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I Sandali di Gesù sono custoditi in una basilica in Germania?

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Ciência confirma a Igreja - pubblicato il 18/07/18

Un professore di Genetica che li ha analizzati dice che risalgono al I secolo e che la polvere è di Gerusalemme

Nostro Signore Gesù Cristo usava dei sandali, secondo il costume degli ebrei in Palestina.

Il Vangelo di San Luca riporta queste parole di San Giovanni Battista:

“Giovanni rispose, dicendo a tutti: ‘Io vi battezzo in acqua; ma viene colui che è più forte di me, al quale io non sono degno di sciogliere il legaccio dei calzari. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco’” (Lc 3,16).

San Marco riferisce:

“Poi chiamò a sé i dodici e cominciò a mandarli a due a due; e diede loro potere sugli spiriti immondi. Comandò loro di non prendere niente per il viaggio; né pane, né sacca, né denaro nella cintura, ma soltanto un bastone; di calzare i sandali e di non portare tunica di ricambio” (Mc 6, 7-9)

Ma qualcuno ha mai sentito dire che i sandali di Nostro Signore, questa reliquia divina, esistano ancora?

E se esistono, dove sono?

Pochissimi cattolici sanno che, dopo duemila anni da che il Redentore ha calpestato la nostra Terra, alcune parti dei suoi sandali si conservano e vengono venerate in una basilica.

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Le reliquie si trovano nella basilica pontificia del Santissimo Salvatore della città tedesca di Prüm.

Prüm è situata vicino alla frontiera con il Lussemburgo, e quindi al mondo di lingua francese. La basilica è appartenuta a una grande abbazia, e oggi è la parrocchia della città.

Lo storico Michael Hesemann ha affermato che sono arrivati lì come donazione di Papa Zaccaria (*679 – 741 – +752), che favorì molto l’evangelizzazione della Germania attraverso San Bonifacio e promosse la prima riforma della Chiesa franca incoronando re Pipino III, il Breve.

Il re è famoso per essere stato il padre del primo imperatore del Sacro Romano Impero, Carlo Magno, l’eroe di guerra contro i musulmani invasori.

Nell’ultimo anno del suo pontificato, Papa Zaccaria inviò le reliquie dei Sandali di Cristo come dono inestimabile a Pipino.

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Il re scelse di custodirli nel monastero di Prüm, fondato da sua nonna Bertrada (660 – 721), e lo affidò all’Ordine benedettino.

I Sandali di Cristo arrivarono nella basilica di Prüm nel 725. Per via di quel dono, la chiesa venne chiamata del Santissimo Salvatore.

Papa Zaccaria e la speranza riposta dalla Chiesa nella Francia

Come i suoi predecessori, spiega Hesemann, Papa Zaccaria vedeva nella Nazione francese “la figlia primogenita della Chiesa”, il braccio armato che avrebbe potuto liberarla dagli assalti dei pagani, musulmani ed eretici di qualsiasi specie, e proteggere la diffusione del Vangelo.

La stirpe dei vincitori di Poitiers era l’unica speranza materiale della Chiesa, allora assai tribolata.

Convinto di questo, Papa Zaccaria andò fino all’abbazia di Saint-Denis, nei pressi di Parigi, per ungere il primo re carolingio.

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Quando Astolfo, re dei Longobardi, seppe dell’accaduto cedette a Pipino estese regioni che il re franco passò subito al Papa, permettendo una notevole espansione materiale dello Stato Pontificio, che oggi sussiste con il nome di Stato della Città del Vaticano.

Con la preziosa reliquia dei Sandali di Cristo, l’abbazia di Prüm divenne il monastero più famoso del regno franco.

La scuola monastica di Prüm divenne sinonimo di scienza, ed era consacrata alla formazione dell’élite della nobiltà.

Nel 1794 il monastero venne chiuso dall’invasore napoleonico. Nel XIX l’interesse per la basilica e le sue reliquie diminuì molto.

La serie di eventi storici decristianizzanti e la tiepidezza della fede contribuirono a far dimenticare la storia della reliquia.

È autentica?

Per questo, arrivando al presente, è sorta la domanda relativa all’autenticità della reliquia.

Com’è giunta da Gerusalemme al Papa di Roma?

Chi guarda poi i Sandali di Cristo con occhio scientifico dubita immediatamente, visto che nel reliquiario c’è una specie di suola riccamente decorata con un sublime albero della vita con foglie d’oro.

“Su entrambi i lati di questa suola artistica ci sono due sandali anch’essi riccamente decorati con placche d’oro, che assomigliano a un ornamento dell’incoronazione degli oggetti della Giudea del I secolo, tempo di Cristo. Da questo punto di vista, tutto sembra puntare a una falsificazione fantasiosa e perfino scioccante dell’VIII secolo”, cattiva arte in cui spiccavano i falsificatori di Costantinopoli.

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Leggendo le autentiche della reliquia (documenti che ne garantiscono l’origine), gli specialisti hanno però verificato che non si parla mai dei Sandali di Gesù.

Piuttosto, le “autentiche” dicono solo: “Particulae Sandaliis SS. Salvatoris”, ovvero “Particelle dei Sandali del Santissimo Salvatore”.

In questo modo, è chiaro che solo alcune parti dei sandali di Nostro Signore sono lì, inserite all’interno delle ricchissime calzature dorate.

Per la scienza, però, è insufficiente. Dove sono queste parti non visibili a occhio nudo? Come sapere se sono davvero ciò che si dice che siano?

L’analisi di uno scienziato

È allora intervenuto il docente di Genetica Gérard Lucotte, per studiare con criteri moderni gli oggetti preziosissimi e complicati.

L’esperto ha presentato per la prima volta i suoi risultati nel corso di un colloquio scientifico realizzato nell’aprile 2011ad Argenteuil, città oggi integrata nella zona metropolitana di Parigi.

Il professor Lucotte ha reso noto che l’analisi chimica ha rivelato la presenza di minerali di silicato, inclusi montmorillonite, feldspato, silicato di magnesio e solfato di calcio, tipici del deserto. Anche la presenza di ossido di ferro indicava una regione arida.

“Ancor più rivelatrici”, ha spiegato, “sono le tracce di titanio, elemento relativamente raro. L’abbiamo trovato in questa composizione in un ambiente ricco di ferro noto come ‘Terra Rossa’, principalmente in un luogo sulla Terra: la regione intorno a Gerusalemme”.

Dalle analisi, ha proseguito l’esperto, si deduce chiaramente che sotto i ricami dorati del reliquiario si trovano “particelle autentiche di Gerusalemme”, che nell’VIII secolo erano già venerate come reliquie dei Sandali di Cristo.

In punti perfettamente identificati si trovano parti in cuoio della suola dei sandali con pezzetti di lacci.

Per presentare in modo rappresentativo il valore straordinario di queste reliquie di Gesù, sono state inserite in una calzatura reale dell’epoca carolingia.

Testimonianze storiche

Le testimonianze storiche sono di estrema importanza. Come le molteplici eredità di Sant’Elena (*250 +330), madre dell’imperatore Costantino, che ha portato personalmente dalla Palestina tutti gli oggetti collegati a Gesù verso il 325.

Sant’Elena inviò molte reliquie a Roma, mentre altre rimasero a Costantinopoli.

Un pellegrino inglese del XII secolo lasciò scritto di aver visto in quella capitale, oltre alla Corona di Spine, al mantello e allo strumento della flagellazione, i sandali di Gesù (cfr. Gerhard Kuhnke, “Rome et le linceul – scandale à Turin”, p. 32). I sandali figurano anche nel catalogo del Mesarita.

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Visto che è possibile che Gesù avesse più di un paio di sandali, restano ancora da chiarire molti dettagli importanti.

Ciò che è stato dimostrato, tuttavia, è che le reliquie di Prüm sono originarie di Gerusalemme.

In questo modo, ripercorrendo per la prima volta gli studi scientifici, si può dare fondamento all’eredità della Tradizione riguardo alle reliquie di Prüm. I tentativi di negare l’autenticità delle scoperte dovranno procedere con molta cautela.

Non è tuttavia escluso che altri studi più rigorosi rivelino altri aspetti dei Sandali di Gesù.

I Sandali di Cristo di Prüm, con le loro parti di cuoio, provenienti dalla Gerusalemme del I secolo, ci parlano del Figlio di Dio che cammina su questa Terra seminando il bene, raccogliendo l’entusiasmo transitorio, l’indifferenza e perfino l’odio più ingiusto, sulla via del Calvario.

Re di Israele e del mondo, Egli lo fa per redimere noi, indegni e peccatori.

I Sandali conservano resti del suolo della Terra Santa, della Gerusalemme del deicidio che Egli ha comunque tanto amato.

Il crimine tremendo venne commesso sul Calvario, ma si è operata la Redenzione gloriosa.

Gesù Cristo è salito al Cielo, ma ha lasciato i suoi sandali per insegnarci a camminare, secondo il suo esempio, tra le asperità di questa valle di lacrime, perché possiamo apportare la nostra goccia di sofferenza in riparazione per Lui e come contributo povero ma degno all’opera della Redenzione, come ha scritto padre Josef Läufer, che divulga notizie sulle reliquie di Nostro Signore Gesù Cristo.

I Sandali di Gesù a Prüm (in tedesco)

Fonti:

1. Michael Hesemann: cfr. VATIKAN Magazin, marzo 2012 p. 28ss.
2. Prof. Gérard Lucotte: La Sandale du Christ, cfr. ACTES (de COSTA/UNEC) p. 48ss.

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