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Smartphone: delizia e… croce

SMARTPHONES SOCILA MEDIA

By GaudiLab | Shutterstock

Paul De Maeyer - pubblicato il 21/07/18

Come difendersi da questo ormai inseparabile ma allo stesso tempo invadente compagno?

Appena sveglio/a la mattina, la prima cosa che fai è controllare lo smartphone per vedere se ci sono dei nuovi messaggi? Questa procedura la ripeti numerose volte nell’arco della giornata, persino quando stai a tavola, o sei in compagnia di amici o ti trovi con il tuo coniuge?

E l’ultima azione della giornata, prima di coricarti, è controllare per l’ennesima volta la posta elettronica, anzi vai a letto in compagnia dello smartphone? Allora soffri di una dipendenza da smartphone, riconosciuta ormai come una vera e propria malattia.

Questa patologia ha del resto anche un nome. Anche se non si tratta esattamente di una fobia, viene chiamata “nomofobia”. Il termine, che è un neologismo utilizzato nel 2008 in uno studio inglese, è costituito da “nomo”, che non ha nulla a che fare con la parola greca nomos (legge) ma è invece l’abbreviazione dell’espressione inglese no-mobile, e dal suffisso -fobia, e indica quello stato di ansia tipico di chi teme di rimanere sconnesso o di non avere accesso alle reti di telefonia mobile.

Mobile Consumer Behaviour Report 2018

Dati interessanti relativi all’uso/abuso degli smartphone sono contenuti nella ricerca inglese Mobile Consumer Behaviour Report 2018, la quale non esita a definire il telefonino “intelligente” la versione digitale del famosissimo coltellino multifunzione dell’esercito svizzero.

Dalla ricerca condotta da Textlocal – una piattaforma di messaggistica aziendale – emerge che l’85% degli adulti Oltremanica possiede uno smartphone e che l’utente medio cambia telefonino almeno una volta ogni due anni, spendendo l’anno scorso in media circa 433,41 sterline, vale a dire circa 483 euro.

La cosa che colpisce forse di più è il livello di dipendenza dallo smartphone, il cui effetto è stato descritto da un terapeuta “come affine alla cocaina”, rivela lo studio.

Infatti più della metà degli utenti britannici controlla il loro dispositivo entro i primi 15 minuti dopo il risveglio, magari perché sta cercando un lavoro. Infatti ben l’89% delle persone in cerca di un impiego ritiene lo smartphone uno strumento “essenziale”.

L’utente medio, così continua la ricerca di Textlocal, controlla il suo telefonino circa 10.000 volte all’anno, di cui 4 volte su 10 – cioè il 40% – per mera abitudine. Proprio per questo il colosso statunitense Apple ha annunciato che allargherà la modalità Do Not Disturb (“Non disturbare”) nel suo sistema operativo.

Uso ossessivo

Quasi un terzo dei partecipanti allo studio, ossia il 30,4%, ammette di controllare “quasi continuamente” i social media nell’arco della giornata, mentre oltre un quinto, ovvero il 21,6%, si dedica “costantemente” al texting, cioè scambia di continuo SMS o altri messaggini.

Mentre gli utenti di sesso maschile della fascia d’età 25-44 anni sono quelli che spendono il maggior tempo navigando online, sono le donne che si dedicano di più allo scambio di messaggi tramite SMS o Instant Messaging (IM).

Quelli più accaniti — per modo di dire — sono gli utenti di sesso femminile della fascia d’età 16-24. Infatti più di due terzi (il 70%) di loro sono “costantemente” incollati al display per scambiare SMS o messaggi brevi istantanei, rivela lo studio.

La persona media dedica inoltre più di 9 ore alla settimana alla navigazione in rete dallo smartphone, cioè più di un’ora al giorno. Infatti, ricorda la ricerca di Textlocal, l’anno scorso il tempo dedicato alla navigazione online dal telefonino ha superato per la prima volta in assoluto quello dal computer.

E l’Italia?

In Italia questo sorpasso è avvenuto già nel 2014. Infatti, in quell’anno in media 15 milioni di utenti erano quotidianamente connessi ad Internet da smartphone. Questi mobile surfer, come vengono chiamati, navigavano in rete mediamente per 90 minuti al giorno (ossia un’ora e mezza). Più bassa invece la cifra degli internauti italiani che si connettevano dal computer: 13 milioni, con un tempo di navigazione medio di 70 minuti al giorno.

Nel Bel Paese, così rivela a sua volta un sondaggio online condotto l’anno scorso dall’Associazione De.Te. (Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche, GAP e Cyberbullismo, con sede a Senigallia, in provincia di Ancona) su un campione di 500 persone della fascia di età 15-50 anni, poco più della metà (il 51%) dei giovani tra i 15 e i 20 anni non riesce proprio a staccarsi dallo smartphone. Infattilo controllano  mediamente 75 volte al giorno. Il 7% delle persone della stessa categoria ripete questa azione fino a 110 volte nell’arco della giornata.

E gli adulti non sono da meno. Quasi la metà infatti degli over 35 (il 49%) non riesce a rinunciare all’uso del cellulare, controlla le notifiche o l’arrivo di messaggi o email 43 volte al giorno (un 6% fino a 65 volte nell’arco di una giornata) e il 58% dichiara che è impossibile stare lontani dallo smartphone per più di tre ore.

Problemi di salute

Un utilizzo smodato dello smartphone può provocare tutta una serie di problemi, fra cui la “sindrome del pollice da smartphone”, effetto dell’uso continuo del dito pollice sul display o schermo tattile del telefonino. Secondo la ricercatrice Kristin D. Zhao, della Mayo Clinic a Rochester, nello Stato del Minnesota (USA), l’uso dei telefonini smart può infatti costringere ad un movimento anomalo del pollice e causare dolori, persino artrite osteoarticolare.

Altri rischi legati all’uso prolungato dello smartphone sono la tendinite al polso e anche la sindrome Textneck, un problema alla colonna vertebrale causato dalle posizioni scorrette assunte da molti utenti di dispositivi mobili o computer. E come se non bastasse, stare per lunghi periodi incollati al piccolo schermo degli smartphone può portare ad un abbassamento della vista e a una degenerazione maculare della retina.

L’uso eccessivo dello smartphone viene collegato anche a problemi come il mal di testa, poi la depressione e infine l’insonnia. In Italia, il centro di Medicina del sonno dell’ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar (provincia di Verona), ha lanciato infatti nel marzo scorso l’allarme sul numero crescente di giovani con problemi del sonno, effetto dell’uso smodato di dispositivi mobili.

C’è persino chi soffre della sindrome “della vibrazione fantasma”. E non sono pochi. Secondo una ricerca del Georgia Institute of Technology e resa pubblica sulla rivista Computers in Human Behaviour, a soffrirne sono 9 utenti su 10. “Si percepiscono e scambiano come vibrazioni del cellulare quelli che in realtà sono i piccoli e frequenti spasmi muscolari”’, spiega l’autore della ricerca, Robert Rosenberger, citato dall’ANSA.

Alcuni rimedi

Un sano distacco dal telefonino smart quindi non guasta. Ma come riuscirci? Forse il modo più semplice è ricorrere al vecchio e comprovato rimedio dell’autodisciplina.

Non è facile, ma con alcuni piccoli accorgimenti potrebbe funzionare, specialmente quando si è al lavoro. Come spiega un articolo pubblicato il 9 luglio scorso sul sito Wtop.com, una prima cosa che si potrebbe fare è controllare lo smartphone solo in momenti prestabiliti, soprattutto quando si sta lavorando.

Secondo una ricerca della Microsoft, dopo un’interruzione per una notifica email o simile ci vogliono infatti da 20 a 25 minuti per tornare in modo produttivo al compito precedente alla notifica.

Se questi e simili trucchi non funzionano, si potrebbe anche ricorrere a accorgimenti elettronici, come scegliere la modalità Do Not Disturb o — se il sistema operativo lo permette — passare dallo schermo a colori a quello bianco e nero o scala di grigi, come suggerisce Catherine Price nel suo libroHow to Break Up With Your Phone, uscito nel febbraio scorso. Ci sono inoltre delle App o dei programmini che possono dare un aiutino, come Flipd, Checky, Wind Down e Forest.

Certo, queste mosse sono un po’ ambigue, perché sarebbe come chiedere a Big Tech, cioè al settore tecnologico, di proteggerci dalla stessa tecnologia. E’ un po’ come usare il fuoco per spegnere il fuoco, osserva Oliver Burkeman sul Guardian.

Lo stesso autore si è affidato comunque con successo a Ditto. Si tratta di un piccolo ingegno che vibra quando è in arrivo una chiamata o un messaggio da parte di certe persone, rendendo lo smartphone in questo modo semplicemente “noioso”. Infatti, dato che ci avvertirà quando accade qualcosa di importante, che senso ha ancora controllarlo di continuo?

Per Burkeman, “il problema è che gli smartphone, come quasi tutti i prodotti della tecnologia, non sono semplicemente un male”, perché “sono qualcosa di peggio: una diabolica combinazione di male e bene”.

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