oggi: dalla tv, al computer, agli smartphone… Decidere è anche recidere, tagliare con tutto ciò che si presenta come un’occasione prossima per farci del male. Dopodiché non è pensabile la libertà se non come libertà per e di: e in questo, a noi cristiani è stato dato di conoscere la profonda vocazione a cui sono chiamati l’uomo e la donna.


PAPA' FIGLIO PUGILATO

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