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Messe nei luoghi di villeggiatura: è tutto lecito?

©Jean-Matthieu GAUTIER/CIRIC
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Con l’estate torna l’usanza, in tante località di mare o di villeggiatura, di celebrare la Messa nei campeggi o nei villaggi turistici

Con l’estate torna l’usanza, in tante località di mare, di celebrare la Messa nei campeggi o nei villaggi turistici. Addirittura, mi dicono, in certi posti viene celebrata anche all’interno degli stessi stabilimenti balneari, a pochi passi dagli ombrelloni. Certo è cosa buona permettere alle persone di partecipare con facilità alla celebrazione. Quando mi è capitato di partecipare a questo tipo di Messe però ho visto anche il rischio di una partecipazione distratta, con persone in ciabatte e abbigliamento da spiaggia. Non sarebbe meglio chiedere a chi vuole veramente partecipare alla Messa un piccolo sforzo in più, rinunciare alla spiaggia per una mattina? Oppure in estate si può accettare anche un piccolo allentamento delle regole?

Lettera firmata


Risponde padre Lamberto Crociani, docente di Liturgia alla Facoltà Teologica dell’Italia Centrale

La richiesta del nostro lettore si presenta molto interessante, appropriata ed anche non legata al solo tempo di estate.

È vero che in molte località di villeggiatura estiva, specie al mare, la celebrazione dell’Eucaristia domenicale fatta al di fuori della chiesa talvolta comporta un certo rilassamento del decoro liturgico e dell’esperienza celebrativa. La normativa liturgica, però, non garantisce affatto questo tipo di situazioni.  Spesso si accampano scuse quali ad esempio che la gente è stanca, che siamo in estate, fa caldo e quant’altro può giustificare questo abbassamento qualitativo del tono liturgico. Il problema però è di più ampia portata rispetto alla stagione estiva e comporta il modo in cui chi presiede la celebrazione si comporta ordinariamente nel celebrare la Messa.

È sicuramente facile verificare o un eccesso di ritualismo, inchini, incenso, belle pianete, camici e cotte dalle trine sempre più vistose o nel migliore dei casi camici e cotte più moderni ma con belle e ricercate pieghe che mettano in risalto la persona. D’altra parte a controbilanciare la situazione di una ricerca estetica più che spirituale, si pongono coloro che con vesti trasandate e con poca cura liturgica celebrano in modo sciatto e rapido, perché importante è la vita e non il rito e perché la gente ha fretta e non può perdere molto tempo: si vuole così offrire un senso di rinnovamento liturgico dopo il Vaticano II, ma a prescindere dalla attenta celebrazione del Mistero di Cristo Risorto, che dona la salvezza e genera la Chiesa con il suo impegno nella carità. Quanto appunto ha richiesto il Concilio.

In ambedue le situazioni poco peso ha la Parola di Dio annunciata, pregata e accolta: omilie brevi, che tanto nessuno ascolta, in modo da favorire la brevità, ma spesso non la sobrietà delle celebrazioni.

E di tutto questo il popolo di Dio spesso si lamenta, e a buon diritto.

La premessa era indispensabile per indicare alcune disposizioni canonico-liturgiche della Chiesa.

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