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In Tanzania il primo parco giochi per disabili ha un cuore tutto italiano (VIDEO)

TANZANIA PLAYGROUND

RepTv

Annalisa Teggi - pubblicato il 24/07/18

Nel 2016 a Cosenza fu inagurato il parco per "giochi senza barriere", adesso l'Associazione La Terra di Piero ne ha costruito uno gemello anche per i bimbi di una scuola africana

Lo scorso 30 giugno è stato inaugurato a Ipogolo, in Tanzania un parco giochi per bambini disabili nell’area esterna di una scuola elementare. È il primo e unico parco inclusivo dell’intera Africa ed è frutto del “Progetto Pamoja” pensato e realizzato dall’associazione calabrese La Terra di Piero.

Pamoja in lingua swaili significa “insieme”, ma non riguarda solo le attività ludiche che i bimbi di questa scuola potranno svolgere insieme, in ballo c’è una visione più grande … un’idea simbolica, e anche concretissima, di fratellanza con l’Italia.

Un parco gemello si trova a Cosenza, unico nel Mezzogiorno, con abbattimento totale delle barriere architettoniche, rampe di accesso, percorsi per bambini ipovedenti, altalene adatte ad ospitare le sedie a rotelle, percorsi tattili, orti sospesi e scivoli. (da Repubblica)


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Per ricostruire il seme di questa piccola grande impresa di solidarietà bisogna quindi fare un passo indietro a Cosenza nel 2013, quando prese corpo l’idea di donare alla città un luogo in cui i bambini potessero avere «giochi senza barriere». L’intuizione non fu di costruire un luogo di giochi appartato «per diversi», ma uno spazio per tutti, a cui nessuno – anche portatore di disabilità – fosse precluso l’ingresso.

I lavori sono iniziati nel novembre 2014 e il progetto ha visto la luce nell’estate 2016. Per realizzare quest’opera «abbiamo sputato sangue», dichiara il presidente Sergio Crocco. Il giorno di consegna alla città del parco giochi intitolato a Piero Romeo è stato presente Nicola Savino, come ospite d’eccezione, lodando questo dono che rende la comunità cosentina un esempio per tutta l’Italia.

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E il mese scorso, con l’inaugurazione del parco gemello in Tanzania, il valore dell’impresa brilla di luce ancora più forte.

Ma da quale scintilla si sprigiona questo zelo umano che cambia il volto delle città in nome dell’accoglienza, in Italia e in Africa?

Chi è Piero Romeo a cui è intitolato il parco cosentino e di cosa si occupa l’associazione che porta il suo nome?

Udite, udite: tutto parte dalla passione per il calcio, da un’amicizia tra ultras del Cosenza. Sì, proprio quelli che lo stereotipo vorrebbe brutti e cattivi.

Scomparso prematuramente nel 2011, Piero Romeo era un faro di intraprendenza per chi lo conosceva:

Sconosciuto a pochi e certamente amato da tutti, Piero, leader indiscusso degli ultrà del Cosenza, Amico e fratello di molti, compagno degli ultimi e degli emarginati, avviò in città la prima “Mensa dei Poveri”. Protagonista di tante iniziative, che può sembrare riduttivo definire di volontariato o di impegno sociale. Con la sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile in tutta la comunità sportiva e in quella legata ad opere di solidarietà del nostro territorio, nelle quali e con le quali, Piero, si era distinto per centinaia di iniziative. Un uomo comune con l’anima preziosa di pochi. (da La terra di Piero)

L’Associazione è nata spontaneamente alla sua morte, quasi una conferma di quel passo evangelico sul seme che morendo dà molto frutto. Un viaggio in Centrafrica cambiò gli occhi e il cuore sia a Piero sia a Sergio Crocco, che è stato il fondatore dell’associazione e ne è tuttora il motore: la pagina Facebook de La terra di Piero pullula di suoi video-documentari su tutte le attività di solidarietà in cui sono impegnati. Alla domanda «Cosa crede che rappresenti, invece, la Terra di Piero per quei bambini che vi hanno conosciuto in Tanzania?», Sergio risponde:

«Un sorriso. Nulla di più, perché siamo consapevoli che non possiamo cambiare il mondo. Ma regalare un sorriso a bambini che hanno pochi motivi per sorridere sì, quello possiamo farlo. E lo facciamo arricchendoci noi stessi dei loro sorrisi. E’ un continuo io ti do-tu mi dai, quando siamo laggiù. Loro ci regalano una serenità che alle nostre latitudini è sconosciuta». (da Cosenza Channel)
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Fare il bene ci fa del bene. Lo abbiamo sperimentato tutti, nel piccolo o nel grande. Lo può dire chi fa qualunque opera di volontariato, ma anche chi – occasionalmente e quasi per sbaglio – si lascia andare a un gesto di generosità coi vicini di casa (o con un passante) e poi sente una strana gioia in cuore. Siamo fatti per donarci e per un impegno gratuito il cui unico compenso è il sorriso di un altro uomo. È proprio una caratteristica scritta nel DNA, anche se può essere sotterrata da chili e chili di menefreghismo autoimposto.

La nostra natura più nuda e sincera si svela nella nostra propensione alla solidarietà: siamo mendicanti di bene, non siamo capaci di darcelo interamente da soli e lo cerchiamo in tutto ciò che soddisfa il nostri bisogni più profondi. È quindi una somiglianza radicale, sottocutanea, quella che – anche se non ce ne accorgiamo coscientemente – vediamo in ogni altro medicante: il sorriso che ci fa stare bene sulla bocca di un bimbo sull’altalena è quello che vorremmo per la nostra anima.

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