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Le 3 riserve che frenano l’approvazione di un’apparizione mariana

MARY,MOTHER,CHURCH
Shutterstock
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A provocarle sono gli Stati, gli accademici e… la stessa Chiesa. Vediamo come

Sin dagli inizi del cristianesimo si susseguono, in relazione alla Madonna, notizie di apparizioni (mariofanie), di lacrimazioni (di sangue, di lacrime, di olio e di mirra), di in­venzioni (il ritrovamento prodigioso di immagini sacre), dello sgorgare di una sorgente di acqua di cui in seguito si sperimentano virtù curatrici inaspettate, di statue e immagini che cambiano colore, di statue luminose (irradiamento), “parlanti”, “animate”, con o senza movimenti oculari, etc..

Notizie che la Chiesa vaglia, discerne, autentica e ufficializza come vere o non vere manifestazioni della presenza di Maria, dei suoi incontri o visite a persone a ciò deputate dal disegno di Dio. Ufficialmente oggi ne sono state ufficializzate solo 15.

In “La Benedetta e il Maledetto” (Edizioni San Paolo), il mariologo Salvatore M. Perrella spiega quali sono le tre riserve che si manifestano  ad una presunta apparizione mariana.

Perrella cita il noto teologo e mariologo francese René Laurentin, recentemente scomparso, che nella presentazione del suo “Dizio­nario delle apparizioni della Vergine Maria” (..), giustamente ritiene che le apparizioni della Madre di Gesù come le altre “rivelazioni private” o “rivelazioni profetico-carismatiche”, etc., siano di solito contrastate, almeno agli inizi, da tre tipologie di riserva, di rigetto, di ostacolo: la riserva ammini­strativa; la riserva accademica; la riserva ecclesiastica».

1) La riserva amministrativa

Viene sostanzialmente da parte degli Stati. Nel senso che lo Stato [si comporta] come la natura, secondo l’acuta osservazione fatta da Jacques Monod, premio Nobel per la biologia, nel suo famoso libro “Il caso e la necessità“.

Quando un caso (una mutazione biologica) fa la sua comparsa in un genere, intervengono i meccanismi di rigetto per ridurlo alla necessità; eliminandolo oppure assimilandolo all’ordine ripetitivo delle strutture stabilite di generazione in generazione. Questo principio universale regge anche l’ordine amministrativo e sociale.

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