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India: violenza senza fine contro le donne

NOAH SEELAM / AFP
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L’ultimo caso scioccante è quello di una donna 35enne, madre di due figli, stuprata e poi bruciata a morte dai suoi aguzzini

Non si ferma la brutale violenza contro le donne in India. Nello Stato settentrionale dell’Uttar Pradesh, la polizia ha arrestato lunedì 16 luglio due uomini — altri tre erano ancora ricercati — in seguito ad un nuovo scioccante caso di violenza ai danni di una donna. Come riferito dal quotidiano britannico The Daily Mail, una donna 35enne e madre di due figli è stata stuprata sabato dal gruppo, poi trascinata ad un tempio indù, dove è stata bruciata a morte.

Secondo il capo della polizia locale, Radhey Mohan Bhardwaj, i cinque uomini, tutti membri della stessa grande famiglia alla quale apparteneva anche la vittima, erano “infastiditi” dal fatto che la donna incontrasse un uomo in particolare.

Anche se la donna aveva ancora fatto in tempo ad avvertire il marito e a comunicargli i nomi degli autori dello stupro, una sua disperata chiamata di aiuto alla polizia non è mai arrivata a causa della povera qualità del segnale, ha sottolineato la polizia, che ha respinto l’accusa mossa dai media di non aver risposto alla chiamata.

Altri casi recenti

Purtroppo questo tipo di terribili aggressioni contro donne è piuttosto comune in India. Nel maggio scorso, tre ragazze adolescenti sono state stuprate e poi date alle fiamme nell’arco di una sola settimana, una nello Stato del Madhya Pradesh e due in quello nord-orientale di Jharkhand. Solo una delle tre giovani vittime è sopravvissuta.

Nel caso del Madhya Pradesh, la ragazza sedicenne era da sola a casa quando è stata stuprata. L’aguzzino 26enne ha dato fuoco alla giovane, quando lei ha detto che avrebbe informato i suoi genitori dell’accaduto.

La polizia del distretto di Sagar ha arrestato due uomini. Uno di loro è un cugino della sedicenne. Aveva informato il principale sospettato che la ragazza era da sola a casa. L’autore dello stupro è sposato e ha un figlio, ha raccontato il sovrintendente della polizia, Satyendra Kumar Shukla.

La piccola Asifa Bano

Particolarmente raccapricciante è l’inferno che ha vissuto una bambina di soli otto anni, Asifa Bano, il cui corpicino massacrato è stato ritrovato il 17 gennaio scorso in un bosco nel distretto di Khatua, nello Stato del Jammu e Kashmir. La bambina, la cui unica colpa era di appartenere ad una famiglia di pastori nomadi di religione musulmana, era scomparsa il 10 gennaio mentre portava i cavalli al pascolo.

Anche se il suo corpicino mostrava evidenti segni di violenza, solo sei giorni dopo il ritrovamento, il 23 gennaio, il primo ministro o Chief Minister dello Stato, Mehbooba Mufti, ha ordinato un’indagine da parte della polizia criminale, la quale ha portato all’arresto di otto persone, tra cui un ex ufficiale governativo e alcuni agenti della polizia locale.

Dall’indagine è emerso che Asifa è stata vittima di un brutale piano di pulizia etnica. Il sequestro e lo stupro della piccola erano infatti stati organizzati e portati avanti con il solo obiettivo di mettere paura ai pastori nomadi e cacciarli dalla regione. I Gujjari  lasciano pascolare liberamente i loro greggi e sono entrati di recente in conflitto con la popolazione sedentaria e indù del Jammu. L’inchiesta ha anche rivelato che la piccola Asifa è stata “stuprata per giorni, torturata e infine uccisa” all’interno di un tempio indù.

Il nazionalismo e la politica

Come osserva Volker Pabst sulla Neue Zürcher Zeitung, il Bharatiya Janata Party (BJP), ossia la formazione nazionalista indù del primo ministro indiano Narendra Modi, non ha fatto bella figura nella vicenda di Asifa Bano. Non solo il premier ha mantenuto per troppo lungo tempo il silenzio sul caso, ma inoltre due membri del BJP e ministri del governo dello Stato del Jammu e Kashmir hanno partecipato a manifestazioni di sostegno a favore delle otto persone arrestate – tutti indù – per l’uccisione della bambina.

Il problema del BJP, così suggerisce Pabst, è che permette a gruppi radicali e organizzazioni estremiste come il nuovo movimento Hindu Ekta Manch, che ha definito l’inchiesta sul caso della piccola “di parte” e “anti-indù”, di aumentare le sue sfere di influenza.

Molto eloquente circa l’atmosfera che si respira in alcuni ambienti è il commento di un manager bancario nello Stato meridionale del Kerala, che sul suo account Facebook ha dichiarato che era “bene” che la ragazzina fosse stata uccisa, perché un giorno sarebbe diventata una “bomba [umana] contro l’India”. L’uomo è stato licenziato, rassicura la BBC.

Clamore ha suscitato l’accusa di stupro mossa più di un anno fa contro un deputato del BJP nel parlamento regionale dell’Uttar Pradesh, Kuldeep Singh Sengar. L’uomo, che si proclama innocente, è stato messo in stato d’accusa solo mercoledì 11 luglio. A sbloccare il caso è stato il gesto disperato della stessa vittima, che ad aprile ha tentato il suicidio davanti alla casa del molto controverso primo ministro dell’Uttar Pradesh, Yogi Adityanath, membro del BJP. Il padre della ragazza, il quale aveva accusato Sengar, è morto in circostanze sospette mentre era sotto custodia della polizia.

Inasprimento della legge

Nel 2016 sono stati registrati a livello nazionale in India quasi 40.000 stupri, ma secondo gli attivisti la cifra reale sarebbe molto più elevata. Con più di 4.800 casi nel 2016, lo Stato dell’Unione con il maggior numero di stupri è proprio l’Uttar Pradesh, che con 200 milioni di abitanti è quello più popoloso di tutto il Paese [1]. Si calcola inoltre che più del 40% delle vittime di stupro sono minorenni, quasi 19.000 nell’arco del 2016, cioè più di 50 al giorno.

In un tentativo di combattere il fenomeno, il governo del primo ministro Modi ha approvato il 21 aprile scorso l’introduzione della pena di morte per chi venga trovato colpevole di violenza sessuale su bambini di età inferiore ai 12 anni. Il governo Modi ha anche alzato la pena minima per lo stupro di ragazze di età inferiore ai 16 anni e di donne.

Già nel 2013 l’India aveva attuato nuove norme per tutelare le donne nell’enorme Paese [2], frutto del lavoro del Justice Verma Committee, la commissione speciale presieduta dall’ex Chief Justice (o presidente della Corte suprema di Nuova Delhi), Jagdish Sharan Verma.

Oltre ad inasprire le pene, il pacchetto normativo ha creato una nuova serie di reati per stalking, voyeurismo, disrobing – il denudamento forzato di donne in pubblico a scopo di umiliazione – ed attacchi all’acido. Controversa invece è stata la decisione di fissare l’età di consenso per i rapporti sessuali a 18 anni.

Il pacchetto era la risposta dell’allora governo guidato dal Partito del Congresso al brutale stupro di gruppo di una ragazza 23enne avvenuto la sera del 16 dicembre 2012 su un autobus della capitale Nuova Delhi. La ragazza morì il 28 dicembre 2012 per le ferite e le lesioni riportate, nell’ospedale Mount Elizabeth a Singapore dove era stata ricoverata.

E’ cambiato qualcosa?

“E’ difficile da dire”, così suggerisce Soutik Biswas sul sito della BBC. Secondo l’autore, c’entra forse anche la “spaventosa” disparità tra i sessi in India, frutto soprattutto del fenomeno degli (illegali) aborti selettivi. Le coppie continuano a preferire infatti figli maschi e molti embrioni del sesso “sbagliato”, cioè femminile, vengono eliminati. Il risultato è che l’India ha una sex ratio di 112 maschi per ogni 100 femmine, rispetto a quello naturale di 105 maschietti per ogni 100 femminucce.

In India mancano statisticamente 63 milioni di donne all’appello, ricorda Biswas, che fa osservare che lo Stato con il maggior numero di stupri di gruppo in India, quello centro-settentrionale di Haryana, è anche quello con la peggiore sex ratio di tutto il Paese.

Occorre senz’altro cambiare la mentalità. “Molti indiani — uomini e donne — si rifiutano di credere che la violenza sessuale sia un grave problema, il quale sta divorando i parametri vitali dell’India”, così sostiene Biswas. Molti tendono infatti a presentare lo stupro come una ragazzata, come dimostrano le parole del politico e fondatore del Samajwadi Party (SP), Mulayam Singh Yadav. “I ragazzi sono ragazzi. Commettono errori”, così disse nel 2014, commentando lo stupro di gruppo di una fotogiornalista e un’operatrice telefonica a Mumbai. “Devono essere impiccati per questo?”.

La domanda è infatti se la pena capitale cambierà qualcosa. “L’unica soluzione a cui pensa la maggior parte delle persone in India in questo momento è uccidere i criminali, invece di uccidere il crimine”, osserva Isha Batia sulla Deutsche Welle, che denuncia anche la politicizzazione del tema. “La rabbia, lo sdegno e l’indignazione non sono abbastanza. Abbiamo bisogno di scuole, università, organizzazioni sociali e persino partiti politici per educare e sensibilizzare la società civile. Uno stupro è un crimine brutale e odioso. Punto”, così conclude l’autrice.

*

1] La popolazione dell’Uttar Pradesh supera quella di Germania (82,2 milioni), Francia (64,9 milioni) e Spagna (46,6 milioni) messe insieme.

2] L’India conta attualmente circa 1,34 miliardi di abitanti. Nel 2024 il gigante asiatico avrà secondo le previsioni dell’ONU approssimativamente 1,44 miliardi di abitanti e raggiungerà nel 2050 quota 1,66 miliardi di abitanti. Tre quarti circa della popolazione indiana ha meno di 35 anni.

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