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Mio marito non vuole avere più figli. Faccio bene a chiedere il divorzio?

Michaeljung
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Gli esperti ad Aleteia: possibile la nullità del matrimonio, ma importante restare uniti per il bene dei figli già avutii

Una nostra lettrice, raccontando la situazione che sta vivendo in famiglia, ci ha chiesto se è possibile divorziare e chiedere la nullità per una “promessa” mancata dal partner.

Buonasera, sono mamma di un bimbo di due anni, arrivato dopo 11 anni di matrimonio. Mio marito non vuole più altri figli, premetto che sia nel periodo del fidanzamento sia negli 11 anni di attesa mi ha sempre detto che sarebbe stato bello averne due. Per me viene a mancare la sua promessa fatta davanti a Dio nel giorno del suo matrimonio. Il nostro rapporto per questo motivo e altri si sta deteriorando. Secondo voi il solo fatto di non voler più figli è un buon motivo per chiedere la separazione? La mia idea di famiglia per suo volere non ha più senso. Vi ringrazio”.

Sul tema del possibile divorzio, Aleteia ha ascoltato don Héctor Franceschi, Ordinario di Diritto Matrimoniale Canonico presso la Pontificia Università della Santa Croce. «Come prima cosa – ha premesso il docente – il solo fatto di non voler avere più figli non giustifica la separazione, se intendiamo la separazione coniugale di cui parla la Chiesa, che riguarda sia l’adulterio dell’altro coniuge che una situazione che metta in pericolo la integrità fisica o spirituale del coniuge o dei figli, o qualora il coniuge renda troppo dura la vita coniugale (cfr. canoni 1152 e 1153 del Codice di Diritto Canonico). Se si arrivasse a quella situazione si potrebbe chiedere la separazione mentre perdura tale situazione (non si deve confondere, però, la separazione con il divorzio civile e tantomeno con la nullità del matrimonio)».

L’atteggiamento del marito

Franceschi ha spronato, a chi si trova in una situazione simile, a «fare tutto il possibile per salvare il matrimonio, pensando anche al bene del figlio, che ha bisogno di un padre e una madre». Perciò, rispondendo accoratamente, sottolinea: «tenti di capire il perché del rifiuto del marito. Chieda aiuto in parrocchia o in un buon consultorio familiare. Tenti una terapia di coppia. So che il momento è duro, ma se si riuscisse a salvare quell’unione vedrà che alla fine ringrazierà il Signore».

La nullità del matrimonio 

Se, malgrado tutto, il marito non dovesse abbandonare questa presa di posizione «e si scoprisse che sin dall’inizio aveva una chiara e determinata volontà di avere soltanto un figlio, senza importargli cosa lei pensasse e volesse, e non si riesce a cambiare la situazione, sarebbe ipotizzabile una possibile nullità del matrimonio per diversi motivi, ma per dare una risposta più certa avrei bisogno di più dati»

Due ipotesi

Come ipotesi di nullità, «ci potrebbe essere l’esclusione della prole se nel momento delle nozze il marito si era riservato totalmente la decisione su se e quando avere un figlio e soltanto uno, senza tener conto che la moglie parlava apertamente di almeno due figli».

Un’altra ipotesi «sarebbe il consenso condizionato da parte di lei, se si sposò con la volontà determinata di avere almeno due figli e ora, nello scoprire che la volontà del marito era quella di avere soltanto uno, si è sentita tradita e ritiene che il matrimonio non regge più. Come ho detto, però, queste sono soltanto ipotesi che dovrebbero essere valutate dagli esperti dopo un accurato colloquio con la donna».

Il “tradimento” morale del marito

In conclusione, secondo l’esperto di diritto canonico matrimoniale: «la moglie prima di tutto faccia l’impossibile per capire le ragioni di suo marito e fargli cambiare idea, perché in quella netta chiusura alla prole vi è qualcosa che non va e che porterebbe quasi sicuramente all’allontanamento e al fallimento, perché un amore che si chiude alla dimensione feconda è un amore egoista e che non aiuta neanche alla unione tra i coniugi».  Se i tentativi falliscono, «allora potrebbe rivolgersi al parroco per chiedere consiglio sulla via da seguire».

I consulenti nei tribunali eccelesiastici 

Inoltre, va anche detto che nei Tribunali ecclesiastici «ci sono persone il cui compito è quello di consigliere e aiutare le persone che si trovano in situazioni come la sua». «Si rivolga al Tribunale – esorta Franceschi – per approfondire la problematica e vedere se, nel caso concreto, più che un matrimonio che non funziona o che è fallito, ci troviamo dinanzi ad un matrimonio nullo, cioè, che non è stato mai un vero matrimonio. Non mi resta che dirle che prego per lei e spero che trovi la miglior soluzione, sia per lei che per il piccolo».

Atto “unitivo” e “procreativo”

Barbara Baffetti, filosofa e pedagoga, membro della Comunità del Centro Familiare Casa della Tenerezza di Perugia e conduttrice di Gruppi di Parola, a sostegno dei figli di separati, lancia un appello accorato alla donna: «Comprendo la sua frustrazione rispetto a quello che le pare un tradimento nei confronti del progetto nuziale, condiviso fin dagli inizi con suo marito. Il matrimonio dona agli sposi la possibilità di partecipare alla volontà creatrice del Padre, attraverso l’atto coniugale in cui s’intrecciano i due aspetti, unitivo e procreativo. Esso, proprio in virtù di ciò, nasce e si fonda su una fecondità della coppia che è prima di tutto comunione tra i coniugi».

La genitorialità 

La generatività degli sposi, sottolinea l’esperta di Pastorale Familiare, «prende avvio da lì, e forse la vostra si sta perdendo per tutta una serie di motivi su cui è importante fare una riflessione. Provate a rimettere in comunione, desideri e attese, paure e difficoltà, anche rispetto alla vostra genitorialità. Sappia che, per esperienza diretta del nostro Centro, che accompagna appunto le coppie in difficoltà, la crisi non è mai un fallimento a prescindere, ma se affrontata opportunamente, è un momento prezioso per far tornare il matrimonio fecondo, oltre il solo dato biologico. Penso che questa sia una responsabilità cui, lei e suo marito, siete richiamati entrambi, come sposi e genitori appunto».

Cammino di sostegno

Ora, infatti, fa notare Baffetti, «c’è anche un bambino di cui tenere conto. Lo avete accolto come un dono che ora siete chiamati a custodire con una paternità e maternità veramente responsabili. Come conduttrice di “Gruppi di Parola” per figli di separati, conosco il turbamento emotivo di questi bambini e la loro difficoltà a percepirsi ancora protetti da una famiglia; vedo la difficoltà a salvaguardare la genitorialità là dove si è interrotta la sponsalità, con le conseguenze negative che può ben comprendere. Perciò in nome di suo figlio, ma anche di un progetto cui Dio è ancora fedele, la invito a intraprendere un cammino di sostegno di coppia e le auguro che la tenerezza di Dio la porti a riscoprire la bellezza del suo matrimonio».

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