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Il miracolo della chiave: Dio ha fretta di entrare nel tuo cuore

MANI, CHIAVE, CONSEGNA
Shutterstock
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Dimenticando la malattia e l'estrema debolezza delle sue gambe, la ragazza corse verso il tabernacolo e si gettò in ginocchio: 'E vero! E’ proprio vero: Gesù mi ama e mi ha perdonato tutto! "

di padre Umberto Davoli (missionario in Indonesia)

Potrà sembrare una cosuccia da nulla, eppure mi ha toccato vivamente, ricordandomi certi fioretti francescani o certi episodi ingenui e profumati che si leggono in Storia di un’anima di Teresina di Gesù Bambino. E’ fresca di giornata e non voglio lasciarla avvizzire.
Avevo appena terminata la S. Messa nella mia nuova parrocchia di Chamboli, stamattina, quando una delle sante donne ‘ostiarie’, che mi aiutano nel visitare i malati e portar loro la santa Eucaristia, mi disse che una povera vecchia immobilizzata da una brutta forma di artrosi desiderava la santa Confessione.

Mi feci dare la chiave del tabernacolo, preparai la cassettina del Viatico e riconsegnai la chiave alla sacrista. Accompagnato da due donne del comitato liturgico, arrivai dalla vecchietta, scherzai con lei per un poco, per risollevarle il morale, poi la confessai e la comunicai… e mi accinsi a rincasare.

VOLTO, ANZIANA, INDONESIA
Shutterstock

Ero fermo allo stop, all’incrocio della strada principale per Kitwe, quando una donna si avvicinò al finestrino: “Padre, non hai visto mia figlia alla chiesa? E’ partita da casa più di un’ora fa per incontrarti, ma fa tanta fatica a camminare“.
“Forse è arrivata all’ufficio quand’ero già partito. Cosa voleva?”.
“Vuole ricominciare a ricevere i sacramenti… Sai, si era messa con quell’uomo che poi l’ha abbandonata: ora è tanto malata… e non ha più pace, perché pensa che Dio non vorrà perdonarla“.
Girai la macchina e tornai veloce alla chiesa. La povera figlia era in piedi sotto il sole, davanti alla porta dell’ufficio. Diciotto anni di pena! Rinsecchita dalla tisi (e non solo!), con due occhioni grandi grandi… e così tristi! La feci premurosamente accomodare in ufficio. “Padre, non merito nulla, lo so… io volevo sposarmi, ma lui…”. Un doloroso senso di colpa la torturava dentro.

Ma tu meriti tutto, invece! Dimmi pure, bimba mia”. E mi raccontò di come l’amore l’aveva accecata. Non aveva capito l’egoismo e la falsità di quell’uomo aitante e inizialmente… cosi gentile! La luna di miele era durata assai poco, rivelando ben presto la meschinità dei suoi intenti ed era stata quasi subito una serie di tradimenti e umiliazioni e infine di malattia: ‘quella’ malattia, purtroppo!

“Padre, la mia pena più grande è stata quella di non poter più ricevere il Signore nel sacramento! E’ da tanto tempo!… Sapessi quanta voglia ne ho! Ma tu non puoi permettermi di riceverlo ancora, vero?”.
“Ne hai voglia davvero?”.
“Oh, sì, padre.. tanta! “.
“E se io ti dicessi che Gesù ne ha più voglia di te? E’ lui che vuole venirti nel cuore, e consolarti, e darti forza e grazia e speranza”
“A una peccatrice come me? “.
“E come no? E’ proprio per i peccatori come te e me, che si è fatto cibo eucaristico”. Vidi due perle scendere luminose su quel volto ancora bellissimo, nonostante la malattia. “Io sono certo che non vede l’ora di unirsi a te. Non vuoi riceverlo oggi stesso … subito?“.

RAGAZZA, CONFESSIONE
Shutterstock

“Dici davvero?… Ne sarei felicissima! “.
Tolsi la stola dalla cassettina del viatico e la confessai subito, poi invitai tutti i cristiani che stavano nei paraggi ad unirsi con noi in chiesa per la nuova ‘prima comunione’ della ragazza. Parlai brevemente della gioia che stavamo per regalare al Signore: “Non vede l’ora di entrare in questo cuore che ha tanta nostalgia di lui: in cielo si sta già facendo gran festa!“.
Andai al tabernacolo e subito mi ricordai che avevo riconsegnato la chiave alla sacrista. Mi rivolsi a una delle donne ‘ministre’ e le chiesi di portarmi la chiave. Tornò dalla sacristia a mani vuote, con un’aria un po’ smarrita: “La sacrista ha chiuso a chiave l’armadietto e ha portato la chiave con sé “.

La pregai di correre alla casa della sacrista e cominciai le preghiere di rito. Pochi minuti dopo, la donna tornò con aria ancora più avvilita: “E’ andata al mercato; abbiamo cercato dappertutto, ma la chiave dell’armadietto, non c’è proprio“. Il disappunto della mia malatina era fin troppo evidente e anche gli altri cristiani ne sembravano molto rammaricati.
Che fare? Mi avvicinai alla ragazza e la consolai, promettendole che le avrei fatto portare la santa Comunione a casa, non appena avessimo ritrovato la chiave.

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