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Quegli incredibili giorni vissuti accanto a Chiara Corbella Petrillo

© DR

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 18/07/18

«Uno dei doni che aveva era di prendere esempio da chi le stava accanto. Mostrava un’umiltà impressionante, aveva capito che Dio è Padre di tutti», rammenta un’altra testimone, amica e biografa, Cristiana. Un’umiltà che si manifesta sino al matrimonio con Enrico il 21 settembre 2008, perché «era una sposa che aveva capito che dicendo sì ad Enrico consacrava la sua vita al Signore».

© Cristian Gennari
La serva di Dio Chiara Corbella mentre suona il violino.

La prima gravidanza

Quando Chiara ha la prima gravidanza, a 25 anni, la scoperta della malattia della bimba che portava in grembo (una malformazione chiamata anencefalia, non compatibile con la vita perché il bambino non aveva la scatola cranica e il cervello non si era sviluppato) non l’abbatte. Tutt’altro, la giovane donna vuole fortemente accompagnare sua figlia alla nascita ed Enrico è d’accordo. E’ in ogni caso un dono del Signore, «è la grazia che ha avuto Grazia Letizia – osserva Enrico – l’abbiamo chiamata Grazia per questo; Letizia perché eravamo certi che il Signore ci avrebbe meravigliato e che avrebbe portato tanta gioia attraverso di lei. E in effetti poi è stato così». Il primo nome della bimba sarebbe stato Maria, come la Vergine.




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Un funerale gioioso

Quando Maria nasce c’è appena il tempo di battezzarla, prima di spirare. «Qualche giorno dopo c’è stato il funerale ed è stato il primo funerale meraviglioso a cui abbiamo avuto la grazia di assistere. Io ho suonato la chitarra e Chiara il violino: non pensavamo di riuscire a fare questa cosa. Ci piaceva amare nostra figlia con tutti noi stessi. Avevamo poco tempo per godercela e quindi quello che potevamo fare era anche questo: suonare».

© DR

Enrico riporta le parole di Chiara:

«Voglio dire alle mamme che hanno perso dei bambini è che noi siamo state mamme, abbiamo avuto questo dono. Non conta il tempo, se un mese, due mesi, poche ore… conta il fatto che noi abbiamo avuto questo dono. E non è una cosa che si può dimenticare».

La seconda gravidanza nel nome di Gesù

Neppure la seconda gravidanza procede per il verso giusto. Anche il secondo bimbo riscontra delle malformazioni, ma ancora una volta Chiara ed Enrico decidono di andare avanti. «Accogliendo un bimbo con un handicap», secondo padre Vito, il frate che più le è stato accanto «accogliendo suo figlio così com’era, è entrata nel Regno di Dio, come diceva Gesù: “Chi accoglie uno di questi piccoli nel mio nome, accoglie me”. Ha fatto esperienza di sentirsi amata da Dio per quella che era».




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Francesco

Daniela, un’amica ginecologa evidenzia: «Chiara non sceglieva sulla base della paura, sceglieva sulla fiducia in Dio, sulla fiducia in un Padre buono. E mi aveva poi scritto: “Siamo sicuri che anche questa volta Dio ci farà capire cosa dobbiamo fare. Siamo sereni: prima di essere nostro figlio è Suo figlio”. Il piccolo Davide Giovanni nasce con un destino segnato. Ma pochi mesi dopo il funerale del piccolo, Chiara rimane nuovamente incinta e questa volta la gravidanza sembra procedere per il verso giusto. Il bambino si chiamerà Francesco, come il “poverello”». 

Revista Mision

Il cancro e l’ultima messa

Ma prima del parto a Chiara viene diagnosticato un tumore in bocca, rarissimo nelle donne giovani come lei e le cure per fermare la malattia, a causa della gravidanza, può svolgerle solo a parto avvenuto. Così Francesco nasce sano, ma sua madre inizia una dura battaglia contro il cancro, che si rivela disarmante. Chiara avvia una lenta agonia.

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