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Identificata la ferita della lancia sulla Sacra Sindone di Torino e sul Sudario di Oviedo

SUDARIO OVIEDO SINDONE
Mostra "O Homem do Sudário"
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Sorprese e constatazioni sulla Sindone

È proprio questo, però, che avviene nella Sacra Sindone di Torino.

In essa, l’immagine reagisce come un negativo fotografico sotto certi aspetti, ma in realtà è un negativo nel senso della fotografia.

 

“Si tratta infatti di una rappresentazione in cui sono rilevabili evidenti sfumature cromatiche, tendenti al rosso, che modellano un corpo nel rispetto della morfometria: è il contenuto tridimensionale. L’applicazione dell’inversione di intensità e della specularità permettono di ottenere la figura come se la si osservasse nella realtà, conservando l’aspetto del rilievo”, ha spiegato l’esperto.

“Il negativo fotografico tradizionale non riproduce informazioni tridimensionali. L’immagine sindonica, invece, possiede queste informazioni, codificate in una serie di sfumature. In altre parole ci troviamo di fronte a un’immagine frutto di un processo di formazione 3D, che non è ancora spiegato e simulato nella pratica per ottenere immagini simil-sindoniche. La differenza di tonalità tra i valori chiari e quelli scuri dell’immagine è talmente bassa che l’occhio riesce a percepire soltanto le fattezze di un volto umano nella sua globalità, mentre i particolari non sono facilmente individuabili”.

Il professor Nello Balossino, docente di Informatica all’Università di Torino.

“L’immagine ci presenta infatti un volto con una distribuzione di luminosità che è esattamente all’opposto di ciò che percepiamo nella realtà, con le parti più sporgenti più scure di quelle più incavate. Il processo di inversione rende visibile il volto di un uomo come in un’osservazione reale”.

Vatican Insider ha chiesto allora al professor Balossino cosa si dovrebbe fare per riprodurre la Sindone.

“Ho esaminato i vari tentativi di coloro che hanno cercato, con diverse tecniche, di riprodurre la Sindone di Torino. In nessun caso le immagini ottenute persistevano nel tempo, contenevano le informazioni tridimensionali sindoniche e le caratteristiche proprie dell’immagine quali la superficialità delle variazione cromatica delle fibre di lino e la loro integrità. Queste particolarità rendono certamente più ardua la spiegazione che attribuisce l’immagine sul telo sindonico ad un falsario medioevale”.

Il dottor Nello Balossino risponde a TV2000:

Sacra Sindone in 3D (senza suono):

È come affacciarsi sulla soglia del mistero della Resurrezione”

È come affacciarsi sulla soglia del mistero della Resurrezione”, ha affermato la professoressa Emanuela Marinelli, che studia la Sindone da 38 anni.

La professoressa Emanuela Marinelli studia la Sacra Sindone di Torino da 38 anni. Riportiamo alcuni estratti dall’intervista che ha concesso sul tema alla rivista Tempi.

Professoressa, come è nata la sua passione per la Sindone?

Studio la Sindone da 38 anni, da quando vidi in tv un servizio che parlava delle ricerche di Max Frei, il direttore del laboratorio scientifico della polizia di Zurigo. Questo botanico aveva scoperto sulla Sindone granuli di polline provenienti da piante desertiche che fioriscono in epoche diverse in Palestina, altri di piante della Turchia dell’Est, altri dei dintorni di Costantinopoli, altri ancora di specie esistenti in Francia e in Italia, e questo confermò le verosimili tappe storiche del Telo.

Le specie identificate da Frei sulla Sindone sono 58: di queste, 38 crescono a Gerusalemme ma non esistono in Europa e tra esse 17 sono tipiche e frequenti a Gerusalemme e dintorni. Ciò prova la provenienza palestinese di questo lenzuolo. È da sottolineare l’importanza della presenza sulla Sindone dello Zygophillum dumosum, che cresce solo da Gerusalemme verso sud in Israele, in una parte della Giordania e al Sinai. Le analisi di Frei sono state successivamente confermate da altri botanici. La palinologa Marzia Boi, analizzando la lista dei pollini trovati sulla Sindone da Frei e osservando le fotografie da lui pubblicate, ha notato la presenza delle piante più usate per realizzare costosi balsami, che venivano impiegati negli antichi riti funerari del Medio Oriente. Essendo laureata in Scienze Naturali e Geologiche, so quanto sono importanti i pollini per ricostruire la provenienza di un oggetto. Da questa ricerca è partito il mio interesse per la Sindone.

FOTOGRAFIA

Professoressa Emanuela Marinelli, laureata in Scienze Naturali e Geologiche. Si è interessata alle microtracce presenti sulla Sacra Sindone.

Quale aspetto della Sindone la affascina di più?

Sono molto interessata alle microtracce presenti sulla stoffa. Sono stati rinvenuti frammenti di terriccio in corrispondenza della punta del naso e del ginocchio sinistro, conferma delle cadute dell’Uomo della Sindone lungo la strada. In altri campioni di materiale terroso, prelevati dalla Sindone in corrispondenza dei piedi, è stata individuata aragonite con alcune impurezze; campioni prelevati nelle grotte di Gerusalemme sono risultati essere molto simili, dato che contenevano anch’essi aragonite con le stesse impurezze. Inoltre sulla Sindone sono state identificate alcune particelle di aloe e mirra, soprattutto nelle zone macchiate di sangue. Sono le sostanze profumate che si usavano in grande quantità per la sepoltura in ambito giudaico. Anche la datazione del tessuto è un campo da approfondire. In base all’analisi con il metodo del radiocarbonio, la Sindone risalirebbe al medioevo, a un periodo compreso tra il 1260 e il 1390 d. C. Numerose obiezioni sono state però mosse al risultato di questo test da parte di vari scienziati, che ritengono insoddisfacenti le modalità dell’operazione di prelievo e l’attendibilità del metodo per tessuti che hanno subito vicissitudini come quelle della Sindone, in particolare un rammendo da parte della suore clarisse di Chambéry dopo il terribile incendio che aveva danneggiato gravemente il lenzuolo nel 1532. Per verificare l’antichità di un tessuto esistono però anche altri test. Tre nuove analisi, condotte nel 2013 presso l’Università di Padova, datano invece la Sindone all’epoca di Cristo.

Qual è secondo lei è il risultato che ci dà più informazioni sull’uomo avvolto in quel sudario?

Il sangue presente su quel Lenzuolo è l’aspetto più commovente: ci narra le torture subite dall’Uomo della Sindone, in tutto coincidenti con le narrazioni evangeliche. È sangue di una persona fortemente traumatizzata, che ha subito una terribile flagellazione con un flagrum romano, una dolorosa coronazione con un casco di spine, il faticoso trasporto del patibulum (la trave orizzontale della croce), le tragiche cadute lungo la strada, lo strazio dei chiodi della crocifissione conficcati nei polsi e nei piedi senza alcun sostegno, lo sfregio del colpo di lancia postmortale.

Flagrum romano, la frusta usata contro l’Uomo della Sindone

Da questo squarcio uscì sangue già parzialmente raggrumato e siero separato: il “sangue e acqua” descritto da Giovanni. Dallo studio della Sindone alcuni medici legali hanno dedotto che fino a poco prima della morte fluiva sangue dalle ferite e che il corpo è stato avvolto nel lenzuolo non più tardi di due ore e mezzo dopo la morte. Per avere un decalco del sangue sulla stoffa come quello osservato sulla Sindone, il corpo deve essere stato a contatto con il lenzuolo per circa 36-40 ore. In questo tempo un ruolo importante deve essere stato svolto dalla fibrinolisi, che provoca il ridiscioglimento dei coaguli. Non ci sono tracce di putrefazione. Resta inspiegabile come il contatto tra corpo e lenzuolo si sia interrotto senza alterare i decalchi che si erano formati. Non ci sono le striature, le sbavature che sarebbero state provocate da spostamenti.

Sulla Sindone esistono molti studi e teorie. Quali sono a suo avviso le teorie più strampalate?

Di teorie strampalate ce ne sono parecchie e purtroppo queste assurdità affascinano molto gli sprovveduti che non si documentano da fonti serie. C’è chi ha avanzato l’ipotesi che l’immagine presente sulla Sindone sia stata provocata da un fulmine o da un terremoto e chi sostiene l’opera di un artista, tirando in ballo addirittura Leonardo, senza considerare l’assoluta mancanza di pigmenti pittorici sulla stoffa. Oltre al fatto che l’esistenza della Sindone in Francia è documentata già cent’anni prima della nascita di Leonardo… Anche la fabbricazione dell’immagine sindonica con un bassorilievo riscaldato o strofinato con pigmenti acidi è insostenibile, alla luce delle analisi condotte direttamente sul lenzuolo. C’è poi chi sostiene che l’Uomo della Sindone non fosse morto ma solo in coma e dunque la risurrezione di Gesù sarebbe una semplice guarigione.

Ma nessun sostenitore di questa teoria si è mai reso disponibile per un esperimento da compiere su di lui, sottoponendosi alle torture subite dall’Uomo della Sindone; anche a fronte dell’offerta della camera di rianimazione, che non c’era all’epoca di Cristo.

Nella sua carriera di studiosa si è mai trovata a “litigare” per difendere l’oggettività delle sue scoperte?

Di “litigate” ne ho dovute fare parecchie, alle mie conferenze o in tv, perché c’è ancora chi nega che sulla Sindone ci sia sangue umano! Purtroppo c’è chi è intimorito dalla Sindone e vuole negarla a tutti i costi per non essere coinvolto in un cambiamento di vita, naturale conseguenza di un’autentica conversione.

La Sindone è stata studiata centimetro per centimetro, ma esistono ancora dei misteri insoluti?

Il mistero più difficile da risolvere è quello dell’origine dell’immagine umana. È certo che il lenzuolo ha avvolto un cadavere, ma è altrettanto certo che quel cadavere non è rimasto a putrefarsi nel lenzuolo. Inoltre – fatto unico e inspiegabile – ci ha lasciata impressa una specie di fotografia di se stesso. L’immagine è una disidratazione e ossidazione della stoffa, senza sostanze di apporto. La colorazione, estremamente superficiale, penetra solo per 200 nanometri nelle fibrille.

Nel corso degli ultimi decenni si sono tentate molte strade per spiegare l’immagine sindonica con le sue particolari caratteristiche. In modo particolare, la superficialità dell’immagine e la sua assenza sotto le macchie di sangue hanno privilegiato l’ipotesi che un’esplosione di luce potesse essere alla sua origine. Molte prove sperimentali sono state fatte a questo scopo con vari tipi di laser, ma solo ultimamente l’utilizzo di laser ad eccimeri potenti e con impulsi di breve durata hanno dato risultati interessanti. Infatti, con laser ad eccimeri che emettono nell’ultravioletto si è ottenuta una colorazione giallina, compatibile con le immagini sindoniche e le loro caratteristiche. Però non sapremo mai come un cadavere ha potuto formare un’immagine che si può spiegare solo con un’esplosione di luce…

Qual è, a suo avviso, il fascino della Sindone?

Davanti alla Sindone si ha la sensazione di affacciarsi sulla soglia del mistero della Risurrezione di Cristo. La Sindone è l’icona della misericordia di Dio, che dona suo Figlio per la salvezza dell’umanità. Quel corpo martoriato è la fotografia dell’amore donato, del peccato espiato, della salvezza compiuta.

La Sindone prima e dopo la Resurrezione. Il corpo è uscito senza sciogliere le bende. Foto dall’esposizione “O homem do Sudário”, a Curitiba (Brasile).

Egli ci trattò secondo la sua misericordia, secondo la grandezza della sua grazia (Isaia 63,7). Quel volto tumefatto ma sereno garantisce la dolcezza del perdono. Non si può restare indifferenti dinanzi al sacrificio del Figlio di Dio, testimoniato dalla Sindone con il linguaggio cruento di un documento insanguinato. “L’Amore più grande”, motto dell’ostensione della Sindone 2015, si richiama direttamente alle parole di Gesù: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv 15,13). Il Signore ha lasciato l’impronta indelebile della sua misericordia su un semplice lino, fragile testimone dell’evento che ha cambiato la storia. Ecco il senso profondo della Sindone, ecco svelato il mistero del richiamo di milioni di persone: la Sindone non lascia passivi, la Sindone coinvolge chi la osserva in un dialogo silenzioso che cambia il senso della vita, mostrando l’unica forza che vince il dolore e la morte. Davanti al venerato Lino potremo ripetere con maggiore forza le parole della secolare preghiera tradizionale, oggi ricamata sul drappo che avvolge la teca della Sindone: «Tuam Sindonem veneramur, Domine, et Tuam recolimus Passionem», veneriamo la Tua Sindone, o Signore, e meditiamo sulla Tua passione.

Alessandro Paolo Bramanti è esperto di Ingegneria Elettronica presso l’Università di Pavia, dove ha conseguito il dottorato. In seguito si è dottorato in Fisica della Materia presso l’Università del Salento. Lavora per una multinazionale nel campo delle nanotecnologie, ha pubblicato numerosi lavori ed è co-inventore di brevetti internazionali nel suo campo.

Ha studiato anche la Sacra Sindone, e nel 2010 ha pubblicato con il dottor Daniele De Matteis il libro Sacra Sindone. Un mistero tra scienza e fede. In un’intervista rilasciata a La Croce, ha sostenuto l’idea che “l’uomo della Sindone è Gesù di Nazareth”.

Il miracolo del quale il cristianesimo non può fare assolutamente a meno, è soprattutto uno: la resurrezione di Cristo. E, guarda caso, proprio di questo miracolo esiste quella che molti considerano una prova: la Sindone. Cosa è per lei un miracolo? E perché la Sindone appare a moltissimi scienziati, oggi, un miracolo?

Alessandro Paolo Bramanti: La Sacra Sindone è un muto testimone della Resurrezione.

Il miracolo è un’eccezione alle leggi della natura; e poiché tutto il mondo materiale deve sottostare alle leggi naturali senza possibilità di sospenderle o modificarle, il miracolo non può che venire da un intervento superiore, ossia direttamente dall’Autore delle leggi naturali stesse. Negare la possibilità assoluta di sospendere le leggi significa, in definitiva, negare l’esistenza del Legislatore; e questa posizione, oltre ad essere molto ristretta e limitante, certamente non può essere sostenuta con argomenti scientifici.

La scienza è come un esploratore libero di muoversi in un paese – quello delle leggi naturali – che è sì, vasto, ma non infinito, ed è circondato da una muraglia che lui, da solo, non può scavalcare. Ma se l’esploratore, a causa di questa sua incapacità, affermasse che non esiste niente oltre il muro, terrebbe un comportamento irragionevole e, in fin dei conti, un po’ ridicolo.

Consideriamo ora la Sindone. È un oggetto materiale e, come tale, senza dubbio ubbidisce alle leggi naturali – compresa quelle dell’invecchiamento e della sensibilità al calore, come purtroppo constatiamo dall’ingiallimento del lino e dalle bruciature degli incendi che l’hanno insidiata lungo i secoli.

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