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Identificata la ferita della lancia sulla Sacra Sindone di Torino e sul Sudario di Oviedo

SUDARIO OVIEDO SINDONE
Mostra "O Homem do Sudário"
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Sorprese e constatazioni sulla Sindone

100 anni fa, nel 1898, un devoto della Sacra Sindone, l’avvocato Secondo Pia, non immaginava che un suo semplice gesto avrebbe cambiato sostanzialmente la storia di quella reliquia sacra.

Fotografo amatoriale, fu lui a immortalare per la prima volta il venerabile tessuto durante un’esposizione pubblica, tra il 25 e il 28 maggio di quell’anno.

Quale non fu la sua sorpresa constatando, quando sviluppò le immagini, che sul negativo era apparsa la figura di Nostro Signore Gesù Cristo, impercettibile nell’osservazione diretta del telo.

Di fronte a quella scoperta, la Sindone passò da una sorta di anonimato alla gloria. La scoperta venne considerata “la rivelazione di fine secolo”, riaccendendo l’antico fervore per la devozione nei confronti del sudario.

Questa devozione, fino ad allora solo popolare, divenne una vera sfida alla scienza. Ricercatori di vari Paesi accorsero a Torino e si lanciarono nell’analisi del misterioso telo per cercare di decifrarne l’enigma.

Alla fine, qual era l’origine di quel tessuto? Cosa rappresentava? Com’è apparsa quella figura nella foto?

Per la pietà cattolica non ci sono dubbi. Quell’immagine impressa nel negativo era la prova più evidente della Passione e Morte di Nostro Signore Gesù Cristo, e per questo la reliquia era degna di venerazione.

Il primo studio sul sudario ad essere reso pubblico fu l’analisi medico-scientifica effettuata dal dottor Pierre Barbet nel 1932. Le conclusioni, descritte nel libro La passione di Cristo secondo il chirurgo, furono impressionanti:

‒ sul volto c’erano segni di contusioni, il naso era fratturato e la cartilagine staccata dall’osso;
‒ sul corpo vennero contati 120 segni di colpi di frusta, prodotti da due flagellatori, uno per ogni lato della vittima;
‒ la frusta era quella che si usava nell’Impero romano, composta da due o tre strisce di cuoio che terminiavano con piccole ossa dalla punta acuminata o piccoli pezzi di piombo con due palline alle estremità;
‒ due piaghe segnavano la spalla destra e la scapola sinistra;
‒ il petto molto sporgente denotava la terribile asfissia subìta durante l’agonia;
‒ i polsi apparivano perforati, con il chiodo che aveva sezionato in parte il nervo mediano, facendo contrarre il pollice verso l’interno del palmo della mano;
‒ dalla curvatura delle gambe e dai fori nei piedi si ha la nitida impressione che il sinistro fosse sovrapposto al destro e attaccato al legno da un unico chiodo;
‒ entrambe le ginocchia erano piagate;
‒ c’erano segni di sanguinamento, prodotti da una grande ferita, sul lato destro del torace;
‒ c’erano infine 50 fori sulla fronte, sulla testa e sulla nuca, compatibili con una corona di spine.

Era una constatazione scientifica, del tutto coerente con la descrizione evangelica della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo. Si trattava davvero del sudario che aveva avvolto il corpo del Redentore quando questi era stato deposto dalla croce per essere sepolto.

(Autore: Diogo Waki)

Iscrizione in aramaico sulla Sacra Sindone: sarebbe anteriore all’anno 70 d.C.

Sepoltura di Cristo. Spencer Collection Ms 151, f155v

Lo scienziato francese Thierry Castex ha scoperto di recente un’altra iscrizione sulla Sindone, come ha reso noto La Stampa. La scritta è in aramaico, la lingua dei primi cristiani. Non è una novità che si scoprano sulla Sindone iscrizioni del I secolo. Nel 1978, un professore di Latino dell’Università Cattolica di Milano ne ha individuate alcune per la prima volta.

Nel 1989 il professor Messina, esperto di ebraismo, ha identificato un’altra iscrizione che recitava “Il re dei Giudei”.

I nuovi caratteri rinvenuti hanno suscitato polemiche, e questo è frequente nell’ambito scientifico. Entro i limiti dell’oggettività è un bene, perché le nuove scoperte vengono sottoposte a critiche, e se resistono vengono consolidate.

La storica dell’Archivio Segreto Vaticano Barbara Frale è stata convocata per analizzare la nuova scoperta. Si sospettava che fosse un’iscrizione realizzata dai Templari all’epoca in cui custodivano la Sacra Sindone, ma la Frale, esperta nello studio di quest’Ordine cavalleresco oggi estinto, ha scartato questa ipotesi.

Sepoltura di Gesù. Via Crucis di Lourdes.

Il fatto che i caratteri fossero aramaici, ha detto la Frale, riportava direttamente all’epoca di Gesù, perché “dopo il 70 non si parlò più aramaico nelle comunità cristiane. E già San Paolo scriveva in greco”.

“Ci sono molti indizi, direi un’infinità, che sembrano collegare la Sindone ai primi trent’anni dell’era cristiana. Per ora è una traccia di ricerca”, ha aggiunto.

Interpellata sull’ipotesi che la scritta possa essere precedente all’anno 70 ha risposto: “Quel che sappiamo del mondo antico ci costringe a formulare questa ipotesi”..

In un’intervista diffusa dalla Radio Vaticana, la storica ha affermato che secondo lo scienziato Thierry Castex, responsabile della scoperta, si può leggere chiaramente la parola “trovato” e c’è accanto un altro termine, che ancora si tenta di decifrare ma può significare “abbiamo trovato”.

La frase può essere accostata all’espressione del Vangelo di San Luca in cui l’evangelista riferisce il motivo per il quale Gesù Cristo venne portato davanti al governatore romano.

Sepoltura di Cristo. Petites Heures di Jean de Berry

San Luca (23, 2) dice: “Abbiamo trovato costui che sobillava il nostro popolo, impediva di dare tributi a Cesare e affermava di essere il Cristo re”.

In un’intervista a La Stampa, il filologo Luciano Canfora ha cercato di screditare la scoperta di Castex e l’interpretazione della Frale, ma ha fatto appello a una retorica caustica, a livello puramente personale, senza fornire alcuna argomentazione scientifica. L’intervistatore ha espresso alla fine il vuoto che gli avevano lasciato i commenti del professore.

In un’altra intervista rilasciata allo stesso quotidiano, la Frale ha sottolineato l’assenza di argomentazioni di Canfora e ha ricordato una scoperta recente del sindonologo Raymond N. Rogers, che lavora nel laboratorio di Los Alamos (dell’Università della California) e ha sottoposto le fibre della Sindone a test specifici per il lino (il tessuto originario è puro lino).

Rogers ha constatato che le fibre si comportano come i campioni raccolti sul sito archeologico di Qumran, vicino al Mar Morto, quindi in modo molto diverso dai tessuti medievali.

Sepoltura di Nostro Signore. Jaime Huguet.

Qumran è uno dei siti archeologici più ricchi e interessanti per il periodo di transizione dall’Antico Testamento al Nuovo.

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