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Una giovane cristiana al servizio dei bambini in Pakistan: educare per salvare

ZARISH NENO

Zarish Neno

Paola Belletti - pubblicato il 19/07/18

Mossa dal desiderio di mettere a servizio degli altri la propria vita, Zarish Neno ha fatto nascere un centro che accoglie ed educa 50 bambini dai 3 ai 14 anni: 40 sono bambine. Come Minahil che stava per essere uccisa dopo la nascita; o un'altra bambina picchiata ogni giorno dai nonni

Abbiamo “incontrato” Zarish sui social e da subito ci ha colpito per la sua forza unita alla bellezza e alla dolcezza femminile. E’ come un baluardo a difesa dei più indifesi, armata della sua grande fede che la rende audace e umile. L’abbiamo contattata per rivolgerle alcune domande sulla sua storia e su quelle che passano per le sue mani. Lei è la fondatrice del Jeremiah Education Centre a Faisalabad e coordinatore per il Pakistan di Steadfast onlus, realtà impegnata nella difesa dei diritti umani e nella lotta contro lo sfruttamento che si è spesa in prima linea per Charlie Gard e Alfie Evans.

Buongiorno Zarish: puoi presentarti ai lettori di For Her Aleteia?

Mi chiamo Zarish Neno, ho 30 anni. Sono una cattolica pakistana. Abito a Lahore. Ho studiato economia a Londra e scienze religiose in Italia. Ho lavorato per 5 anni per il Centro di Catechesi della mia diocesi. Attualmente lavoro come grafica freelance. Sono fondatore di un centro educativo chiamato Jeremiah Education Centre (JEC) che aiuta i bambini poveri che non sono in grado di andare a scuola a ricevere un’educazione sia religiosa che sociale. Nel tempo libero amo scrivere articoli sulla situazione dei cristiani in Pakistan. Non sono una giornalista, qualunque cosa scriva nasce dalla mia passione per la scrittura e dal desiderio di far conoscere la vita che noi cristiani conduciamo in Pakistan.




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Parli italiano, hai studiato in Italia ci hai detto: ma qual è il tuo rapporto col nostro paese?

Nel 2013 infatti sono andata a studiare a Roma e in quel periodo ho imparato a parlare e scrivere in italiano. Stranamente, parlo più la vostra lingua ora, mentre sono nel mio paese, rispetto a quando ero in Italia e lo parlo anche meglio adesso di prima. Tutto questo è successo a causa di Charlie Gard. Nel 2017, quando il nostro centro JEC stava conducendo una campagna di sensibilizzazione sui social per difendere la vita di Charlie, la mia lista di amici su Facebook è passata da 200 amici a 600 amici in pochissimo tempo (tutti italiani) e sempre con i miei articoli, che erano stampati su diversi giornali italiani, la lista è aumentata. Ormai ho 900 amici. Da allora ho iniziato a scrivere il 99% dei miei post in italiano. Il nostro centro vive di donazioni e devo dire che il 99% dei fondi arrivano dall’Italia. Abbiamo ricevuto molto amore e sostegno dall’Italia. Tutto questo grazie a Charlie Gard.

Il tuo impegno per i bambini e soprattutto per le bambine com’è nato e in cosa consiste?

Nel 2016 stavo attraversando un periodo difficile nella mia vita e stavo cercando di capire come dare un senso alla mia vita. Continuavo a pensare a come avrei voluto essere ricordata quando non avrei fatto più parte di questo mondo. Quello è stato il momento in cui Dio mi ha illuminato: sentendo sempre un profondo dolore nel vedere la sofferenza degli altri ed essendo stata sempre disponibile ad aiutarli, sopratutto le ragazze a cui spesso vengono negati i diritti fondamentali come l’istruzione e la vita stessa, ho capito che potevo fare qualcosa per loro e anche per il progresso del mio paese solo attraverso l’educazione. Ho preso tutta la mia forza e i miei pochi risparmi e ho fondato il nostro centro Jeremiah Education Centre. Il JEC sostiene i bambini cristiani ma il mio lavoro come attivista per i diritti umani non è limitato alla religione. Quando vedo qualcosa di sbagliato, alzo la mia voce. La nostra fede ci insegna ad amare tutti e credo che solo così possiamo portare agli altri la Buona Novella e fargli sentire l’amore di Dio.


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Come lavora il tuo centro, il JEC, a che bisogno risponde?

Il Jeremiah Education Centre ha visitato un’area di Faisalabad, in Pakistan, dove un numero crescente di bambini abbandonavano le scuole. Questi bambini provenivano da un passato di impoverimento; i loro gravi problemi finanziari li hanno costretti a lasciare la scuola. La maggior parte dei bambini incontrati in quest’area provenivano da famiglie distrutte o monoparentali: non era raro che i padri cadessero nella tossicodipendenza e abbandonassero le loro famiglie, lasciando che le madri lottassero per sbarcare il lunario. Parlando con le madri, ci siamo resi conto che nessuno di loro voleva estromettere i figli da scuola, ma non aveva altra scelta data la loro situazione economica. I ragazzi di una famiglia sono stati costretti a trovare lavoro per sostenere la famiglia, mentre le ragazze sono rimaste a casa e si sono prese cura della casa e dei fratelli. Era evidente che i bambini avrebbero preferito essere piuttosto a scuola e che i loro genitori sentissero allo stesso modo. Abbiamo desiderato lo stesso per questi bambini e volevamo fornire loro un ambiente sano e “nutriente” dove poter imparare e crescere da bambini, lasciando alle spalle le preoccupazioni del mondo. Questa visione divenne la pietra angolare su cui fu edificato il Centro Educativo di Jeremiah.

Da allora JEC assiste queste famiglie attraverso la struttura a Daud Nagar, Faisalabad, sponsorizzando l’educazione di 50 bambini di età compresa tra 3 e 14 anni, fornendo tasse scolastiche complete così come libri, divise scolastiche e borse, in modo che non devono mai sacrificare di nuovo la loro educazione a causa della povertà. Offriamo anche attività extra-curriculari, mentoring e catechismo per facilitare la crescita mentale e spirituale dei bambini e far loro acquisire esperienze salutari che li spingeranno a diventare cittadini compassionevoli e responsabili del mondo. Poniamo un’enfasi speciale sull’educazione e l’empowerment delle ragazze e insegniamo ai genitori che l’educazione delle loro figlie è ugualmente importante per quella dei loro figli. Oltre al nostro lavoro con questi bambini, forniamo aiuto e sostegno ai genitori consegnando generi alimentari e beni di prima necessità, nonché aiutando le donne vittime di violenze e abusi domestici. Attraverso i nostri sforzi per rafforzare e elevare queste famiglie, speriamo di creare un ambiente nutriente per plasmare questi bambini, il futuro della nostra nazione. Volevo fare la mia parte per creare questo oceano fatto di tante gocce e così ho iniziato a lavorare sul nostro progetto Jeremiah Education Centre. Un centro libero per tutti quei bambini che sono privati ​​del diritto all’istruzione. Aiutandoli a diventare forti pilastri per la nostra nazione.

Perché il Centro è intitolato a Jeremiah? Chi è?

Jeremiah è un sopravvissuto. Un bambino che la mamma ha difeso da otto tentativi di abortirlo. Il padre che aveva abusato di lei voleva che abortisse, ma lei lo ha difeso strenuamente.

Difesa della vita a tutti i costi: l’anno scorso l’abbraccio a Charlie Gard da più lontano è arrivato proprio da voi. Occidente e Oriente sono a due estremi che quasi si toccano per disprezzo della vita…

Quando stavamo facendo le campagne per difendere la vita di Charlie Gard mi è stato detto che eravamo gli unici dall’Asia ad alzare la voce in suo sostegno. Anche se il triste caso di Charlie Gard non ha avuto un buon fine, è stata una bella esperienza per me e per i bambini del Centro. Abbiamo visto il mondo unirsi per una causa comune. Ora conosco la forza e l’unità di un mondo che ama la vita che prima neanche immaginavo esistesse. Sono felice che abbiamo fatto parte di questo caso.


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Come è nata la tua collaborazione con Steadfast onlus?

Come ho detto sopra, i bambini del nostro Centro hanno fatto le campagne per difendere la vita di Charlie Gard. Ci eravamo uniti con il resto del mondo per alzare la voce per fermare l’Inghilterra dall’uccidere questo bambino. È stata in questa occasione che su Facebook ho trovato il profilo di Emmanuele Di Leo (presidente di Steadfast onlus, fondata nel 2014). Gli ho scritto chiedendogli se c’era qualcosa che potevamo fare dal Pakistan per Charlie Gard, saremmo stati felici di farlo. È così che ci siamo messi in contatto e alla fine mi ha chiesto se mi sarebbe piaciuto essere il coordinatore di Steadfast Onlus in Pakistan e ho felicemente detto di sì!

La tua fede: come la vivi? Cosa c’entra con il tuo impegno in difesa della vita?

La mia fede è il mio essere. È quello che sono! È la mia identità prima di ogni altra cosa. Senza la mia fede non penso che sarei la persona che sono oggi. Ed è proprio attraverso di essa che ho imparato il valore e la dignità della vita umana. Credo che nessun’altra religione difenda la vita umana come il cristianesimo. Possiamo trovare tanti versetti biblici che ci spiegano il valore della vita. Dobbiamo ricordare che il valore e la dignità della vita umana derivano da Dio Creatore e sono radicati nel fatto che tutti gli umani sono stati creati a Sua immagine. Noi siamo amministratori della vita che Dio ci ha dato, non ce la siamo data da soli né da soli ce la possiamo togliere; dobbiamo accettarla, sostenerla, amarla dal concepimento alla morte. Togliere la vita a qualcuno per alleviare la sofferenza non è solo ingiustificabile; ma viola l’ordine morale definito da Dio. Piuttosto, i cristiani devono estendere l’aiuto, la compassione e la cura a coloro che sono sofferenti o più vulnerabili, sia che si trovino nel grembo della madre, sia che siano già nati, giovani o vecchi.

Cosa ti sostiene in mezzo a tante storie drammatiche? Ti senti impotente di fronte a tanto male?

Il salmista dice: «Dio è per noi rifugio e forza, aiuto sempre vicino nelle angosce» (Salmi 46 , 2). Così è anche per me. La mia fede mi mantiene forte in mezzo alle difficoltà. Poiché anche l’incoraggiamento della famiglia e degli amici mi aiuta ad andare sempre avanti in mezzo a queste storie drammatiche. Credo che con la fede in Dio fino all’ultimo respiro dovremmo continuare a provare, continuare a lottare per i nostri obiettivi e continuare a correre dietro ai nostri sogni finché non diventeranno realtà. Certamente ci sono situazioni in cui mi sento impotente. In quei momenti non riesco nemmeno a dormire ma ho sempre creduto che dove finisce la nostra forza umana inizia l’Intervento Divino. Quindi, dobbiamo andare sempre avanti sapendo che la fede smuove  le montagne.

Momenti di gioia, storie di speranza: raccontaci qualcosa, disegnaci qualche volto dei tanti che vedi e consoli

Quando ho incontrato per la prima volta i bambini con cui lavoro, i loro volti erano pieni di tristezza. C’era anche a volte uno strano vuoto sui loro volti perché non avevano nessuna speranza nel loro futuro. Come se stessero aspettando disperatamente qualcuno che li aiutasse ad uscire dalla situazione in cui vivono. Devo essere sincera: queste espressioni perse nel vuoto mi hanno spezzato il cuore. Avrei voluto avere il potere di portare immediatamente la felicità sui loro volti, ma ero impotente. Qui mi sono ricordata le parole della Bibbia che dice «Siate lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera» (Romani 12, 12) ed è quello che ho fatto. Ho continuato a pregare la Divina Provvidenza e a fare ogni sforzo per chiedere alle persone di sostenere la nostra causa. Ho elemosinato, timidamente e con umiltà, qualche briciola a chi ha più di noi. E in effetti dopo i momenti di tristezza e di lotta abbiamo visto i momenti di grande gioia. Siamo stati in grado di salvare la vita di una bambina che si chiama Minahil che stava per essere uccisa dopo la nascita; siamo stati in grado di aiutare a salvare una bambina dall’essere picchiata dai suoi nonni, ogni giorno. Grazie alle donazioni che abbiamo ricevuto 50 bambini ora riescono ad andare a scuola, 40 di loro sono ragazze. Abbiamo fornito latte e alimenti ad una bambina che si chiama Carol che non era nutrita dai suoi genitori perché essendo poveri e non avendo le risorse per sfamare tutti i figli privilegiavano i figli maschi dando ad essi il poco cibo che avevano.


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Ci sono state tante altre storie di speranze e gioia. Potete seguire tutte sulla nostra pagina di Facebook (o sul mio profilo personale). Tutto quello che è successo è stato possibile grazie a Dio e allo Spirito Santo che è stato la nostra guida e avvocato. E certamente anche grazie all’intercessione della Nostra Mamma Celeste che dal cielo ci guida e ci protegge. Gesù ha detto che possiamo muovere le montagne attraverso la nostra fede e questo l’abbiamo visto accadere attraverso il nostro centro. La strada è ancora lunga, abbiamo bisogno di tavoli e sedie. Le lezioni le facciamo seduti per terra. Abbiamo bisogno di strumenti didattici e di rifare l’impianto elettrico. Ma siamo certi che la Divina Provvidenza, con l’aiuto della Madonnina, continuerà ad assisterci come ha sempre fatto. Adesso c’è felicità sui volti degli stessi bambini che ho incontrato un anno e mezzo fa. Si sentono più fiduciosi. Alcuni sognano di diventare medici, altri sognano di diventare pilota, alcuni vogliono diventare infermieri in modo che possano servire gli altri; abbiamo anche una ragazza che vuole diventare una suora. È semplicemente bello vedere che questi bambini hanno una così grande speranza nel loro futuro. È bello solo vedere che riescono ad immaginare un futuro nella loro vita. Infatti, il nostro slogan che troverete sul nostro muro centrale recita I CAN CHANGE THE FUTURE.  Sì, ognuno può cambiare il futuro.

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