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Credente e amico dei francescani. L’altro volto di Albert Einstein

ALBERT EINSTEIN
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Lo scienziato si avvicinò alla Bibbia e al cristianesimo nel periodo nazista, anche se non si convertì ufficialmente al cattolicesimo

Il 18 ottobre 1960, padre Caramelli ha così ricordato la sua amicizia con Einstein durante un’intervista con il giornalista Alberto Maria Fortuna:

«Einstein? L’ho conosciuto qui, tanti anni fa. Candido. Come un bambino. Umilissimo, di una umiltà naturale e spontanea. E se pure non era cattolico, andava volentieri in chiesa perché gli piaceva stare con Dio, in cui credeva. È venuto spesso a San Francesco. Prima mi ascoltava suonare, poi si decise e portò un violino e, strimpellando come sapeva fare lui, si faceva accompagnare da me all’organo. Di notte scendeva nel bosco del convento, e, seduto sul muricciolo della cisterna etrusca, suonava alla luna. Una volta, dopo che lo ebbi accompagnato in una Sonata di Bach, si commosse tanto che mi buttò le braccia al collo, quasi in pianto» (Due frati francescani da ricordare. Padre Caramelli, Fra Clementino, Fiesole 1972, pp. 43-44).

Cartolina con dedica di Einstein al caro amico, padre Odorico Caramelli.

“E’ diabolicamente difficile avvicinarsi a Lui”

Cinque anni prima di morire, ricorda infine il dossier di Uccr on line, Einstein scrive qualcosa di inedito: si riferisce a Dio chiamandolo “Lui”, dandogli perciò una precisa fisionomia e contraddicendo sia la visione di Spinoza che il suo costante rifiuto ad un Dio antropomorfico.

In una lettera del 15 aprile 1950,al suo vecchio amico italiano Michele Besso, scrive: «C’è una cosa che ho imparato nel corso della lunga vita: è diabolicamente difficile avvicinarsi a “Lui”, se non si vuole rimanere in superficie».

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