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«Un furgone portava i bambini in una casa buia, illuminata solo da alcune candele nere»

SATANIC MAGIC
By lady_in_red13 | Shutterstock
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Stanze nascoste, gabbie, torture. Ecco i racconti dei bambini ostaggi delle sette sataniche

Secondo Foti, Matteo è «un bambino molto forte, che ha trovato il coraggio di parlare». Il suo caso è finito sotto la lente di un’inchiesta della magistratura, che ha perseguito alcuni dei componenti della setta.

Il “cerimoniere”

Pinterest

Lorenza è invece una donna matura, sposata e con figli. Ma la terribile esperienza vissuta da piccola continua a condizionare la sua vita.

Seguita dal dottor Foti, ha raccontato «le immagini di quando avevo 4 o 5 anni. Ero con mio padre in un palazzo antico. Entravamo in un salone con un gruppo di uomini. E dopo un po’ arrivava il loro capo, io lo chiamavo “il cerimoniere”. Portava un vestito nero con dei bottoncini rossi. Mi faceva tanta paura...».

«Accendevano delle candele – ha proseguito Lorenza – e vedevo altri bambini come me, solo che stavano chiusi in una specie di gabbia. Io cercavo di prendere la mano di mio padre, ma lui non voleva e mi rimproverava: “Non devi avere paura!”».

L’altare e il bambino

Dalla mente di Lorenza è affiorato un altro ricordo: «C’era un altare e un bambino con i capelli corti stava disteso lì sopra. Gli uomini passavano intorno, sentivo dei rumori e dopo ogni rumore il bambino urlava. Anche mio padre si è avvicinato e così ho notato che tutti nelle mani avevano come degli artigli che usavano per graffiarlo. Mio padre ha costretto anche me a fargli male. Poi tutti si passavano un calice che conteneva un liquido scuro e lo bevevano».

Legati a turno

Lo psicoterapeuta spiega: «Ciò che Lorenza racconta è tipico delle sette sataniche: c’ è il rovesciamento della Comunione cristiana. Al posto del corpo e del sangue di Gesù c’ è il corpo di un bambino inerme su cui esercitare violenza. E le vittime non possono limitarsi ad assistere al rito, ma devono parteciparvi per poter diventare a loro volta devoti di Satana».

Lorenza non ha subìto la stessa sorte del bambino. Ma sull’ altare c’è stata pure lei: «Ci legavano e poi a turno venivamo violentati. Non bisognava mai piangere, perché altrimenti si scatenavano ancora di più, specie il cerimoniere. Allora in quei momenti per resistere immaginavo di essere da un’ altra parte o fissavo alcuni buchi sul muro…».

“Manipolatrice”

Debora ha subito l’ingresso in una setta da adolescente e dopo essere stata vittima di bullismo. Ha lasciato la scuola che frequentava, gestita dalle religiose, ed è caduta nel vortice del satanismo.

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