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Gran Bretagna: un altro passo verso l’editing genetico degli embrioni umani

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Paul De Maeyer - pubblicato il 26/07/18

Secondo il Nuffield Council on Bioethics intervenire sul DNA umano non è “moralmente inaccettabile”

In Gran Bretagna, un ente non governativo di rilievo, il Nuffield Council on Bioethics (NCB), si è espresso nei giorni scorsi su uno degli argomenti più “caldi” in campo bioetico: il cosiddetto editing genetico di embrioni umani.

In un nuovo rapporto, o forse meglio parere, intitolatoGenome editing and human reproduction: social and ethical issues, l’organismo fondato nel 1991 e finanziato dallaNuffield Foundation, dal Medical Research Council e dalWellcome Trust [1] sostiene che intervenire sul cosiddetto “codice della vita”, cioè il DNA umano, sia “eticamente ammissibile”.

Ma solo se sono garantiti due princìpi, così sottolinea il testo: ovvero da un lato il benessere della futura persona, e dall’altro lato la giustizia sociale e la solidarietà, nel senso che “tali interventi non debbano produrre o inasprire la divisione sociale, o marginalizzare o svantaggiare gruppi nella società”.

“E’ nostra opinione che l’editing del genoma non sia moralmente inaccettabile di per sé”, ha dichiarato la presidente del Working Party o gruppo di lavoro, Karen Yeung. “Non c’è motivo di scartarlo in linea di principio”, ha continuato la professoressa di Legge, Etica e Informatica presso l’Università di Birmingham, citata dal Guardian.

Editing genetico

Non è la prima volta che l’ente indipendente con sede a Bedford Square, nel centro di Londra, scuote il mondo scientifico. Sei anni fa, nel 2012, il Nuffield Council of Bioethics aveva sdoganato la discussa tecnica del cosiddetto three-parent baby, cioè la fecondazione in vitro a tre genitori (due donne e un uomo) per impedire la trasmissione di malattie ereditarie dei mitocondri. In seguito all’iniziativa il Regno Unito ha approvato la tecnica nel febbraio 2015.

Ciò che rende l’editing genetico molto delicato e perciò controverso è il fatto che prevede anche la possibilità di apportare modifiche alla “linea germinale”, interesserebbe quindi anche ovuli e spermatozoi. In quel modo i cambiamenti apportati al patrimonio genetico dell’embrione diverrebbero permanenti e verrebbero passati di generazione in generazione.

In un primo momento l’obiettivo dell’editing sarà la “prevenzione dell’ereditarietà di una specifica malattia genetica”, ha spiegato la Yeung, citata dal sito Gizmodo.com. Ma si potrebbe anche andare oltre. Secondo la presidente dell’organismo, la tecnica ha “il potenziale per diventare una strategia alternativa a disposizione dei genitori per raggiungere una gamma più ampia di obiettivi”.

Proprio quest’ultimo aspetto è preoccupante, perché apre la strada ai cosiddetti designer babies, ovvero a bambini concepiti “à la carte” o “su misura” secondo i desideri dei genitori, che vogliono il meglio per la prole. Per Jim Denison, sul sito ChristianHeadlines.com, gli aspetti negativi dell’editing genetico embrionale “fanno spavento”.

“Se un embrione può essere modificato geneticamente per prevenire malattie, potrebbe anche essere cambiato per migliorare capacità?”, chiede l’autore, il quale offre anche un esempio. “Un ormone genetico (conosciuto come EPO) [2] è legato all’attività muscolare; un embrione potrebbe essere progettato per produrre più EPO e quindi aumentare la forza muscolare?”, così continua Denison, che ricorda che le mutazioni genetiche possono produrre degli effetti indesiderati, che possono manifestarsi solo quando la persona è già nata o in avanti negli anni.

CRISPR-Cas9

Infatti, un aspetto che invita alla cautela è il fatto che la procedura più utilizzata dalla comunità scientifica per l’editing del genoma umano, le cosiddette forbici molecolari CRISPR-Cas9, potrebbe causare maggiori danni genetici di quanto pensato finora.  

A lanciare l’allarme è stata una ricerca condotta da scienziati del Wellcome Sanger Institute e resa pubblica il 16 luglio su Nature Biotechnology. La tecnica conduce a “grandi delezioni e riarrangiamenti genomici più complessi”, così scrivono gli autori, Michael Kosicki, Kärt Tomberg e Allan Bradley.

“Il danno genomico osservato nelle cellule mitoticamente attive causate dall’editing CRISPR-Cas9 può avere conseguenze patogene”, così continuano gli autori. Questo significa che alcune terapie basate sulla tecnica non sono tanto sicure. “C’è il rischio di causare un cancro prima o poi nella vita di un paziente”, ha detto uno degli autori, Allan Bradley. “Dobbiamo capirne di più prima di lanciarci in sperimentazioni cliniche umane”, ha aggiunto.

Alcune reazioni

Mentre c’è chi definisce “monumentale” il giorno in cui vedremo il primo bebè umano frutto dell’editing genetico, il rapporto del Nuffield Council on Bioethics suscita anche delle perplessità. Parole forti ha usato l’ex biologo molecolare David King, direttore di Human Genetics Alert, che parla di una “vergogna assoluta” e avverte inoltre sul sito  Sputnik di una deriva eugenetica per escludere dalla società gli umani di livello genetico inferiore, simile a quella che fu alla base dell’Olocausto.

“Abbiamo avuto divieti internazionali sull’ingegneria genetica a sfondo eugenetico per 30 anni. Ma questo gruppo di scienziati pensa di saperne di più”, ha detto King poi alla BBC, mentre ha ricordato che 15 anni fa il popolo britannico ha detto no al cibo geneticamente modificato (GM). “Supponi che vogliano bambini GM?”, così chiede.

Secondo Marcy Darnovsky, direttrice esecutiva del Center for Genetics and Society (un’organizzazione senza scopo di lucro con sede a Berkeley, California), gli autori del rapporto hanno “steso un tappeto rosso per un utilizzo illimitato dell’ingegneria genetica ereditabile” e per “un’età dell’oro in cui alcuni vengono trattati come ‘abbienti’ genetici e il resto di noi come ‘non abbienti’”.

A prima vista, l’editing genetico di embrioni umani per trattare le malattie sembra un progetto lodevole. Ma la realtà è molto più complessa”, così ha spiegato a sua volta il sacerdote e neuroscienziato Tadeusz Pacholczyk, del National Catholic Bioethics Center a Philadelphia, nella Pennsylvania, intervistato dalla Catholic News Agency(CNA).

“Il permesso di ricerca sulla modificazione genetica di embrioni aprirà le paratoie per un’ulteriore sottomissione di esseri umani vulnerabili ed embrionali, individui nelle prime fasi della loro esistenza che verranno creati in ambienti inadatti, manipolati, bistrattati e finiranno per perire come parte dell’esperimento”, ha avvertito padre Pacholczyk, che cita il documento vaticano Dignitas Personae: “L’essere umano va rispettato e trattato come una persona fin dal suo concepimento e, pertanto, da quello stesso momento gli si devono riconoscere i diritti della persona, tra i quali anzitutto il diritto inviolabile di ogni essere umano innocente alla vita” (n° 4) [3].

Raccomandazioni

Il rapporto del Nuffield Council on Bioethics ha formulato anche una serie di 15 raccomandazioni, rivolte agli organismi di ricerca (1-2), poi al governo britannico (3-7) e ai governi in generale, anche al di fuori del Regno Unito (8-12), e infine in materia di licenze e regolamentazione (13-15).

Rivolgendosi al governo britannico, il documento sottolinea ad esempio che prima di qualsiasi iniziativa per emendare la legge “ci dovrebbe essere sufficiente opportunità per un ampio e inclusivo dibattito sociale” sul tema, il quale dibattito va “incoraggiato e sostenuto senza indugio” anche a livello transnazionale.

Viene raccomandato poi ai governi del Regno Unito e di altri Paesi di collaborare con le istituzioni internazionali per i diritti umani come il Consiglio d’Europa e l’UNESCO per promuovere il dialogo internazionale e la governance in materia di innovazione e ricerca sull’editing del genoma ereditabile.

Il testo raccomanda infine un monitoraggio “più stretto possibile” dell’impatto di tali interventi sugli individui e sulla società, “per generazioni”, compatibilmente con la privacy delle persone interessate.

Comunque vada, oltre a timori riguardo la fattibilità tecnica e la sicurezza dell’editing genetico, il rapporto solleva tutta una serie di quesiti fondamentali di natura etica e sociale per il futuro dell’umanità. In questo contesto conviene ricordare il vecchio principio menzionato da papa Francesco nel suo discorso ai partecipanti alla IV Conferenza internazionale sulla Medicina rigenerativa promossa dal Pontificio Consiglio della Cultura. “Non tutto ciò che è tecnicamente possibile o fattibile è per ciò stesso eticamente accettabile”, ha detto il Pontefice il 28 aprile scorso.

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1] La Wellcome Trust è dopo la Bill & Melinda Gates Foundation la seconda fondazione di beneficenza più ricca del mondo.

2] L’EPO o l’eritropoietina è un ormone utilizzato per curare ad esempio le anemie, ma viene anche (ab)usato da atleti e sportivi come doping.

3] Il brano è a sua volta una citazione di un altro documento della Congregazione per la Dottrina della Fede, Donum Vitae (Parte I,1).

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