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Una giovane cristiana al servizio dei bambini in Pakistan: educare per salvare

ZARISH NENO

Zarish Neno

Paola Belletti - pubblicato il 19/07/18

Da allora JEC assiste queste famiglie attraverso la struttura a Daud Nagar, Faisalabad, sponsorizzando l’educazione di 50 bambini di età compresa tra 3 e 14 anni, fornendo tasse scolastiche complete così come libri, divise scolastiche e borse, in modo che non devono mai sacrificare di nuovo la loro educazione a causa della povertà. Offriamo anche attività extra-curriculari, mentoring e catechismo per facilitare la crescita mentale e spirituale dei bambini e far loro acquisire esperienze salutari che li spingeranno a diventare cittadini compassionevoli e responsabili del mondo. Poniamo un’enfasi speciale sull’educazione e l’empowerment delle ragazze e insegniamo ai genitori che l’educazione delle loro figlie è ugualmente importante per quella dei loro figli. Oltre al nostro lavoro con questi bambini, forniamo aiuto e sostegno ai genitori consegnando generi alimentari e beni di prima necessità, nonché aiutando le donne vittime di violenze e abusi domestici. Attraverso i nostri sforzi per rafforzare e elevare queste famiglie, speriamo di creare un ambiente nutriente per plasmare questi bambini, il futuro della nostra nazione. Volevo fare la mia parte per creare questo oceano fatto di tante gocce e così ho iniziato a lavorare sul nostro progetto Jeremiah Education Centre. Un centro libero per tutti quei bambini che sono privati ​​del diritto all’istruzione. Aiutandoli a diventare forti pilastri per la nostra nazione.

Perché il Centro è intitolato a Jeremiah? Chi è?

Jeremiah è un sopravvissuto. Un bambino che la mamma ha difeso da otto tentativi di abortirlo. Il padre che aveva abusato di lei voleva che abortisse, ma lei lo ha difeso strenuamente.

Difesa della vita a tutti i costi: l’anno scorso l’abbraccio a Charlie Gard da più lontano è arrivato proprio da voi. Occidente e Oriente sono a due estremi che quasi si toccano per disprezzo della vita…

Quando stavamo facendo le campagne per difendere la vita di Charlie Gard mi è stato detto che eravamo gli unici dall’Asia ad alzare la voce in suo sostegno. Anche se il triste caso di Charlie Gard non ha avuto un buon fine, è stata una bella esperienza per me e per i bambini del Centro. Abbiamo visto il mondo unirsi per una causa comune. Ora conosco la forza e l’unità di un mondo che ama la vita che prima neanche immaginavo esistesse. Sono felice che abbiamo fatto parte di questo caso.


MARCH FOR LIFE,CROATIA

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Come è nata la tua collaborazione con Steadfast onlus?

Come ho detto sopra, i bambini del nostro Centro hanno fatto le campagne per difendere la vita di Charlie Gard. Ci eravamo uniti con il resto del mondo per alzare la voce per fermare l’Inghilterra dall’uccidere questo bambino. È stata in questa occasione che su Facebook ho trovato il profilo di Emmanuele Di Leo (presidente di Steadfast onlus, fondata nel 2014). Gli ho scritto chiedendogli se c’era qualcosa che potevamo fare dal Pakistan per Charlie Gard, saremmo stati felici di farlo. È così che ci siamo messi in contatto e alla fine mi ha chiesto se mi sarebbe piaciuto essere il coordinatore di Steadfast Onlus in Pakistan e ho felicemente detto di sì!

La tua fede: come la vivi? Cosa c’entra con il tuo impegno in difesa della vita?

La mia fede è il mio essere. È quello che sono! È la mia identità prima di ogni altra cosa. Senza la mia fede non penso che sarei la persona che sono oggi. Ed è proprio attraverso di essa che ho imparato il valore e la dignità della vita umana. Credo che nessun’altra religione difenda la vita umana come il cristianesimo. Possiamo trovare tanti versetti biblici che ci spiegano il valore della vita. Dobbiamo ricordare che il valore e la dignità della vita umana derivano da Dio Creatore e sono radicati nel fatto che tutti gli umani sono stati creati a Sua immagine. Noi siamo amministratori della vita che Dio ci ha dato, non ce la siamo data da soli né da soli ce la possiamo togliere; dobbiamo accettarla, sostenerla, amarla dal concepimento alla morte. Togliere la vita a qualcuno per alleviare la sofferenza non è solo ingiustificabile; ma viola l’ordine morale definito da Dio. Piuttosto, i cristiani devono estendere l’aiuto, la compassione e la cura a coloro che sono sofferenti o più vulnerabili, sia che si trovino nel grembo della madre, sia che siano già nati, giovani o vecchi.

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bambinieducazionepakistan
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