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“False testimonianze”: come ti smaschero i miti anticattolici

ORDER OF THE KNIGHTS TEMPLAR
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di Armando Savini

È stato pubblicato dalle Edizioni Lindau, uno degli ultimi libri di Rodney StarkFalse testimonianze Come smascherare alcuni secoli di storia anticattolica. Il noto e apprezzato sociologo della religione, e docente di Scienze sociali presso la Baylor University (Texas), nella sua prefazione spiega il perché di questa ricerca storica, volta a smascherare i miti diffamatori perpetrati nei secoli contro la Chiesa cattolica: «Non sono cattolico e non ho scritto questo libro per difendere la Chiesa. L’ho scritto per difendere la storia».

Ed è con questo nobile scopo, che Stark, «indipendent Christian» di famiglia luterana«edotto sulla malvagità cattolica e su come Martin Lutero ci aveva resi liberi di pensare con la nostra testa e di andare alla ricerca del sapere» (p. 281), e docente a Baylor, «la più grande università battista del mondo … fino a non molto tempo fa … focolaio di anticattolicesimo militante» (p. 311), ha esaminato la storiografia di «storici non-allineati» -indipendenti dal main stream illuminista-, e basandosi su tali fonti storiche ha dedicato dieci capitoli ai temi più discussi e discutibili, cioè, a quei falsi miti con cui si è etichettata la Chiesa cattolica: l’accusa di antisemitismo, la sparizione dei vangeli apocrifi, la persecuzione cristiana contro i pagani dell’impero, i “Secoli Bui”, le Crociate, l’Inquisizione, i rapporti con la scienza e la schiavitù, l’accusa di appoggiare regimi autoritari e la questione della modernità.

Ciò che desta meraviglia è come sia stato possibile metter su tanti falsi storici e mantenerli in vita, quando moltissime fonti storiche e ricerche serie dimostravano – e dimostrano tutt’oggi – l’esatto contrario. Il merito di Stark, oltre a fornire dati statistici significativi, è di aver riportato alla luce documenti e studi “dimenticati” in quanto scomodi ad un’ideologia preconcetta, instaurata da Voltaire e colleghi, volta a distruggere o, dove non fosse possibile, a coprire, tutto ciò che di buono viene dal cattolicesimo. Leggendo il libro di Stark, si scopre con grande meraviglia, che molti dei luoghi comuni, proposti anche in molti manuali di storia, non sono altro che menzogne progettate a tavolino con un disegno politico ben preciso: far fuori la Chiesa cattolica, minando la sua autorità morale, al fine di poter ridisegnare un mondo ad immagine e somiglianza di «infermi onnipotenti» – usando le parole di Morin – dotati di un’«intelligenza cieca» e narcotizzati da una «razionalizzazione demente». Quale miglior modo di mettere a tacere una Chiesa, che alza la voce per la liberazione degli schiavi, se non quello di accusarla di schiavismo? O neutralizzare la sua forza morale contro i totalitarismi, soprattutto atei (URSS), se non accusandola di collaborazionismo con i nazisti e, dunque, di antisemitismo?

Per quanto riguarda l’antisemitismo, Stark dimostra come questo preesistesse al cristianesimo, già in epoca classica, a causa dell’esclusivismo ebraico che generò impopolarità, come, d’altronde «l’esclusivismo cristiano generò l’ostilità romana anche nei confronti dei seguaci di Cristo. […] Con la scomparsa di questi culti pagani e la nascita del cristianesimo, l’antisemitismo rimase l’unico superstite degli antichi pregiudizi» (p. 25). Circa le affermazioni antigiudaiche dei primi cristiani, esse non possono essere etichettate come antisemite in quanto scritte da una minoranza ancora ebraica (perseguitata dagli stessi correligionari giudei), la quale denunciava, per lo più, le autorità corrotte del Tempio, che avevano condannato a morte Gesù Cristo. E’ vero che la teologia cristiana rispose alle accuse di adulterio rivolte alla madre di Dio e di stregoneria rivolte a Cristo, contenute nel Talmud, con toni avversi al giudaismo, ma, «contrariamente a quanto affermano storici fuorvianti o fuorviati, la Chiesa non tradusse mai l’ostilità del Nuovo Testamento in una autorizzazione a compiere attacchi antisemiti» (p. 32). Anzi, molto spesso le autorità ecclesiastiche si trovarono a dover difendere gli ebrei dalle folle inferocite, e, soprattutto in Germania, la presenza dei vescovi sul territorio ne evitò l’uccisione.

Tra gli altri miti, quello per cui Pio XII si sarebbe alleato con il nazismo, vera e propria campagna diffamatoria realizzata dall’Unione Sovietica, «nella speranza di neutralizzare il Vaticano nelle vicende post-seconda guerra mondiale» (p. 47), e poi ripresa in libri e film contemporanei, da personalità anticattoliche, come l’ex-prete James Carroll (La spada di Costantino: la Chiesa e gli ebrei) o il cristiano apostata John Cornwell (Il papa di Hitler: la storia segreta di Pio XII).

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