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“False testimonianze”: come ti smaschero i miti anticattolici

ORDER OF THE KNIGHTS TEMPLAR
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Copernico era un prete polacco che apportò un tassello importante ma non tale da poter parlare di rivoluzione, poiché continuò sulla strada indicata da altri, come, per esempio, Roberto Grossatesta (1168-1253), Alberto Magno (ca 1200-1280), Ruggero Bacone (1214-1294), Guglielmo di Ockham (1285-1347), Nicola d’Oresme (1325-82), che scoprì la rotazione della Terra intorno al proprio asse. Copernico ipotizzò un sistema solare con il sole al centro e, attorno, la Terra e gli altri pianeti che giravano su orbite circolari. La sua ipotesi non saltò fuori dal cilindro ma fu il risultato delle teorie formulate nelle università dove studiò. Keplero (un fervente cristiano protestante), a sua volta, apportò un contributo decisivo al modello copernicano sostituendo le orbite circolare con quelle ellittiche. Stark prende in esame i migliori scienziati che ci furono tra il 1543, data di pubblicazione del De Revolutionibus, ed il 1680. Su 52, solo 1 era ateo: Edmond Halley. Tra questi il 25% erano ecclesiastici e 9 cattolici. Diversi illustri storici hanno mostrato come alla base della ricerca del sapere c’era la teologia, che è l’applicazione della ragione ai misteri della fede, portata in auge dagli Scolastici, «brillanti studiosi, che fondarono le grandi università europee e furono i primi a formulare e insegnare il metodo sperimentale; furono loro a dare inizio all’ascesa della scienza occidentale» (p. 193).

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Per quanto riguarda l’affaire Galilei, cosa successe veramente? Davvero la Chiesa lo mise in prigione? La risposta di Stark è netta. Mai! Galileo fu messo agli arresti domiciliari, con tanto di servitù, non per le sue ipotesi scientifiche, quanto per la sua «doppiezza». Era tipico di Galilei «attribuirsi falsamente il merito di invenzioni altrui, come il telescopio, e di verifiche empiriche che probabilmente non aveva mai fatto, come lasciar cadere pesi dalla torre di Pisa», come, anche, «sfidare il papa in un modo piuttosto offensivo», ridicolizzando lo stesso pontefice e gli altri scienziati. Inoltre, «gran parte di quello che Galileo descriveva nel suo libro [Dialogo dei massimi sistemi, NDR] come verità scientifica non lo era affatto; per esempio, la teoria delle maree era assurda, come fece notare Albert Einstein nella prefazione a una traduzione del 1953 del celebre testo di Galileo» (p. 228). Sulla schiavitù la posizione della Chiesa cattolica è sempre stata chiaramente contraria, fin dalle origini. Purtroppo, anche qui, la maggior parte degli storici ha voluto dimenticare i duri pronunciamenti dei papi e, soprattutto, il fatto che in quei Paesi cattolici in cui vigeva la schiavitù, nonostante le scomuniche della Chiesa, si è sempre cercato di migliorarne le condizioni di vita. Secondo le statistiche elaborate da Stark (disponibili dal 1833!), nella Luisiana, che fu sotto l’Amministrazione francese (cattolica), il 41,7% degli schiavi neri erano liberi, mentre nel Mississippi (Inglese, protestante) solo lo 0,5%«Per molti secoli la Chiesa cattolica fu sola nel suo sforzo di mitigare gli orrori della schiavitù. Basta dunque con le affermazioni secondo cui la Chiesa insegnava che la schiavitù era moralmente legittima» (p. 245).

Se si passa all’accusa rivolta alla Chiesa di essere a favore dei regimi totalitari e, dunque, contraria ad ogni forma di democrazia, Stark con grande precisione riporta il pensiero dei Padri della Chiesa, mostrandone l’avversione verso la tirannia. «I teologi cristiani divennero sempre più critici circa l’autorità morale dello Stato. Nella “Città di Dio”, Sant’Agostino affermava che, se lo Stato era essenziale per una società ordinata, era pur sempre privo di una fondamentale legittimazione» (p. 261). Di qui, l’incompatibilità di fondare il potere dello stato sul «diritto divino dei re», principio, questo, non cattolico ma, nato in ambiente protestante nel XVII secolo. «È semplicemente falso che la Chiesa si oppone alla libertà e alla democrazia», conclude Stark. «Semmai, tende a opporsi ai tiranni, specialmente a quelli che cercano di distruggerla» (p. 280).

Riguardo, infine, alle origini della modernità e al dogma weberiano dello spirito del capitalismo come frutto dell’etica protestante, Stark ribadisce quanto già dimostrato da eminenti storici: il capitalismo nacque nei monasteri cattolici. Furono, infatti, i monaci i protagonisti del dissodamento dei terreni, della concentrazione di terra e della produttività agricola, elementi, questi, che trasformarono l’economia di baratto, incentrata sull’autosussistenza, in un’economia capitalista, basata su specializzazione e commercio. Per tale motivo, tale rivoluzione è stata definita «capitalismo religioso». I monasteri, gestiti secondo i principi di un «management complesso e lungimirante», secondo i sensi della meritocrazia e dell’etica, divennero, piano piano, veri e propri borghi, che acquisirono, più tardi, forza lavoro libera salariata. Gli scambi portarono alla nascita dell’economia monetaria e allo sviluppo del credito. È nei monasteri che prende forma il mutuo ipotecario, cioè, il «mort-gage (letteralmente «pegno morto») in cui chi riceveva il prestito come garanzia dava in pegno della terra e chi il prestito lo concedeva incassava tutta la rendita di quella terra per tutta la durata del prestito, senza che la suddetta rendita venisse detratta dalla somma dovuta» (p. 297). È in tale contesto che emerge una nuova visione del lavoro come intrinsecamente virtuoso, e la pratica della frugalità, elementi capaci di generare surplus e reinvestimento. Anche l’applicazione dell’interesse come remunerazione per la rinuncia al consumo nasce nei monasteri, che divennero centri di erogazione di prestiti alla nobiltà, a re, ma, anche, a vescovi e cardinali. In quei luoghi fu sviluppata la teologia del giusto prezzo e del legittimo interesse. «Anche se il capitalismo si sviluppò nelle grandi tenute monastiche, ben presto trovò un ambiente ricettivo nelle nuove città-stato democratiche della penisola italiana, che nel X secolo cominciarono a emergere diventando i centri bancari e commerciali d’Europa, esportando una grande quantità di beni acquistati da fornitori nell’Europa settentrionale, soprattutto nelle Fiandre, in Olanda e in Inghilterra, mentre i loro acquirenti principali erano Bisanzio e gli stati islamici, soprattutto quelli della costa nord-africana» (p. 307). «Molto probabilmente la conseguenza più profonda e duratura della Riforma protestante fu aver causato la Riforma Cattolica, o Controriforma» (p. 309).

Qui l’articolo originale tratto dall’Unione Cristiani Cattolici Razionali

 

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