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Come deve comportarsi un genitore se scopre che suo figlio è transessuale?

© Public Domain

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 17/07/18

I contenuti della lettera di Qbdoo (ma si fa chiamare “Q”) erano fin troppo espliciti: «Non so perché sono un maschio – scriveva Qbdoo – alcune persone lo dimenticano e questa cosa mi fa sentire frustato. Ma glielo ricordo e a loro torna in mente» (Daily Telegraph, 5 febbraio 2015).




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La felicità che “sbiadisce”

La storia di Q è quella di una normale bambina che vive a Brookyln, New York, con sua madre Francisca. Nel 2013 la donna ha iniziato a notare qualche cambiamento nella figlia. Da sempre una bambina sorridente e felice, poco per volta cominciò ad apparire più cupa: «Si sentiva frustata per se stessa, il suo corpo, i suoi vestiti. Si lamentava di non piacersi. La sua felicità cominciava a sbiadire», sosteneva la madre.

Quando un amico di Francisca le prestò un paio di pantaloni e una maglietta da ragazzo della misura della figlia, l’entusiasmo della bambina tornò di colpo e con essa una consapevolezza liberatoria da sbandierare ai quattro venti: sentirsi un ragazzo (Huffington Post, 9 febbraio 2015).

Le difficoltà dei trans

La madre ha spiegato: «So che sarebbe meglio per lui aderire alla normalità e cercare di dimenticare di essere un ragazzo. Le persone trans hanno difficoltà a trovare un lavoro, a trovare una casa. Ma ditemi che cosa c’è di più potente e liberatorio di essere veramente se stessi. Alla fine so che la cosa più pericolosa che potrei fare sarebbe cancellare l’identità di Q».




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Malattia “poco chiara”

In una intervista ad Aleteia la prof.ssa Elisabetta Straffi, docente di Tecniche psicodiagnostiche strutturate alla Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione “Auxilium” di Roma, ha osservato che «di fronte alla rivendicazione della bambina, davanti al “suo” diritto di sentirsi un ragazzo, nasce spontaneamente una prima domanda: ‘’a8 anni si può essere in grado di avere una coscienza stabile e definitiva della propria identità di genere?”. ‎Gli studi più recenti sul tema della Disforia di Genere sottolineano la difficoltà che comporta una diagnosi di questo disturbo in età pediatrica».

2 anni

Il Disturbo dell’Identità di Genere (DIG) è attualmente una condizione «poco conosciuta e dall’eziologia incerta; nella sua trattazione clinica si predilige un modello interpretativo bio-psico-sociale. Fino ad oggi gli studi hanno stimato un’incidenza che si aggira attorno al 2-3% della popolazione pediatrica». Anche se si può riscontrare sporadicamente un’insorgenza molto precoce, intorno ai 2 anni, con il passaggio all’età puberale, tuttavia, «si è anche stimato che tra l’80% e il 95% di questi soggetti si constati una graduale accettazione del proprio sesso biologico e una strutturazione omosessuale nell’orientamento di genere».

Cosa accade nell’età evolutiva

Proprio questa constatazione, ha proseguito la docente, richiama l’attenzione degli esperti ad assumere un atteggiamento «di particolare cautela nell’ambito diagnostico, soprattutto quando si trattano soggetti in età evolutiva. Ritengo che una diagnosi affrettata, come anche un’incauta propaganda sull’argomento possano interferire in modo negativo sul delicato e complesso processo di crescita di ogni bambino che include anche il ruolo genitoriale».




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Filmare è un “errore”

Ecco allora una seconda domanda, riferita al caso di “Q”: ”Una bambina di 8 anni può essere in grado di scegliere con libertà e consapevolezza di farsi filmare e poi postare sul web mentre legge una letterina che tocca così profondamente la sua intimità?”.

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bambinitransessualetransessualismo
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